Al suo cospetto
correva il rischio di apparire a se stesso come una specie di saggio fallito,
eppure la mano calcolava i movimenti da compiere con la matita in pugno, e
tutto il suo corpo li accettava, anche lui li accettava nonostante il rischio…perché
mentre buttava giù quelle cazzate tutto gli appariva così chiaro, così
semplice, ed erano poche le volte in cui un uragano altro non gli pareva se non
un fenomeno climatico…tutto gli appariva così come quello che era. Quando
sentiva che tutto era quello che era, senza distorsioni o influenze di
giudizio, o pressioni, tutto si faceva vivere in maniera più tranquilla, tutto
era così come sempre andrebbe percepito.
"Sii modesto a tempo debito, ma non diventare un modesto;
fai dello sport la tua filosofia di vita se vuoi, ma non ridurti ad uno
sportivo; sii amichevole con tutti, ma non essere sempre solo un amico per
tutti."
"Ho fatto il postino senza diventarlo; ho fatto il venditore
e non lo sono diventato; ho fatto lo scrittore e non lo sono diventato; sono stato uno studente ma non lo sono diventato...mi mantenevo libero, nessuno lo sapeva, ma mi mantenevo IO. Ho
sedici anni ma non ho intenzione di diventare un adolescente. Non sono ancora diventato
nulla, pertanto non ho ancora escluso nient’altro."
"Non diventare significa lasciare spazio
all’insignificanza…io mi sento insignificante come può essere insignificante la
foglia di un albero, meravigliosa per quello che è, senza significato, senza
parola, senza ruoli sociali, fondamentale nella sua insignificanza. Posso
essere, per i miei simili, più influente di una foglia di albero, certo, posso
e lo faccio il meglio possibile, ma senza mai dimenticare che in fondo, io sono
come la foglia, non sono più importante di lei."
Scriveva queste
cose quando sua madre fece irruzione nella stanza.
-Cosa fai?-gracchiò
con il pensiero di invitarlo a lavare i piatti.
-Scrivo Ma-
-Cosa scrivi?-
-Sono cazzi miei Ma-
-Cooosaaaa?- la
madre fece per mollargli una sberla, aspettandosi una reazione, ma lui rimase
immobile aspettando l’atto violento, lei dunque si bloccò.
-Non me la dai la
sberla Ma?-
-Ma cosa stai
diventando?-mormorò sua madre con voce rotta e occhi ormai umidi.
-Una persona…non
sarò tuo figlio per sempre, io sarò una persona-
-Ma stai delirando
o cosa?-
-Mi fai delirare
tu-
La madre uscì dalla
stanza con i brividi, entrò in google e cercò il numero di uno psichiatra che
lavorava in città.
Cinque giorni dopo
avevano appuntamento da questo specialista un po’ tarchiato e famoso.
Il figlio
temporaneo accettò, quasi incuriosito dall’incontro che la madre gli aveva
proposto.
Andò
all’appuntamento da solo, la madre rimase in auto ad aspettarlo, era agitata e
positivamente emozionata. L’assistente di studio era davvero figa.
-Dunque hai detto a
tua madre che non sarai suo figlio per sempre-
-Si, l’ho detto-
-E perché lo hai
detto?-
-Perché è
vero…perché il concetto di figlio così come lo stiamo intendendo ora, cambierà…io
sarò una persona e basta-
-Già, però
geneticamente, carnalmente, tu sarai sempre il figlio di tua madre, non sei
d’accordo?-
-Si, sono d’accordo
Dottore, è questione di definizioni-
-Si, è questione di
definizioni. Dunque se da un lato sai che tua madre dovrà accettarti per quello
che diventerai, dall’altro riconosci che lei sarà sempre tua madre-
-A dire il vero io
vorrei fare un sacco di cose, ma non vorrei diventare nulla Dottore.
Attualmente ad esempio, sono un suo paziente, ma non ho intenzione di
diventarlo, non voglio identificarmi in questo, come non voglio identificarmi
nella figura del figlio di mia madre, io non voglio essere queste cose-
-E cosa ti
piacerebbe essere?-
-Io vorrei
mantenermi sempre disponibile…vorrei poter cambiare quando sento di volerlo
fare-
La seduta terminò
dopo una quarantina di minuti. Il ragazzo rispose sempre alle domande in maniera
interessata ed esaustiva. Lo psichiatra rimase colpito da quell’incontro e la
sera a casa si mise in discussione, trovando nei suoi ragionamenti e in quelli
del ragazzo, spunti di riflessione avvincenti ed emozionanti.
Quando il ragazzo
raggiunse la madre in auto, alla fine della seduta, le fece un gran sorriso e
la baciò sulla guancia. Lei si illuminò, sentiva di aver ritrovato suo figlio.
-Cosa ti ha detto
il Dottore?-
-Che è stato bello
parlare con me!-
-Stai bene?-
-Si Mamma, sto
bene!-
-Sarai mio figlio
per sempre?-
Il ragazzo sorrise
e baciò nuovamente la Madre sulla guancia.
La madre sospirò di
sollievo.
Quel ragazzo ci
sapeva fare.
Nessun commento:
Posta un commento