Illustrazione: Giulia Pintus
Era da un po' che c'era silenzio,
almeno per quanto riguardava le parole. I due erano seduti uno di
fianco all'altro, posati su una panca da festa campestre, i gomiti sul tavolo pieno di schegge, i pensieri a mezz'aria
che non si posavano su nulla di preciso e intanto si sbobinavano
soavemente.
I loro pensieri erano i veri rumori di
fondo, però in effetti fisicamente, tutt'attorno, si udivano
unicamente pneumatici rotolare sull'asfalto lasciando dietro di loro
fruscianti scie di suono che a un certo punto, dopo un determinato grado di meditazione,
poteva venir recepite nello stesso modo in
cui si recepiscono le onde di un lago in una giornata di vento, o lo
sciabordare di un torrente di montagna contro massi e tronchi
impavidi.
Le loro palpebre galleggiavano a
mezz'asta come bolle di livelle cadute in mare, erano pesanti e
leggere allo stesso tempo e tirava una brezza della stessa
consistenza di un petalo di dente di leone e della stessa temperatura
di un sorriso d'amore complice.
Entrambi erano soddisfatti delle loro
giornate lavorative. Avevano salutato i rispettivi colleghi, una
telefonata di pochi secondi e si erano trovati fuori dal pub.
Stretta di mano.
Com'è bene tu.
Una birra si ci sta.
Gianni ci porti due birre.
Che giornata.
Bello però, fatto un sacco di roba
interessante.
Si, alla fine è appagante.
E siamo liberi.
Si, ho voglia di programmare un viaggio
a Cracovia.
Week end?
Si.
Mai pensato a Mosca?
Hanno musei stupendi li.
Ragazzi le birre, salute.
Grazie.
Grazie.
Cin.
Cin a te, bello essere qui.
E poi silenzio di voce.
Solo automobili dirette altrove, di
passaggio come le opinioni dei saggi, mai stazionarie.
SHHHHHH.....SHHHHHHHH.....SHHHHHHH.....SHHHHHH.....SHHHHHH....SHHHHHH.........
Lo stomaco vuoto che accoglie i primi
sorsi, interiori abluzioni celebrative di un momento in più vissuto
insieme, in amicizia. Entrare con leggerezza nella bolla, perché loro due erano due che contemplavano e ogni volta, dopo il lavoro, si
poteva arrivare un po' dappertutto con i discorsi.
Allora uno dei due si gira con calma
verso l'altro ed emette un verso che fa:
- Secondo te noi umani siamo animali?- e da li parte tutto
- Non credo negli animali- risponde l'altro regalando un ghigno abile e partecipe
- Ma che...eh? Non fare il difficile dai-
- Non credo nelle categorie-
- Ah...e vabè-
- Eh...vabè cosa-
- Nel senso...siamo come le scimmie, deriviamo da loro no?-
- Ho detto che non credo nell'esistenza degli animali-
- Oh Cristo, tu e le tue massime assolute e incomprensibili-
- Diciamo allora che non credo nel vocabolo "animali", non se usato come categoria-
- Cioè, non lo usi-
- Non mi stai ascoltando-
- Ok, ok, facciamo che sto al gioco allora...dimmi, in cosa credi?-
- Credo che siamo elementi naturali. Siamo corpi, forme, agglomerati di cellule e atomi e bio fotoni. Noi persone siamo elementi naturali, così come tutti gli altri, le altre forme...e ogni forma naturale ha vita, interagisce in un modo proprio-
- Ma si, alla fine concordo sai, non vedo in cosa siamo più speciali di altri elementi-
- In nulla, è uno scambio reciproco-
- Ma allora però avrei altre cose da chiedere, altre questioni da sollevare-
- Chiedi pure, figurati!-
- Diciamo che quello che differenzia le varie specie naturali esistenti, oltre alla loro forma fisica, è il loro verso, giusto?-
- Si-
- Dunque...che verso fa il maiale, cioè, come si chiama il suono che emette?-
- Il maiale grugnisce-
- Giusto, ci siamo, ma cosa desidera affermare con il suo grugnito?-
- Beh, a parte il fatto che secondo me molte volte il maiale nemmeno vorrebbe grugnire...ma con quel naso pieno di fango che si ritrova, ogni volta che respira gli si intoppano i filtri e si strozza dalle narici, che di per se son grandi e lunghe come due flauti-
- Beh ma...quando parla, che cosa vuole dire?-
- Credo che in generale il maiale cerca cibo, richiama i cuccioli, allontana un pericolo...il cinghiale invece grufola-
- E il corvo?-
- Gracchia-
- E cosa vuole?
- Avvisare noi persone se sta per piovere, lui ci vede come sprovveduti. Inoltre desidera scacciare i gabbiani e avvisare gli altri corvi se c'è un gatto-
- E il passero?-
- Cinguetta-
- Ma perché?-
- Vorrebbe far alzare in volo le margherite, le chiama-
- E la giraffa?-
- Landisce-
- I giaguari, gli elefanti, i coccodrilli, i tacchini?-
- Dunque...loro brontolano, barriscono, trimbulano, gloglottano-
- E le scimmie?-
- Urlano, oppure farfugliano-
- Ma perché?-
- Loro cercano continuamente di diventare umane, si spiegano strategie per riuscirci, è logico-
- Scusa ma...e allora che verso fanno le onde lievi del lago, una sera di maggio, quando arriva l'estate e il sole sta andando giù e sembra che tutto esplode di eternità mentre si spegne?-
- Loro luccicano-
- Ma come...luccicano...-
- Eh certo, si, il loro verso è il luccichio...e desiderano solo arrivare a riva per farsi ricordare da chi le vede, prima di ripartire per il centro del lago profondo. Luccicando si fanno strada e si fanno notare-
- Dici?-
- Senz'altro-
- Però emettono anche altri suoni le onde e proiettano anche ombre e traiettorie e danze-
- Anche il cavallo picchia gli zoccoli, ma tu sai che il suo verso essenziale è il nitrito-
- Il nitrito è essenzialmente ciò che il cavallo desidera dire, si-
- Si, secondo me si, solo che non lo dice, lo nitrisce-
- E le foglie di una siepe di lauro?-
- Loro tappano, coprono, dividono-
- E che verso fanno le foglie di una betulla?-
- Mi pare che loro salutino-
- E le stelle? Che verso fanno le stelle? E le nuvole?-
- Le stelle rimangono, le nuvole cambiano-
- Bello-
- Però sbagli-
- Come sbaglio-
- Si, sbagli a chiamarle stelle, nuvole, foglie, onde...è sbagliato chiamarci umani, chiamarli animali, maiali, cavalli, delfini o furetti...è sbagliato chiamarlo muschio...mi segui?-
- Beh...si, ma occhio a non sconfinare adesso, se no diventi inconsistente-
- Si, scusa...è solo che se gli togli il nome puoi vederli in qualsiasi altro modo. Togliendo il nome gli togli forse il significato? O l'emozione?-
- No-
- Esatto! Se astrai dal nome togli solo vincoli, togli identità e connotazioni che abbiamo attribuito noi-
- Basta non dimenticarseli, i nomi dico-
- Basta non dimenticarseli, si fa per giocare, chiaro-
- Sembra serio questo gioco-
- Serve ad allenare qualcosa di importante-
- E cosa?-
- Non saprei, ma mi sembra così!-
- Ma...ascolta...e che verso fa l'umano essere?-
- Egli da adulto prosa, mentre da bambino poema-
- E qual'è il suo desiderio? Con quale obiettivo emette il suo verso essenziale?
- Lui desidera raccontare, raccontarsi, far sapere, sapere, venire a conoscenza delle storie altrui-
- E te lo immagini a non essere capace?-
- Nessuno è incapace di prosare, anche chi tace lo fa...prosa con i suoi simili, o con se stesso-
- In effetti ogni bambina e ogni bambino sa poemare-
- Sono versi che escono dal corpo, il pulcino pigola, il bambino poema, è naturale, non richiede sforzo-
- Il passaggio da poema a prosa quando avviene di preciso?-
- Non penso avvenga di preciso...ma in effetti alle volte la prosa rischia di mettere a tacere la poesia...bisogna educarsi all'equilibrio dei versi che il nostro corpo emette-
- Una persona può prosare con una foglia di betulla che saluta?-
- Devo rispondere?-
- No-
- Come fa un bambino a poemare a un adulto che gli prosa in faccia?-
- In ogni elemento naturale, anche nelle specie come l'umano, è l'adulto che FA...il cucciolo si limita ad ESSERE, non si possono invertire i ruoli-
- Hai perfettamente ragione-
- C'è da capire una cosa però-
- Hai dubbi? Ti prego dimmi di no! Stava filando tutto così liscio!-
- Il verso dell'umano è la prosa o la poesia, ormai l'abbiamo chiarito...lui si racconta...dice cosa vuole, dice cosa sente, dice di cosa muore...ma...-
- Ma?-
- Solo l'umano è in grado di raccontare degli altri elementi?-
- Non saprei...sarà in grado un lupo di raccontare a un fiume di una marmotta? È in grado una nuvola di pensare a me? O di vedermi?-
- Personalmente me lo potrei anche immaginare-
- Dunque tutto questo contemplare, questo dirsi, questo riflettere, aprirsi, raccontarsi, pensare, analizzarsi, insultare...ogni cosa che possiamo prosare o poemare...si tratta solo del nostro verso...del verso dell'elemento che rappresentiamo-
- Forse si...molte foglie in autunno frusciano, noi raccontiamo storie-
Intanto attorno ai due la cittadina
iniziava a tranquillizzarsi, le onde di pneumatici si facevano più
rade e lente...forse perfino calme. C'era un signore che dall'altra
parte della strada, sull'altro marciapiede, quello che costeggiava il
lungo filare di glicine, camminava verso casa e girava appena la
testa verso i due uomini seduti sulle panchine campestri del pub. Da
una trentina di metri di distanza li vedeva...il signore osservava le
loro teste vicine che si muovevano appena, le loro labbra che rapide
si aprivano e chiudevano a intermittenze irregolari, i gomiti fissi,
gli avambracci che facevano su e giù, le mani e le dita che invece
ruotavano e gesticolavano in brevi vortici articolari.
"Sembrano due cicale che parlano di
spighe all'imbrunire"
Pensò.

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