Provava sempre un certo conforto quando gli toccava il turno speciale, indipendetemente dal suo umore. Il turno speciale era di fatto quello notturno, iniziava alle 21.00 e finiva alle 06.00. Quel giorno, che era già notte, l'aria era fresca e anche il buio del cielo aveva una sua certa luce. Era la fine di ottobre, la cena era appena finita, guidando aveva mangiato due michette al latte, una con il burro e il salmone, l'altra con il formaggio brie e l'insalata. Non apparecchiava mai. Aveva preso un caffé all'automatico di un distrubutore di benzina, ne aveva bevuto la metà e poi gli era piaciuta l'idea di lasciare l'altra metà nel bicchiere di carta, in auto, per berlo freddo l'indomani, al mattino, giusto un paio di sorsi per dare un po di poesia alla lingua.
Diceva lo
psicologo:
"Chissà,
forse l'ha accudita nei suoi bisogni, senza permettersi di far valere
i propri, è normale che si sia frustrato. Forse poi con il tanto
amore che ha dato pretendeva una certa forma di controllo...come mai?
Perchè aveva paura che svanisse nel nulla?".
Vedeva il volto
gentile di quello psicologo abile e sereno e al contempo sentiva
dentro di se le risposte e possedeva il senso di certe
considerazioni, però lei non c'era più. Stava evolvendo e stava
capendo cosa era successo, ma lei non c'era più e nessuno sapeva se
si sarebbero ritrovati, oltre la coltre...lui non credeva.
La notte era appena iniziata, di stelle
in cielo non ne mancavano e lui dopo molti giorni di angoscia sentiva
una certa chiarezza all'altezza del petto e della gola, fatta di ogni
elemento che la vita gli stava portando. Scese dall'auto e mentre si
incamminava verso lo stabile in cui lavorava diede un'ulteriore
occhiata a quel cielo di provincia, che però, al contrario della
provincia, era libero come un cavallo di prateria, o un sogno di
cambiamento, di farsi e disfarsi come preferiva. Il cielo sembrava
accompagnarlo gentilmente alla porta che fungeva da ingresso per il
personale, tutto era rotondo e leggero, il moto perpetuo dell'aria
faceva rimbalzare fra la sua barba lunga brezze ariose lievi come
lingue di seta. Quella stessa aria sembrava attraversargli in cranio
e i pensieri, come se si fosse assottigliata la barriera corporea,
fatta di ossa e cuoio, che separava il suo spirito da tutto il resto
dell'universo.
In quel momento gli sembrava chiaro il
suo lavoro, erano chiare le sue scelte, erano chiare le sue delusioni
ed era chiaro il perchè, alla fine, aveva deluso e lo avevano
deluso. In quel momento i sentimenti profondi e le sensazioni di
smarrimento non si affievolivano, eppure lui poteva accettare quello
che gli arrivava da dentro, perchè lo capiva e ne riconosceva le
origini naturali. In quel momento capiva perchè lei non era al suo
fianco, quello che lo fregava un po era il fatto che capiva anche i
perchè avrebbe un giorno potuto ritornare, ma sapeva sostenerlo.
Entrò nell'ospedale, scese qualche
rampa di scale ed entrò nello spogliatoio, mentre si cambiava pianse
in silenzio, non c'era nessuno, ma comunque nessuno se ne sarebbe
accorto, era un pianto inghiottito, un pianto interiore, di quelli
che ti possono capitare anche davanti a uno sconosciuto in ascensore.
Pianse per intensità delle energie, pianse come si piange, a volte,
quando si cambia dentro, quando ti tocca abbandonare parte di te
stesso e dei tuoi funzionamenti per qualcosa che ancora non
conosci...sei come emozionato, sei come commosso, sei come illuminato
dalla stravolgente ampiezza della vita, e intanto muori.
Dopo poci minuti stava risalendo le
scale con la divisa da infermiere addosso, da sei mesi lavorava in
oncologia, gli piaceva dare la buonanotte e scambiare qualche parola
con i pazienti. In quelle settimane c'era un ragazzo di diciassette
anni che forse non avrebbe rivisto l'estate. Il ragazzo era spesso
sotto morfina ma amava conversare; poco prima del ricovero aveva
scoperto Rimbaud, Baudelaire e Wisława
Szymborska, leggeva quando l'ansia glielo permetteva, si limitava a
guardare le pagine quando l'ansia lo paralizzava, ma era sempre
attaccato ai libri o alla carta.
Lavorava già da un po' quando dovette
entrare con un paio di pastiglie nella stanza del giovane.
- Come va- disse facendo un cortese ingresso a passi sicuri e avvicinandosi al letto.
- Ciao! Ho letto un po' oggi...e ho provato a buttar giù una poesiola- risposte il ragazzo con uno sguardo attento.
- L'hai messa nel cassetto?-
- Si si, prendila pure-
- Poi la prendo, grazie. Sonno?-
- Eh, sonno...son le undici, sonno un cazzo, al massimo son stordito e sto morendo, che è diverso-
- Di cosa parla la nuova poesia?-
- Di nulla, è per una-
- Una cosa?-
- Una tipa, che mi viene in mente-
- Viene a trovarti?-
- No, no, sa che sono qui ma non viene-
- Ma si che ci viene-
- In che senso-
Prima di proseguire l'infermiere diete
le due pastiglie al ragazzo, che le mandò giù con brevi sorsi
d'acqua fresca. Posò la mano sulla fronte del giovane per qualche
istante, gli toccò una gamba da sopra le coperte, diede un'occhiata
ad alcuni valori indicati su un monitor, fece un sorriso gentile.
- Ci prepariamo per la notte? Con la pastiglia che ti ho dato dormi un po più facilmente-
- Va bene-
- Devi sapere che all'interno di ogni sguardo esistono oceani infiniti di pensieri...però fai lo sforzo di vederli come oceani veri, non metaforici...immaginali come quelli di acqua, però pieni di pensieri e immagini e non di acqua-
- All'interno degli sguardi umani?-
- Non solo, anche all'interno degli sguardi animali, anche all'interno degli sguardi che vedi ritratti sui dipinti, o negli sguardi dei personaggi dei libri che leggi-
- Però certi sguardi sono difficili da vedere-
- Non importa, l'importante è che sai che ci sono, che te li puoi immaginare, è importante per quello che sto per dirti-
- Sugli sguardi?-
- Sugli oceani infiniti di pensieri e visioni che sono racchiusi negli sguardi-
- Cosa succede in quegli oceani?-
- Devi sapere che durante il giorno questi oceani rimangono dietro agli sguardi, come arginati dalla ragione. Gli elementi che vivono in questi oceani sono tenuti a bada dalla luce, la presenza di altri sguardi li rende timidi e sfuggenti. La ragione è la guardiana degli oceani. Durante la notte però, capita che anche gli sguardi delle creature si inabissano e che la ragione vada dormire, lontana dal sole. Gli oceani allora dilagano, inondano la notte, escono dai corpi delle persone e degli animali e finiscono ovunque, si mischiano con qualsiasi cosa o altra energia incontrino, ovunque, anche in ogni tua cellula, nell'aria, nello spazio, negli atomi.
- Ed è pericoloso?-
- Può essere pericoloso, si. Sai perchè la notte è buia? Perchè i pensieri di ogni creatura, reale o immaginaria, si fondono in un unico universo liquido e sommergono tutto, è una specie di inondazione che tiene lontana la ragione-
- Però io di notte dormo!-
- È vero, ma cosa incontri nei sogni?-
- I pensieri delle altre creature?-
- Esatto-
- E se non dormo?-
- Anche in quel caso, mio caro, t'imbatti nelle energie degli altri...e alle volte è anche più impegnativo-
- A te succede sempre?-
- Si, proprio l'altra notte ho sognato una quercia tutta nera e gialla, era composta di vento e foglie e gufi e nuvole e legno e nel tronco ci vivevano dei ghiri-
- E di quali pensieri era fatta? Di chi erano quei pensieri?-
- Questo non lo sappiamo mai, possiamo solo immaginarlo...secondo me erano le visioni delle formiche che vivono sotto a una quercia molto vicina al mio palazzo-
- Allora è difficile capire la notte-
- Non la devi capire, solo sentire e ammirare-
- In effetti poi quando torna il giorno tutto si ridimensiona-
- È perchè gli oceani di pensieri si ritirano, rientrano nella negli sguardi delle creature, nei loro corpi-
- E capita che dei pensieri che arrivano da qualcun'altro rimangano dentro di me anche quando arriva il giorno?-
- Dipende tutto dall'amore credo, se quei pensieri sono altruisti forse si, forse scelgono di rimanere in te, in caso contrario forse tornano al legittimo proprietario che li ha pensati-
- Alla fine è confortante pensare che di notte posso stare qui nel letto di questo reparto e magari ricevere il pensiero di una volpe che cammina qui sotto nel prato, oppure di mio fratello che è a Dublino, o della ragazza della poesia-
- E loro ricevono il tuo, anche se non sempre lo riconoscono-
- Anche i pensieri dei morti trabordano di notte?- il giovnae proseguiva ad un livello ulteriore
- Certo, i morti sono creature dell'universo-
- Anche i morti dimenticati?-
- Si-
- Come fai a dirlo?-
- Perchè li posso immaginare, mi rattrista molto ma posso pensarli, li vedo. Vedo tutti i morti dimenticati.-
- Bello, ma allora sei tu a pensare i loro pensieri?-
- Nella notte non ci sono più i miei pensieri e i tuoi pensieri, dal momento in cui ogni cosa si unisce in un solo oceano diviene una storia onirica totale. Non so se è sempre bello incontrare le energie degli altri nella notte. Può capitare che ti facciano visita nostalgie lontane, paure che non ti appartengono, visioni che altri hanno sul tuo futuro, di notte può capitare davvero di tutto-
- Possono arrivarti intuizioni geniali di notte-
- Ma anche mostri affamati della tua anima-
- Che però puoi accogliere come fossero creature impaurite, i mostri hanno solo paura-
- Questo è il bello di quando gli argini della ragione calano insieme al sole-
- Ogni cosa fantastica fa anche paura-
Fecero una breve pausa, l'infermiere
socchiuse la finestra per fare entrare un po' di aria nuova, poi
parlò ancora.
- Come va con il sonno, caro amico-
- Sta arrivando pian piano-
- Faccio un giro per finire alcune cose e poi torno qui a vedere se dormi-
- Va bene, notte-
- Notte amico-
L'infermiere uscì dalla stanza, poi
dal reparto, dirigendosi verso la ricezione, superandola, tornando
per un momento nella notte ariosa, che nel frattempo aveva cambiato
volto, si era agitata forse, si era incupita. In effetti c'era molta
agitazione nel mondo in quell'epoca...gli animali soffrivano, i
migranti venivano resi schiavi e venduti, le persone del mondo si
ammalavano sempre di più, le nazioni colonizzate non ce la facevano
a diventare come l'occidente e rimanevano incastrate li in quel limbo
che non avevano chiesto, senza un senso comune, se non quello di
morire cercando di sopravvivere. Oppure tutte queste cose non
centravano nulla con l'agitazine che gli arrivava in quella notte che
era nata ariosa. Ora sentiva meno chiarezza, sentiva meno connessione
con la verità e con la bellezza. La notte non sarebbe stata clemente
con lui? Doveva considerarlo, e lo avrebbe accettato.
Aveva amato una persona con tutto se
stesso, tutto nell'oceano di quelle notti parlava di lei, solo di
lei. Lui cercava di mantenersi aperto e faceva scorrere le immagini,
i pensieri, quelli delle creature, no di lei, quelle degli animali,
no di lei, quelle dei morti dimenticati, no di lei.
Tornò nel reparto invaso dalle
immagini, perchè si era esposto alla notte. Raggiunse la stanza del
ragazzo, lui non dormiva ancora ma ci mancava poco.
- Sei triste?- chiese il giovane
- Io? No, io no-
- Dove sei stato?-
- A prendere una boccata d'aria-
- Ma c'è l'oceano di pensieri fuori, mica l'aria-
- Si, me ne sono reso conto-
- Niente quercie oggi eh?-
- No, niente alberi-
- Cosa ti è arrivato?-
- Mi è arrivata tanta speranza-
- La speranza può essere un mostro-
- No, non penso che la speranza sia un mostro, credo piuttosto che sia un diritto che una persona si concede, quando crede di potercela fare-
- Hai perso qualcuno?-
- Si-
- E come mai?-
- Perchè ho avuto paura di perderla-
- Com'è andata?-
- Non so ancora bene com'è andata, so solo che sento come innaturale questa distanza-
- Mi piacerebbe vivere una storia d'amore-
- Certo, ti capisco, non ne hai mai vissute?-
- No-
- Mi dispiace, mi da molta tristezza sapere questa cosa caro amico-
- Che poi perchè mi chiami "caro amico"?-
- Non lo so, mi piace così-
- Va bene-
- E la ragazza che ti viene in mente? Non è una storia d'amore?-
- Non credo proprio! Alla fine ci conosciamo davvero poco e so che non le piaccio molto, che non le piaccio abbastanza diciamo-
- Che ingenuo...guarda che ci sono già tutti gli elementi per definirla una storia d'amore con i controcazzi!-
Il ragazzo sorrise da sdraiato e si
lasciò andare al sonno.
L'infermiere aprì piano il casseto del
comodino e ci trovò un appunto su un bloc notes, quella doveva
essere la poesia.
La lesse e si lasciò galleggiare in
quelle visioni.
Muori
almeno
con dignità
che così
Almeno
muori
con dignità
Sono fondamentalmente
una persona triste?
Non lo so
ma so che
ho respirato tristezza
quando i miei polmoni
si stavano formando
ma i polmoni
mica simbolizzano
la leggerezza del respiro
arioso, vicino e lontano?
Non incolpo nessuno
ma osservo
con dignità
il morire del mio amore
del mio respiro
la sconfitta della mia leggerezza
e nemmeno la fine è eterna
m

