domenica 10 dicembre 2017

Per le notti



Provava sempre un certo conforto quando gli toccava il turno speciale, indipendetemente dal suo umore. Il turno speciale era di fatto quello notturno, iniziava alle 21.00 e finiva alle 06.00. Quel giorno, che era già notte, l'aria era fresca e anche il buio del cielo aveva una sua certa luce. Era la fine di ottobre, la cena era appena finita, guidando aveva mangiato due michette al latte, una con il burro e il salmone, l'altra con il formaggio brie e l'insalata. Non apparecchiava mai. Aveva preso un caffé all'automatico di un distrubutore di benzina, ne aveva bevuto la metà e poi gli era piaciuta l'idea di lasciare l'altra metà nel bicchiere di carta, in auto, per berlo freddo l'indomani, al mattino, giusto un paio di sorsi per dare un po di poesia alla lingua.

Diceva lo psicologo:
"Chissà, forse l'ha accudita nei suoi bisogni, senza permettersi di far valere i propri, è normale che si sia frustrato. Forse poi con il tanto amore che ha dato pretendeva una certa forma di controllo...come mai? Perchè aveva paura che svanisse nel nulla?".

Vedeva il volto gentile di quello psicologo abile e sereno e al contempo sentiva dentro di se le risposte e possedeva il senso di certe considerazioni, però lei non c'era più. Stava evolvendo e stava capendo cosa era successo, ma lei non c'era più e nessuno sapeva se si sarebbero ritrovati, oltre la coltre...lui non credeva.

La notte era appena iniziata, di stelle in cielo non ne mancavano e lui dopo molti giorni di angoscia sentiva una certa chiarezza all'altezza del petto e della gola, fatta di ogni elemento che la vita gli stava portando. Scese dall'auto e mentre si incamminava verso lo stabile in cui lavorava diede un'ulteriore occhiata a quel cielo di provincia, che però, al contrario della provincia, era libero come un cavallo di prateria, o un sogno di cambiamento, di farsi e disfarsi come preferiva. Il cielo sembrava accompagnarlo gentilmente alla porta che fungeva da ingresso per il personale, tutto era rotondo e leggero, il moto perpetuo dell'aria faceva rimbalzare fra la sua barba lunga brezze ariose lievi come lingue di seta. Quella stessa aria sembrava attraversargli in cranio e i pensieri, come se si fosse assottigliata la barriera corporea, fatta di ossa e cuoio, che separava il suo spirito da tutto il resto dell'universo.
In quel momento gli sembrava chiaro il suo lavoro, erano chiare le sue scelte, erano chiare le sue delusioni ed era chiaro il perchè, alla fine, aveva deluso e lo avevano deluso. In quel momento i sentimenti profondi e le sensazioni di smarrimento non si affievolivano, eppure lui poteva accettare quello che gli arrivava da dentro, perchè lo capiva e ne riconosceva le origini naturali. In quel momento capiva perchè lei non era al suo fianco, quello che lo fregava un po era il fatto che capiva anche i perchè avrebbe un giorno potuto ritornare, ma sapeva sostenerlo.
Entrò nell'ospedale, scese qualche rampa di scale ed entrò nello spogliatoio, mentre si cambiava pianse in silenzio, non c'era nessuno, ma comunque nessuno se ne sarebbe accorto, era un pianto inghiottito, un pianto interiore, di quelli che ti possono capitare anche davanti a uno sconosciuto in ascensore. Pianse per intensità delle energie, pianse come si piange, a volte, quando si cambia dentro, quando ti tocca abbandonare parte di te stesso e dei tuoi funzionamenti per qualcosa che ancora non conosci...sei come emozionato, sei come commosso, sei come illuminato dalla stravolgente ampiezza della vita, e intanto muori.

Dopo poci minuti stava risalendo le scale con la divisa da infermiere addosso, da sei mesi lavorava in oncologia, gli piaceva dare la buonanotte e scambiare qualche parola con i pazienti. In quelle settimane c'era un ragazzo di diciassette anni che forse non avrebbe rivisto l'estate. Il ragazzo era spesso sotto morfina ma amava conversare; poco prima del ricovero aveva scoperto Rimbaud, Baudelaire e Wisława Szymborska, leggeva quando l'ansia glielo permetteva, si limitava a guardare le pagine quando l'ansia lo paralizzava, ma era sempre attaccato ai libri o alla carta.
Lavorava già da un po' quando dovette entrare con un paio di pastiglie nella stanza del giovane.

  • Come va- disse facendo un cortese ingresso a passi sicuri e avvicinandosi al letto.
  • Ciao! Ho letto un po' oggi...e ho provato a buttar giù una poesiola- risposte il ragazzo con uno sguardo attento.
  • L'hai messa nel cassetto?-
  • Si si, prendila pure-
  • Poi la prendo, grazie. Sonno?-
  • Eh, sonno...son le undici, sonno un cazzo, al massimo son stordito e sto morendo, che è diverso-
  • Di cosa parla la nuova poesia?-
  • Di nulla, è per una-
  • Una cosa?-
  • Una tipa, che mi viene in mente-
  • Viene a trovarti?-
  • No, no, sa che sono qui ma non viene-
  • Ma si che ci viene-
  • In che senso-

Prima di proseguire l'infermiere diete le due pastiglie al ragazzo, che le mandò giù con brevi sorsi d'acqua fresca. Posò la mano sulla fronte del giovane per qualche istante, gli toccò una gamba da sopra le coperte, diede un'occhiata ad alcuni valori indicati su un monitor, fece un sorriso gentile.

  • Ci prepariamo per la notte? Con la pastiglia che ti ho dato dormi un po più facilmente-
  • Va bene-
  • Devi sapere che all'interno di ogni sguardo esistono oceani infiniti di pensieri...però fai lo sforzo di vederli come oceani veri, non metaforici...immaginali come quelli di acqua, però pieni di pensieri e immagini e non di acqua-
  • All'interno degli sguardi umani?-
  • Non solo, anche all'interno degli sguardi animali, anche all'interno degli sguardi che vedi ritratti sui dipinti, o negli sguardi dei personaggi dei libri che leggi-
  • Però certi sguardi sono difficili da vedere-
  • Non importa, l'importante è che sai che ci sono, che te li puoi immaginare, è importante per quello che sto per dirti-
  • Sugli sguardi?-
  • Sugli oceani infiniti di pensieri e visioni che sono racchiusi negli sguardi-
  • Cosa succede in quegli oceani?-
  • Devi sapere che durante il giorno questi oceani rimangono dietro agli sguardi, come arginati dalla ragione. Gli elementi che vivono in questi oceani sono tenuti a bada dalla luce, la presenza di altri sguardi li rende timidi e sfuggenti. La ragione è la guardiana degli oceani. Durante la notte però, capita che anche gli sguardi delle creature si inabissano e che la ragione vada dormire, lontana dal sole. Gli oceani allora dilagano, inondano la notte, escono dai corpi delle persone e degli animali e finiscono ovunque, si mischiano con qualsiasi cosa o altra energia incontrino, ovunque, anche in ogni tua cellula, nell'aria, nello spazio, negli atomi.
  • Ed è pericoloso?-
  • Può essere pericoloso, si. Sai perchè la notte è buia? Perchè i pensieri di ogni creatura, reale o immaginaria, si fondono in un unico universo liquido e sommergono tutto, è una specie di inondazione che tiene lontana la ragione-
  • Però io di notte dormo!-
  • È vero, ma cosa incontri nei sogni?-
  • I pensieri delle altre creature?-
  • Esatto-
  • E se non dormo?-
  • Anche in quel caso, mio caro, t'imbatti nelle energie degli altri...e alle volte è anche più impegnativo-
  • A te succede sempre?-
  • Si, proprio l'altra notte ho sognato una quercia tutta nera e gialla, era composta di vento e foglie e gufi e nuvole e legno e nel tronco ci vivevano dei ghiri-
  • E di quali pensieri era fatta? Di chi erano quei pensieri?-
  • Questo non lo sappiamo mai, possiamo solo immaginarlo...secondo me erano le visioni delle formiche che vivono sotto a una quercia molto vicina al mio palazzo-
  • Allora è difficile capire la notte-
  • Non la devi capire, solo sentire e ammirare-
  • In effetti poi quando torna il giorno tutto si ridimensiona-
  • È perchè gli oceani di pensieri si ritirano, rientrano nella negli sguardi delle creature, nei loro corpi-
  • E capita che dei pensieri che arrivano da qualcun'altro rimangano dentro di me anche quando arriva il giorno?-
  • Dipende tutto dall'amore credo, se quei pensieri sono altruisti forse si, forse scelgono di rimanere in te, in caso contrario forse tornano al legittimo proprietario che li ha pensati-
  • Alla fine è confortante pensare che di notte posso stare qui nel letto di questo reparto e magari ricevere il pensiero di una volpe che cammina qui sotto nel prato, oppure di mio fratello che è a Dublino, o della ragazza della poesia-
  • E loro ricevono il tuo, anche se non sempre lo riconoscono-
  • Anche i pensieri dei morti trabordano di notte?- il giovnae proseguiva ad un livello ulteriore
  • Certo, i morti sono creature dell'universo-
  • Anche i morti dimenticati?-
  • Si-
  • Come fai a dirlo?-
  • Perchè li posso immaginare, mi rattrista molto ma posso pensarli, li vedo. Vedo tutti i morti dimenticati.-
  • Bello, ma allora sei tu a pensare i loro pensieri?-
  • Nella notte non ci sono più i miei pensieri e i tuoi pensieri, dal momento in cui ogni cosa si unisce in un solo oceano diviene una storia onirica totale. Non so se è sempre bello incontrare le energie degli altri nella notte. Può capitare che ti facciano visita nostalgie lontane, paure che non ti appartengono, visioni che altri hanno sul tuo futuro, di notte può capitare davvero di tutto-
  • Possono arrivarti intuizioni geniali di notte-
  • Ma anche mostri affamati della tua anima-
  • Che però puoi accogliere come fossero creature impaurite, i mostri hanno solo paura-
  • Questo è il bello di quando gli argini della ragione calano insieme al sole-
  • Ogni cosa fantastica fa anche paura-

Fecero una breve pausa, l'infermiere socchiuse la finestra per fare entrare un po' di aria nuova, poi parlò ancora.

  • Come va con il sonno, caro amico-
  • Sta arrivando pian piano-
  • Faccio un giro per finire alcune cose e poi torno qui a vedere se dormi-
  • Va bene, notte-
  • Notte amico-

L'infermiere uscì dalla stanza, poi dal reparto, dirigendosi verso la ricezione, superandola, tornando per un momento nella notte ariosa, che nel frattempo aveva cambiato volto, si era agitata forse, si era incupita. In effetti c'era molta agitazione nel mondo in quell'epoca...gli animali soffrivano, i migranti venivano resi schiavi e venduti, le persone del mondo si ammalavano sempre di più, le nazioni colonizzate non ce la facevano a diventare come l'occidente e rimanevano incastrate li in quel limbo che non avevano chiesto, senza un senso comune, se non quello di morire cercando di sopravvivere. Oppure tutte queste cose non centravano nulla con l'agitazine che gli arrivava in quella notte che era nata ariosa. Ora sentiva meno chiarezza, sentiva meno connessione con la verità e con la bellezza. La notte non sarebbe stata clemente con lui? Doveva considerarlo, e lo avrebbe accettato.
Aveva amato una persona con tutto se stesso, tutto nell'oceano di quelle notti parlava di lei, solo di lei. Lui cercava di mantenersi aperto e faceva scorrere le immagini, i pensieri, quelli delle creature, no di lei, quelle degli animali, no di lei, quelle dei morti dimenticati, no di lei.

Tornò nel reparto invaso dalle immagini, perchè si era esposto alla notte. Raggiunse la stanza del ragazzo, lui non dormiva ancora ma ci mancava poco.


  • Sei triste?- chiese il giovane
  • Io? No, io no-
  • Dove sei stato?-
  • A prendere una boccata d'aria-
  • Ma c'è l'oceano di pensieri fuori, mica l'aria-
  • Si, me ne sono reso conto-
  • Niente quercie oggi eh?-
  • No, niente alberi-
  • Cosa ti è arrivato?-
  • Mi è arrivata tanta speranza-
  • La speranza può essere un mostro-
  • No, non penso che la speranza sia un mostro, credo piuttosto che sia un diritto che una persona si concede, quando crede di potercela fare-
  • Hai perso qualcuno?-
  • Si-
  • E come mai?-
  • Perchè ho avuto paura di perderla-
  • Com'è andata?-
  • Non so ancora bene com'è andata, so solo che sento come innaturale questa distanza-
  • Mi piacerebbe vivere una storia d'amore-
  • Certo, ti capisco, non ne hai mai vissute?-
  • No-
  • Mi dispiace, mi da molta tristezza sapere questa cosa caro amico-
  • Che poi perchè mi chiami "caro amico"?-
  • Non lo so, mi piace così-
  • Va bene-
  • E la ragazza che ti viene in mente? Non è una storia d'amore?-
  • Non credo proprio! Alla fine ci conosciamo davvero poco e so che non le piaccio molto, che non le piaccio abbastanza diciamo-
  • Che ingenuo...guarda che ci sono già tutti gli elementi per definirla una storia d'amore con i controcazzi!-

Il ragazzo sorrise da sdraiato e si lasciò andare al sonno.
L'infermiere aprì piano il casseto del comodino e ci trovò un appunto su un bloc notes, quella doveva essere la poesia.
La lesse e si lasciò galleggiare in quelle visioni.

Muori
almeno
con dignità

che così
Almeno
muori
con dignità

Sono fondamentalmente
una persona triste?
Non lo so

ma so che
ho respirato tristezza
quando i miei polmoni
si stavano formando

ma i polmoni
mica simbolizzano
la leggerezza del respiro
arioso, vicino e lontano?

Non incolpo nessuno
ma osservo
con dignità

il morire del mio amore
del mio respiro
la sconfitta della mia leggerezza

e nemmeno la fine è eterna




m



sabato 19 agosto 2017

Il Team dei Morti



  • Sono molte di più le persone che sono già morte di quelle che devono ancora morire. Secondo te quante persone saranno già morte da quando esiste la specie umana?
  • Mah...le persone che sono già morte sono la schiacciante maggioranza, se considerassimo le persone ancora in vita come una specie di esercito avversario impegnato in una battaglia contro il team dei già morti, queste verrebbero spazzate via come formiche durante un acquazzone nel giro di pochi istanti.
  • Ok...e secondo te è maggiore il numero delle persone che sono già morte o di quelle che invece sono già nate?
  • Beh, chiunque sia morto è già nato...a meno che non si consideri l'aborto. In ogni caso, amico, circa otto miliardi di quelle che sono già nate sono ancora vive, credo dunque che in questo caso vinca la seconda categoria con una differenza, appunto, di otto miliardi, ovvero il numero delle persone in vita, che volenti o nolenti non possono entrare a far parte del team dei morti, non ancora.
  • Secondo te, amico, quanti orsi sono già nati?
  • Orsi?
  • Si, orsi...che per certi versi guarda che sono anche più importanti degli esseri umani.
  • Non saprei, non conosco nemmeno il numero indicativo degli orsi attualmente in vita in tutto il mondo...mille? Cinque? Seicento?
  • Pensi di essere più importante di un orso?
  • No, no...figurati. Cioè...Dipende.
  • Pensi invece di essere più importante di un bruco?
  • Si, di un bruco si, dai, concedimelo.
  • Ok, ma dimmi, hai mai visto un bruco fare qualcosa di inutile o di controproducente per se o per il luogo in cui vive?
  • Beh, no, questo no...però è un bruco del cazzo, voglio dire, la sua condanna è minore, il suo tumulto è minore...voglio dire, un bruco non sa cosa siano l'incoerenza, il conflitto, la fobia della morte, l'orologio biologico o il complesso edipico...voglio dire, un bruco nemmeno esisterebbe se noi umani non lo chiamassimo bruco.
  • Hai in mente quando sei in una cabina telefonica?
  • Si, si.
  • Cosa senti?
  • In che senso, come cosa sento...
  • Come ti senti quando sei in una cabina telefonica?
  • Ah, ok..dunque...è una specie di sensazione di isolamento...vediamo...hai chiuso fuori tutti, sei nell'ovatta...
  • Non senti come se fosse di tua proprietà?
  • Questo non saprei, ma in effetti è un po come una conquista...sei li che telefoni e guardi gli altri che passano e dal fuori ti vedono, ma sei tu ad avere conquistato quello spazio, te lo invidiano forse...hai una cornetta in mano, sei nella bolla della calma e del silenzio e fuori il mondo continua a rotolare sui marciapiedi freddi, bagnati e grigi.
  • Bello...bella immagine...
  • Ma già che mi hai fatto questa domanda...sai quando invece sei li fermo, che ne so, alla fila per il bancomat...anche li il mondo continua a rotolarti di fianco, fradicio di pioggia o di sudore o di nullità...eppure la connotazione che ricevi è ben diversa. La gente passa, ti vede in fila...ma la gente pensa a cose tipo:
  • "Che culo che ho già prelevato", oppure "Dovrei prelevare ma guarda che fila dimmerda", oppure "Non c'è manco una figa in quella fila dimmerda", oppure "Coglioni in fila, che orrore", oppure "Che disgrazia le file", oppure ancora peggio "Le file sono l'emblema del fallimento"...
  • Ok, ok, ho capito...dunque senti come se la cabina telefonica ti appartenesse?
  • Si, in effetti un po la conquisti. Il bancomat invece, quando lo raggiungi fa ancora più schifo!
  • Ok...basta con il bancomat adesso. Secondo te sono di più le persone che sono entrate in una cabina o quelle che ne sono uscite?
  • Beh, facile, qui la differenza è sempre di una persona! Ogni volta che qualcuno entra in una cabina, offre il vantaggio alla prima categoria! Sarà capitato che qualcuno ci sia morto dentro e che dunque non ne sia uscito sulle proprie gambe...però di sicuro lo hanno fatto uscire ecco...
  • Milioni di persone ci sono già passate, decine di anni di telefonate intime e lacrime e ansie...centinaia di innamorati che si lasciano o si mettono insieme...adolescenti che telefonano ai genitori per farsi venire a prendere in piazza dopo la serata con gli amici...eppure quando ci entri la senti tua!
  • Si, eppure, visto che non sono un bruco, comprendo che questa sensazione è ingannevole.
  • Però non trovi che sia confortante sapere che ci sono più persone morte di quelle attualmente vive?
  • Non saprei...
  • Pensaci...nell'enorme e sconfinata folla delle persone già morte ci sono i tuoi nonni, Nelson Mandela...
  • Lui è vivo
  • Lo confondi sempre
  • Mmmm, che scemo cazzo, ogni volta mi viene algi occhi Morgan Freeman.
  • Insomma...nel team dei morti ci sono tutte le generazioni di africani schiavizzati; qualsiasi stirpe di nativi americani, tutti quanti; tutti i vichinghi; tutti quelli che hanno fatto l'impero romano, dal calzolaio al gladiatore; tutti i musicisti di blues di inizio secolo scorso; tutti gli scrittori che mi piacciono; tantissimi giapponesi; cinesi; samurai; Cristoforo Colombo; tutti quelli di Pompei; Churchill; mio zio Marco; tantissimi orsi ma non solo...cervi, alci, micro organismi che sono morti; tutti quelli delle torri gemelle; i desaparecidos; Bud Spencer; un sacco di anonimi, tantissimi anonimi che forse possono diventare tuoi amici nell'aldilà...se la vedi così è quasi familiare la morte no? Entri a far parte di un Team, il Team dei morti...non te li immagini? Son tutti li che ti aspettano.
  • Sempre ammesso che tutti quelli che hai elencato sappiano di essere morti...insomma...occhio a non cadere nel biblico.
  • Ah...ma di questo chissenefrega...non penso lo sappiano...ma pensandoli mi risulta più lieve l'incombenza di lasciare il pianeta...di desistere...se lo han fatto tutte quelle ex persone, cosa c'è di strano se lo faccio anche io?
  • Parliamone a tempo debito...che poi forse anche dopo morto non lo devi lasciare il pianeta.
  • Secondo te...sono più numerosi gli amori interrotti o quelli nati?
  • Guarda che forse il concetto di amore è un po' più labile rispetto a quello di morte, non trovi? Cioè, forse ha più sfumature.
  • Non posso credere che tu ti sia già stufato di parlare, proprio ora che siamo arrivati al punto più interessante
  • Ma cosa vuoi che ti dica...mi tiri fuori questa cosa degli amori...un amore può interrompersi per lasciare spazio ad altri due, tre, quattro amori...un amore può essere fasullo, impossibile...e poi l'amore non è solo nei confronti di una persona...un vero amore poi non muore mai, magari diventa intangibile, ma vive.
  • Dimmi subito se secondo te sono più numerosi gli amori interrotti o quelli nati!
  • Secondo me è importante che gli amori siano numerosi,
  • Salute
  • Salute!
m

mercoledì 15 marzo 2017

Vocaboli di riempimento

Capiterà più volte amico 
In certi momenti del tuo vagare 
fra curriculum di carne  
Di non afferrare 
la dimensione effettiva 
Ne la misura esatta 
Di quanto poco te ne freghi
Di ciò che ti stanno dicendo 

È invece importante saperlo 
Veramente veramente 
Di quanto poco te ne sbatti
Di quello che ti stanno dicendo
I colleghi giù alla banca 
Le colleghe su in pausa caffè
Il capo reparto del reparto 
Informatica oppure sinistri  
Il direttore creativo 
dell' Assicurazione 
Gli zii ufficiali al pranzo di Pasqua 
Una sconosciuta 
con la mantella di cera beige 
Padrona di cane
Che ti chiede del tuo mestiere 
Mentre sei in giro col cane all'alba
E ti considera padrone del tuo cane

Non saprai cosa dire 
Non avrai voglia di pensarci 
Per assenza 
Per i tuoi più privati cazzi

Capiterà forse che invece 
Vorrai dire tu qualcosa 
Che forse ti converrà 

Beh Fratello
Sono degne situazioni 
Ed io sono qui per te
Per consigliarti dall'anima 
Di fare un energico uso 
Del vocabolo Sinergia 


L'ho sentito fare, ci credono tutti 
Sì, è energia la sinergia 
Di qua e di là
Dillo spesso 
Appena esci da un meeting 
Soprattutto 

Va a pennello con la
Collaborazione 
È geniale con la 
Struttura 
e i suoi affini 
È armoniosa con il
Procedimento 
Cortese con il 
Progetto 

Sii sinergico e ama la tua voglia
Di non dire nulla 

Beh auguri amico
E Prego

mercoledì 8 marzo 2017

La via silenziosa

Camminavo lungo una via silenziosissima che già da piccolo percorrevo ogni tanto, perché ci abitavano gli zii, con mio cugino all'epoca adolescente, che era ai miei occhi un tipo tosto, dannatamente stronzo eppure per me attraente, lo adoravo, ma lui con me era freddo. La via poi, con lo scorrere della vita, era diventata insignificante, per vent'anni non ci ero più passato, me l'ero perfino dimenticata, i miei zii divorziarono e mio cugino andò via per studiare roba tosta, tipo medicina.

Camminavo lungo quella stessa via, da adulto, osservando con calma alcuni enormi  palazzi di mattoni color granata...negli anni ottanta erano considerati moderni e in una zona privilegiata, oggi erano dei bastioni pieni di vuoto. Camminavo lungo quella via per caso, mi ci ritrovai senza quasi accorgermene.

Lo sguardo mi si posò sulla figura di una signora anziana, che su un balcone del sesto piano, lassù in prossimità del cielo grigio, in uno di quei palazzi di mattoni, farfugliava cose e infilava altre cose dentro ad ipotetici scatoloni che io non potevo vedere, ma dei quali sentivo il rumore, era un rumore come di scatoloni, risuonava. La signora nel frattempo si teneva con una mano alla ringhiera grigia della terrazza, un anello al suo dito tintinnava sulla lamiera della ringhiera, sfregava...sembrava un quadro, non c'era vita, ma solo immaginari e ipotesi di vita, in quell'immagine, mi sorpresi di questo. 

Ripensai alla riunione alla quale avevo appena partecipato, era stata orribile, era orribile la civiltà, era stato orribile quel giorno, alla riunione, percepire il come certe volte sentiamo il bisogno di porci, per dare una parvenza di luminosità, solo per difendere la connotazione che gli altri ci possono o meno attribuire. La connotazione che ci serve per mantenere un lavoro, per mantenere l'idea positiva che i nostri colleghi hanno di noi. Era stata molto brutta quella riunione, era stata il festival del nulla, della fuffa, delle frasi fatte, del dire per dire, del dire per apparire sul verbale, tutti sfiniti a cercare un senso.

Davanti a me poi, percorrendo quella via, c'era, con quel suo passo da infarto, un tossico, lo dico senza giudizio. Camminava a pochi metri da me, lo seguivo da un po, ma non mi era ancora accorto davvero di lui, della sua connotazione. Aveva dei jeans chiari, degli anni novanta forse, un giubbotto di nylon nero, in una mano teneva una birra da mezzo in lattina, nell'altra la sigaretta, camminava e farfugliava, anche lui, barcollava appena. Farfugliava imprecazioni, era bianco, la sua pelle era quasi trasparente, gliela stavo guardando, guardavo il retro del suo collo secco. In quel momento il tossico fu anche lui attratto dai rumori provenienti dal balcone dell'anziana signora, alle prese con cartoni e chissà cos'altro. Il tossico voltò lo guardo verso il sesto piano e si arrestò, come illuminato da qualcosa, potei vedere il suo profilo, aveva una cinquantina d'anni, era emaciato, i capelli sugli occhi grigi e bianchi, sia i capelli che gli occhi erano grigi e bianchi, le labbra secche secche e il naso sottile e fratturato, i suoi occhi erano seri e guardava il balcone da fermo, anche io mi fermai, facendo finta di cercarmi qualcosa nelle tasche. Il tossico non farfugliava più, era li fermo a guardare la signora del sesto piano, sempre smarrita e sola come una betulla su un colle, o come un copertone in fondo a un bosco. Poi il tossico parlò, ma non per borbottare fra se e se, no, con mi stupore disse qualcosa rivolto alla signora:

- Ma!- disse

Non lo urlò veramente, si lasciò il margine di non essere udito.

-Mamma!- ripeté, allo stesso modo.

-È sorda- disse poi sommessamente.

Il tossico si accorse di me, con la testa faceva di no e i suoi muscoli facciali esprimevano qualcosa del tipo: "ormai l'ho chiamata ma non sente, non ci parlo da tre anni ma non mi sta sentendo, però l'ho chiamata eh".

-Non ci sente, ormai- mi disse.

Rimase ancora un po' a guardarla, fece ciao con la mano e riprese a camminare, solo dopo dieci metri distolse lo sguardo dal balcone.

La signora sul balcone non si accorse di nulla, pochi istanti dopo rientrò e chiuse la porta-finestra del terrazzo. Quella via era silenziosissima.


m