martedì 24 aprile 2018

Ma che verso fa l'umano?


Illustrazione: Giulia Pintus












Era da un po' che c'era silenzio, almeno per quanto riguardava le parole. I due erano seduti uno di fianco all'altro, posati su una panca da festa campestre, i gomiti sul tavolo pieno di schegge, i pensieri a mezz'aria che non si posavano su nulla di preciso e intanto si sbobinavano soavemente.
I loro pensieri erano i veri rumori di fondo, però in effetti fisicamente, tutt'attorno, si udivano unicamente pneumatici rotolare sull'asfalto lasciando dietro di loro fruscianti scie di suono che a un certo punto, dopo un determinato grado di meditazione, poteva venir recepite nello stesso modo in cui si recepiscono le onde di un lago in una giornata di vento, o lo sciabordare di un torrente di montagna contro massi e tronchi impavidi.
Le loro palpebre galleggiavano a mezz'asta come bolle di livelle cadute in mare, erano pesanti e leggere allo stesso tempo e tirava una brezza della stessa consistenza di un petalo di dente di leone e della stessa temperatura di un sorriso d'amore complice.

Entrambi erano soddisfatti delle loro giornate lavorative. Avevano salutato i rispettivi colleghi, una telefonata di pochi secondi e si erano trovati fuori dal pub.
Stretta di mano.
Com'è bene tu.
Una birra si ci sta.
Gianni ci porti due birre.
Che giornata.
Bello però, fatto un sacco di roba interessante.
Si, alla fine è appagante.
E siamo liberi.
Si, ho voglia di programmare un viaggio a Cracovia.
Week end?
Si.
Mai pensato a Mosca?
Hanno musei stupendi li.
Ragazzi le birre, salute.
Grazie.
Grazie.
Cin.
Cin a te, bello essere qui.


E poi silenzio di voce.
Solo automobili dirette altrove, di passaggio come le opinioni dei saggi, mai stazionarie.

SHHHHHH.....SHHHHHHHH.....SHHHHHHH.....SHHHHHH.....SHHHHHH....SHHHHHH.........

Lo stomaco vuoto che accoglie i primi sorsi, interiori abluzioni celebrative di un momento in più vissuto insieme, in amicizia. Entrare con leggerezza nella bolla, perché loro due erano due che contemplavano e ogni volta, dopo il lavoro, si poteva arrivare un po' dappertutto con i discorsi.
Allora uno dei due si gira con calma verso l'altro ed emette un verso che fa:

  • Secondo te noi umani siamo animali?- e da li parte tutto
  • Non credo negli animali- risponde l'altro regalando un ghigno abile e partecipe
  • Ma che...eh? Non fare il difficile dai-
  • Non credo nelle categorie-
  • Ah...e vabè-
  • Eh...vabè cosa-
  • Nel senso...siamo come le scimmie, deriviamo da loro no?-
  • Ho detto che non credo nell'esistenza degli animali-
  • Oh Cristo, tu e le tue massime assolute e incomprensibili- 
  • Diciamo allora che non credo nel vocabolo "animali", non se usato come categoria-
  • Cioè, non lo usi-
  • Non mi stai ascoltando-
  • Ok, ok, facciamo che sto al gioco allora...dimmi, in cosa credi?-
  • Credo che siamo elementi naturali. Siamo corpi, forme, agglomerati di cellule e atomi e bio fotoni. Noi persone siamo elementi naturali, così come tutti gli altri, le altre forme...e ogni forma naturale ha vita, interagisce in un modo proprio-
  • Ma si, alla fine concordo sai, non vedo in cosa siamo più speciali di altri elementi-
  • In nulla, è uno scambio reciproco-
  • Ma allora però avrei altre cose da chiedere, altre questioni da sollevare-
  • Chiedi pure, figurati!-
  • Diciamo che quello che differenzia le varie specie naturali esistenti, oltre alla loro forma fisica, è il loro verso, giusto?-
  • Si-
  • Dunque...che verso fa il maiale, cioè, come si chiama il suono che emette?-
  • Il maiale grugnisce-
  • Giusto, ci siamo, ma cosa desidera affermare con il suo grugnito?-
  • Beh, a parte il fatto che secondo me molte volte il maiale nemmeno vorrebbe grugnire...ma con quel naso pieno di fango che si ritrova, ogni volta che respira gli si intoppano i filtri e si strozza dalle narici, che di per se son grandi e lunghe come due flauti-
  • Beh ma...quando parla, che cosa vuole dire?-
  • Credo che in generale il maiale cerca cibo, richiama i cuccioli, allontana un pericolo...il cinghiale invece grufola-
  • E il corvo?-
  • Gracchia-
  • E cosa vuole?
  • Avvisare noi persone se sta per piovere, lui ci vede come sprovveduti. Inoltre desidera scacciare i gabbiani e avvisare gli altri corvi se c'è un gatto-
  • E il passero?-
  • Cinguetta-
  • Ma perché?-
  • Vorrebbe far alzare in volo le margherite, le chiama-
  • E la giraffa?-
  • Landisce-
  • I giaguari, gli elefanti, i coccodrilli, i tacchini?-
  • Dunque...loro brontolano, barriscono, trimbulano, gloglottano-
  • E le scimmie?-
  • Urlano, oppure farfugliano-
  • Ma perché?-
  • Loro cercano continuamente di diventare umane, si spiegano strategie per riuscirci, è logico-
  • Scusa ma...e allora che verso fanno le onde lievi del lago, una sera di maggio, quando arriva l'estate e il sole sta andando giù e sembra che tutto esplode di eternità mentre si spegne?-
  • Loro luccicano-
  • Ma come...luccicano...-
  • Eh certo, si, il loro verso è il luccichio...e desiderano solo arrivare a riva per farsi ricordare da chi le vede, prima di ripartire per il centro del lago profondo. Luccicando si fanno strada e si fanno notare-
  • Dici?-
  • Senz'altro-
  • Però emettono anche altri suoni le onde e proiettano anche ombre e traiettorie e danze-
  • Anche il cavallo picchia gli zoccoli, ma tu sai che il suo verso essenziale è il nitrito-
  • Il nitrito è essenzialmente ciò che il cavallo desidera dire, si-
  • Si, secondo me si, solo che non lo dice, lo nitrisce-
  • E le foglie di una siepe di lauro?-
  • Loro tappano, coprono, dividono-
  • E che verso fanno le foglie di una betulla?-
  • Mi pare che loro salutino-
  • E le stelle? Che verso fanno le stelle? E le nuvole?-
  • Le stelle rimangono, le nuvole cambiano-
  • Bello-
  • Però sbagli-
  • Come sbaglio-
  • Si, sbagli a chiamarle stelle, nuvole, foglie, onde...è sbagliato chiamarci umani, chiamarli animali, maiali, cavalli, delfini o furetti...è sbagliato chiamarlo muschio...mi segui?-
  • Beh...si, ma occhio a non sconfinare adesso, se no diventi inconsistente-
  • Si, scusa...è solo che se gli togli il nome puoi vederli in qualsiasi altro modo. Togliendo il nome gli togli forse il significato? O l'emozione?-
  • No-
  • Esatto! Se astrai dal nome togli solo vincoli, togli identità e connotazioni che abbiamo attribuito noi-
  • Basta non dimenticarseli, i nomi dico-
  • Basta non dimenticarseli, si fa per giocare, chiaro-
  • Sembra serio questo gioco-
  • Serve ad allenare qualcosa di importante-
  • E cosa?-
  • Non saprei, ma mi sembra così!-
  • Ma...ascolta...e che verso fa l'umano essere?-
  • Egli da adulto prosa, mentre da bambino poema-
  • E qual'è il suo desiderio? Con quale obiettivo emette il suo verso essenziale?
  • Lui desidera raccontare, raccontarsi, far sapere, sapere, venire a conoscenza delle storie altrui-
  • E te lo immagini a non essere capace?-
  • Nessuno è incapace di prosare, anche chi tace lo fa...prosa con i suoi simili, o con se stesso-
  • In effetti ogni bambina e ogni bambino sa poemare-
  • Sono versi che escono dal corpo, il pulcino pigola, il bambino poema, è naturale, non richiede sforzo-
  • Il passaggio da poema a prosa quando avviene di preciso?-
  • Non penso avvenga di preciso...ma in effetti alle volte la prosa rischia di mettere a tacere la poesia...bisogna educarsi all'equilibrio dei versi che il nostro corpo emette-
  • Una persona può prosare con una foglia di betulla che saluta?-
  • Devo rispondere?-
  • No-
  • Come fa un bambino a poemare a un adulto che gli prosa in faccia?-
  • In ogni elemento naturale, anche nelle specie come l'umano, è l'adulto che FA...il cucciolo si limita ad ESSERE, non si possono invertire i ruoli-
  • Hai perfettamente ragione-
  • C'è da capire una cosa però-
  • Hai dubbi? Ti prego dimmi di no! Stava filando tutto così liscio!-
  • Il verso dell'umano è la prosa o la poesia, ormai l'abbiamo chiarito...lui si racconta...dice cosa vuole, dice cosa sente, dice di cosa muore...ma...-
  • Ma?-
  • Solo l'umano è in grado di raccontare degli altri elementi?-
  • Non saprei...sarà in grado un lupo di raccontare a un fiume di una marmotta? È in grado una nuvola di pensare a me? O di vedermi?-
  • Personalmente me lo potrei anche immaginare-
  • Dunque tutto questo contemplare, questo dirsi, questo riflettere, aprirsi, raccontarsi, pensare, analizzarsi, insultare...ogni cosa che possiamo prosare o poemare...si tratta solo del nostro verso...del verso dell'elemento che rappresentiamo-
  • Forse si...molte foglie in autunno frusciano, noi raccontiamo storie-

Intanto attorno ai due la cittadina iniziava a tranquillizzarsi, le onde di pneumatici si facevano più rade e lente...forse perfino calme. C'era un signore che dall'altra parte della strada, sull'altro marciapiede, quello che costeggiava il lungo filare di glicine, camminava verso casa e girava appena la testa verso i due uomini seduti sulle panchine campestri del pub. Da una trentina di metri di distanza li vedeva...il signore osservava le loro teste vicine che si muovevano appena, le loro labbra che rapide si aprivano e chiudevano a intermittenze irregolari, i gomiti fissi, gli avambracci che facevano su e giù, le mani e le dita che invece ruotavano e gesticolavano in brevi vortici articolari.

"Sembrano due cicale che parlano di spighe all'imbrunire"

Pensò.

lunedì 23 aprile 2018

Tentativi di fissaggio

Craig Frazier












Non Diventare

A diventar
Qualcosa
O qualcuno
Io non son capace


Già me le sento
Le emozioni
Che mi abitano l’anima
Mi traducono in prosa
E non parlano
Di qualcuno
Ne di qualcosa


Posso forse imparare
A far bene dei mestieri
Mi sta bene sollevarmi
Se mi son fatto uno sgambetto
Ieri, o l’altro ieri


Al limite mi sta bene
Anche presenziare


Ma non riesco a diventare
Quello che faccio
Non posso diventare
Il modo in cui mi vedono
Quello che in ipotesi mi aspetto da me
O Vi aspettate


Non posso diventare
Quello che faccio
Perché sono già
E non so bene cosa
Ma per l’appunto
Non si può mica costruire
Su di una roba ignota


Forse l’ignoto
Va lasciato respirare
Al diventare pertanto
Preferisco il divenire









Mea culpa



L’idea di Lea
Non canta più
Un nome di bambina
Piccola
Che non chiameremo mai
Per raccogliere le more


Carpe diem
Non ti sposo
Diem carpem
Buon riposo
Carpe di quel diem
Di un diem Carpem
E
stavolta
Com’è successo?


Eravam lì
C’è stata quella mia solita paura
Di vederti scomparire
Che ti ha fatta scomparire


Mea culpa
Oppure culpa mea
Ma mia dumà
Perché anche su di te
Se ne potrebbero dire


Di paure
Di mentire
Di non detti
Che mi hai detto
Poi
Dopo
Dopo che
Siam rimasti
Senza un tetto








A Samantha

A Samantha
La lavastoviglie che mi han regalato
una volta entrato
nel mio ex nuovo appartamento


Ho avuto il contratto di locazione
andava tutto bene
e l'ex inquilino mi ha detto
se mi compri l'armadio
ti lascio anche lei
La guardai


un bauletto di materiale sintetico
e di ferro
con due tentacoli di plastica
un tentacolo per succhiare l'acqua
l'altro per buttarla fuori


grande come un comodino
da appoggiare 

sul banco cucina
o dove volevi tu

Che cazzo di roba eh?
mi chiedevano tutti
una lavastoviglie esterna
rispondevo io


e come cazzo funziona?
mi chiedevano tutti
la allacci al rubinetto
lava
e l'acqua sporca la spurga
nel lavandino

rispondevo io

Era una lavastoviglie
a tutti gli effetti
non ne avevo mica mai avute
La provai una volta
o due
fu abbastanza per accorgermi
che lavava un po' di merda


Ma le volli subito un gran bene
Lavavo di merda anche io
Te sarai Samantha
dissi un giorno
era marzo


Samantha tu lavi di merda
ma mi dai una mano
poi
quando finisci
con il programma di lavaggio
non ti preoccupare

fai quello che riesci
che le ultime croste le sciacquo via io
Siamo una squadra
grazie

ma grazie a te
Prego, ma prego a me


Non avevo problemi con Samantha
però poi mi innamorai di nuovo
era ottobre
di una ragazza in carne ed ossa
senza tentacoli
ma comunque disarmante


le dissi che poteva vivere da me
lei venne
era marzo


Venne tutta
con gli zaini, le scatole
una bandiera delle femministe
e degli adesivi di sinistra



Che cazzo è quella?
chiese fra le prime cose che chiese

Si riferiva alla bandiera?
Ebbene no

Samantha, risposi
Ho visto che lava di merda
constatò lei
Perspicace
dissi poi, e la baciai


Le lavastoviglie sono
poco ecologiche!
rumorose!
ingombranti!
sporcano!
bagnano!
gli devi comprare il detersivo!
questa poi è piccola!
non ci sta un cazzo!
decretò!
La mia nuova ragazza!

E lava di merda!
risposi io!
E lava di merda!
ripeté lei!

Poi proseguì
Vuoi dire che
non possiamo farlo noi
quello che fa male lei?
Che senso ha tanto spreco
se poi nulla ti ritorna indietro?


Passarono alcuni mesi
Samantha era spesso
al centro del giudizio

e forse fu unriflesso
fattostà che iniziò 

a lavare ancora peggio


Un giorno la presi
forse per rabbia

o esasperazione
forse solo per amore
che anche per quello se ne fatto di cazzate
ora non ricordo
comunque la portai alla discarica
e la lasciai li
a inquinare da spenta
per sempre rottamata

La ragazza in ogni caso

Per ragioni plurime
se ne andò poco dopo
aveva molte priorità
e non aveva considerato
forse
che prima del suo arrivo
io esistevo già!

Grazie Samantha
e scusa

forse potevo sostenerti
la semplicità è una gran cosa







Si dice che

Si dice che
La domenica sera
Un tempo non esisteva


Che mangiavi Le patate
Un pomeriggio
Se avevi fame
E quando le digerivi
Eran passate settimane


O pochi minuti
Poco ci pensavi
Ma allo stesso modo
Alla fine le espellevi


I desideri
Eran minuti
Ma più nella dimensione
Che nei contenuti


I desideri
Erano fatti di sguardi
Finché eran concreti
Non era mai tardi
Per accarezzarli


E se non li perdevi
Era perché non ti confondevi
Fra ciò che volevi
E quanto ereditavi
Da qualcuno, da qualcosa
Un’aspettativa


C’era lo stesso
Una pantera rosa
Per le strade di Parigi
Ma la vedevi solo in tele


Se vedevi Jack the Ripper

Poi
Il fiume era il Tamigi


Si dice che
Tempo fa
Non era come adesso
A luglio c’eran fiori blu
E lo sapevi solo tu
Oggi tutto
è più complesso
Corri
dillo a tutti
perché se no non vale più

Ma sapete forse cosa
La complessità
è un'altra cosa
Di per se lei è ben chiara
Nei suoi "non so" si mette in posa


Sento invece farsi avanti
Come un liquido
O tanti
Fiumi misti di pantere
Rosa gialle
Verdi nere
Arrabbiate
Un po’ indolenti
Con La Sapienza sempre pronta
Scivolosa sotto ai denti


Perfino il fiume non è quello
Osserva bene
Non è quello
Come si fa
Ad accettare
Se ti scrivono che il mare
È un affluente 

di un temporale

Si son permessi di rifarlo
Di correggerlo o ridirlo
Lo squartatore un po’ smarrito
Dopo ritirar la lama
Del rasoio arrugginito
Dalla carne di una puttana
Cerca un ponte
O un gran tombino
Per buttarci corpi spenti


Però quando guarda in basso
Cerca i pesci del Tamigi
Si spaventa, proprio lui
Trova i rettili del Nilo


Sembrerebbe roba fuori
Ma si stava meglio quando
La domenica era un sabato
Desiderare già era tanto









Anzia

Anzi Anzia 


guarda

Io non pozzo
Parlar di te


Se ti evoco
Ti medito


Oppure si
Si, pozzo
Sii pozzo!
Cazzo!
Rimani lì!
Che ti giro attorno
Pazzo


Perché non pozzi?
Perché ti muovi?
Quando rido mi ritrovi


Ho capito
Non sei tu 

il pozzo
Nel quale io mi sporgo


È nel mio petto il vero abisso
Che tu ami
È un chiodo fisso

Ne sei attratta 
Non c'è indugia
E allora buttati
Segugia


Aprimi il petto

Con la tua soffice lama
e ficcatici tutta
Brutta figlia di panzana