venerdì 24 ottobre 2014

Dante 2.0


Conversazioni intercettate su un treno Locarno-Bellinzona

“quando ho girato il bigliettino e ho visto che era Dante ho detto alla soressa: - posso baciare per terra!!! – Dante era l’unica cosa che sapevo. Era il canto ventidue”

“ah sì! Quello con Beatrice …”

“Nooooo … è quello con Paolo e Francesca!”

“eh, io con sti nomi … non me li ricordo mai”

“io invece lo sapevo tutto a memoria … lo so ancora … poi c’è quella frase … amor che nulla amato amar perdona … …. È una frase mega profonda per me … Non come la Melanie che si è fatta tatuare e poi uscimmo a riveder le stelle …”

“ah sì?”

“sì … che è anche una frase della Divina commedia … che senso ha sta frase? … o per lo meno per me non ha senso”.

“A me invece piace Boccaccio …”

“Ah sì abbiamo visto anche un film dove c’era uno che diceva di essere sordo e muto e così le suore ci facevano cose … che normalmente non potrebbero fare … ma siccome era sordo e muto pensavano che non avrebbe potuto dirlo a nessuno… poi le suore erano tutte incinte … nel film si vedeva tutto … cioè facevano vedere tutto tutto …”

 “Sì Boccaccio … cioè … se la pensi come una cosa da ridere … scriveva delle gran cagate … troppo forte!”

“poi c’era anche quella di uno che voleva comprare un cavallo …”

Continua (se le ribecco in treno) …
 
G.

Frasi Corte


Mancano le parole, che s'incollano l'una all'altra nella mente.

Sì, perché è solo nella mia testa che le rendo fluide e tutto quello che ne scaturisce dopo;

ovvero delle immagini che associate al pensiero rendono il tutto accessibile all'immaginazione.

Le emozioni erompono di conseguenza lasciando spazio alla solitudine.

 



Parole...

cerco il valore di ogni singola parola, ed il sapore che lasciano in bocca dopo averle pronunciate.

Lasciarsi cullare da esse, per poi abbandonarsi all'incoscienza, 

disegnando con la mente, un volto famigliare a cui appartenere.


C.R.S.Y

sabato 4 ottobre 2014

Non diventarlo

"Fai il bravo, ma non diventare buono; sii tagliente, ma non diventare uno che ferisce." Non erano consigli che scriveva su un foglio da dare a qualcuno, era puramente quello che sentiva di dire a se stesso. "Interessati di politica, ma non diventare un politico; rispetta la religione, ma non aderire mai a nessuna fede; studia falegnameria, selvicoltura, informatica; studia tutte le scienze che esistono; non diventare mai un falegname, o un selvicoltore, o un informatico; sii uno specialista, ma non essere queste cose, non diventarle."

Al suo cospetto correva il rischio di apparire a se stesso come una specie di saggio fallito, eppure la mano calcolava i movimenti da compiere con la matita in pugno, e tutto il suo corpo li accettava, anche lui li accettava nonostante il rischio…perché mentre buttava giù quelle cazzate tutto gli appariva così chiaro, così semplice, ed erano poche le volte in cui un uragano altro non gli pareva se non un fenomeno climatico…tutto gli appariva così come quello che era. Quando sentiva che tutto era quello che era, senza distorsioni o influenze di giudizio, o pressioni, tutto si faceva vivere in maniera più tranquilla, tutto era così come sempre andrebbe percepito.

"Sii modesto a tempo debito, ma non diventare un modesto; fai dello sport la tua filosofia di vita se vuoi, ma non ridurti ad uno sportivo; sii amichevole con tutti, ma non essere sempre solo un amico per tutti."

"Ho fatto il postino senza diventarlo; ho fatto il venditore e non lo sono diventato; ho fatto lo scrittore e non lo sono diventato; sono stato uno studente ma non lo sono diventato...mi mantenevo libero, nessuno lo sapeva, ma mi mantenevo IO. Ho sedici anni ma non ho intenzione di diventare un adolescente. Non sono ancora diventato nulla, pertanto non ho ancora escluso nient’altro."

"Non diventare significa lasciare spazio all’insignificanza…io mi sento insignificante come può essere insignificante la foglia di un albero, meravigliosa per quello che è, senza significato, senza parola, senza ruoli sociali, fondamentale nella sua insignificanza. Posso essere, per i miei simili, più influente di una foglia di albero, certo, posso e lo faccio il meglio possibile, ma senza mai dimenticare che in fondo, io sono come la foglia, non sono più importante di lei."

Scriveva queste cose quando sua madre fece irruzione nella stanza.

-Cosa fai?-gracchiò con il pensiero di invitarlo a lavare i piatti.

-Scrivo Ma-

-Cosa scrivi?-

-Sono cazzi miei Ma-

-Cooosaaaa?- la madre fece per mollargli una sberla, aspettandosi una reazione, ma lui rimase immobile aspettando l’atto violento, lei dunque si bloccò.

-Non me la dai la sberla Ma?-

-Ma cosa stai diventando?-mormorò sua madre con voce rotta e occhi ormai umidi.

-Una persona…non sarò tuo figlio per sempre, io sarò una persona-

-Ma stai delirando o cosa?-

-Mi fai delirare tu-

La madre uscì dalla stanza con i brividi, entrò in google e cercò il numero di uno psichiatra che lavorava in città.

Cinque giorni dopo avevano appuntamento da questo specialista un po’ tarchiato e famoso.

Il figlio temporaneo accettò, quasi incuriosito dall’incontro che la madre gli aveva proposto.

Andò all’appuntamento da solo, la madre rimase in auto ad aspettarlo, era agitata e positivamente emozionata. L’assistente di studio era davvero figa.

-Dunque hai detto a tua madre che non sarai suo figlio per sempre-

-Si, l’ho detto-

-E perché lo hai detto?-

-Perché è vero…perché il concetto di figlio così come lo stiamo intendendo ora, cambierà…io sarò una persona e basta-

-Già, però geneticamente, carnalmente, tu sarai sempre il figlio di tua madre, non sei d’accordo?-

-Si, sono d’accordo Dottore, è questione di definizioni-

-Si, è questione di definizioni. Dunque se da un lato sai che tua madre dovrà accettarti per quello che diventerai, dall’altro riconosci che lei sarà sempre tua madre-

-A dire il vero io vorrei fare un sacco di cose, ma non vorrei diventare nulla Dottore. Attualmente ad esempio, sono un suo paziente, ma non ho intenzione di diventarlo, non voglio identificarmi in questo, come non voglio identificarmi nella figura del figlio di mia madre, io non voglio essere queste cose-

-E cosa ti piacerebbe essere?-

-Io vorrei mantenermi sempre disponibile…vorrei poter cambiare quando sento di volerlo fare-

La seduta terminò dopo una quarantina di minuti. Il ragazzo rispose sempre alle domande in maniera interessata ed esaustiva. Lo psichiatra rimase colpito da quell’incontro e la sera a casa si mise in discussione, trovando nei suoi ragionamenti e in quelli del ragazzo, spunti di riflessione avvincenti ed emozionanti.

Quando il ragazzo raggiunse la madre in auto, alla fine della seduta, le fece un gran sorriso e la baciò sulla guancia. Lei si illuminò, sentiva di aver ritrovato suo figlio.

-Cosa ti ha detto il Dottore?-

-Che è stato bello parlare con me!-

-Stai bene?-

-Si Mamma, sto bene!-

-Sarai mio figlio per sempre?-

Il ragazzo sorrise e baciò nuovamente la Madre sulla guancia.

La madre sospirò di sollievo.

Quel ragazzo ci sapeva fare.

 

 
M.