venerdì 16 gennaio 2015

Fiaba- 9 dicembre 2008

Iniziamo con il c'era una volta...vediamo se funziona...
 
C'era una volta una fanciulla dai lunghi capelli neri, viveva prigioniera in un castello in mezzo ad un bosco.
Aveva un diario dove scriveva di se e di tutto quello che la circondava, ossia le mura di quella prigione.
Fantasticava di mondi lontani...e di volti che avrebbe incontrato...una volta uscita.
Un giorno la fanciulla iniziò a ribellarsi contro le persone che la tenevano prigioniera, non riusciva a sopportare il silenzio che regnava in quel castello.
Nelle sue orecchie echeggiavano soltanto i rumori dei suoi passi...ed i battiti del suo cuore che andava all'impazzata.
Rinchiusa nel suo dolore la fanciulla cominciò a squarciare la propria carne, non sopportava più le torture che le infliggevano ogni giorno...era tanta la rabbia che solo nei momenti in cui aggrediva la propria carne riusciva a trovare la serenità che tanto desiderava.
Queste torture andarono avanti per anni...quando un giorno, decise di tagliare i suoi lunghi capelli...guardava le sue lunghe ciocche cadere al suolo e guardava la sua nuova immagine riflessa allo specchio...quella notte pianse come non aveva mai fatto prima; pianse per la sua codardia, pianse perché non riusciva a trovare quella forza che credeva di avere, pianse perché si era arresa alla volontà altrui.
 
S.

martedì 13 gennaio 2015

Gli Oberati


Indugiavo sul da farsi come chi…come chi, vediamo…come chi indugia sul da farsi…e basta…certe volte i paragoni proprio non ci stanno…io indugiavo sul da farsi come nessun’altro mai abbia mai indugiato su nessun’altra cosa al mondo e in nessun’altro modo; che espressione obsoleta poi…indugiare sul da farsi…aspettare, attendere, o in qualche modo sospendersi, paralizzarsi, davanti al da farsi…da farsi cosa…da farsi come…e perché farlo? Cosa blocca la persona nell’indugio? Cosa attende la persona a fare quello che deve fare? Forse la persona è svogliata? No che non lo è. Forse la persona è distratta? No che non lo è. La persona è confusa forse? Forse lo è…si, forse è confusa…e sta prendendo del tempo, per ragionare. Forse la persona è impressionata dal da farsi e non ce la fa bene ad affrontarlo fluidamente…perché il da farsi è troppo! Per questo indugia ovvero tituba, tentenna…che poi son due parole più efficaci per descrivere la condizione di chi davanti al da farsi smette di fare…è come quando cade la linea del telefono e questo fa tututut e diventa ti ti ti tututu bababante…te…te…va in tilt e ti lascia in sospeso la conversazione. Tentennare invece mi sa più di stralunato…il cervello cigola, è ubriaco fradicio…, vede le stelline svolazzare…racchiude così tanto che focalizza così poco…e dunque ti fa aspettare un po’…a volte minuti, ma anche ore, o giorni. Il da farsi era li…ma io mi limitavo ad osservarlo, provandone un minuscolo boccone per volta, incapace di divorarlo perché saturo e sfamato…perché ricoperto di alimenti e privato della normale condizione psicofisica, leggera e capace, rilassata e utile…ero inutile in mezzo a tutto quel da farsi.

In ogni caso…tentennavo e titubavo e pensavo che perfino l’aggettivo obsoleto risultava obsoleto ma che al contempo era un vocabolo meraviglioso e voluminoso e non liquido, ma solido, un vocabolo nato da un parto naturale. Davanti a me una marea di cose da fare e io pensavo al vocabolo Obsoleto e poi pensavo ad altre parole che potevano iniziare con la lettera O, come ad esempio orchidea, ocarina, orca, ostrica, obice, oracolo, orifizio, octopus, osanna nell’alto dei cieli e ostello della gioventù…obice l’avevo già pensata?…Le parole le passavo in rassegna con la mente e con la voce e continuavo ad aspettare per iniziare a fare le cose che c’erano da fare…il fatto è che dal mio ufficio era appena uscito un uomo…lo ammetto…non tentennavo così a caso…era successo qualcosa di preciso…avevo avuto un incontro con un uomo, nel mio ufficio…che poi diciamolo pure, era l’ufficio di un operatore sociale, ovvero il mio ufficio, visto che io ero un operatore sociale.

L’uomo si era lamentato di una cosa ben precisa.

“Siete tutti dei fottuti Oberati” mi aveva detto.

Gli Oberati, una nuova razza…gli Oberati, coloro che NON stanno gestendo il mondo perché sono troppo occupati ad accettare condizioni lavorative mirate a riempirgli i minuti e le giornate, in funzione di una carriera che NON riescono a godersi. Gli Oberati non ascoltano, hanno disimparato; gli Oberati frammentano i loro pensieri fra questo e quello e non sono mai ne in questo ne in quello.

È capitato che quest’uomo, anni prima, facesse parte degli Oberati…e che poi un po’ a causa della sua Oberosità, fosse finito in un giro di pensieri un po’ sbroccati fra i quali anche la voglia di farsi di ero o di bere o di tritarsi fegato e palle con pensieri deliranti poco social e molto “beautiful mind”, del tipo manie di persecuzione  e autocommiserazione fatale.

È capitato poi che quest’uomo decidesse di curarsi in maniera adeguata, risalendo la china e flirtando con  il ripristino di una condizione di vita accettata.

Un po’ di tempo prima però, a causa di un accumularsi di stress legato ad una condizione di lavoro Oberosa, il suo Oberato psichiatra era stato vittima di un arresto cardiaco piuttosto grave…tanto grave da fargli cessare l’attività.

Molti pazienti di questo psichiatra si erano presentati agli sportelli sociali della regione per lamentare l’assenza improvvisa della figura terapeutica…altrettanti impiegati degli sportelli sociali, già di per se Oberati, non avevano trovato materialmente il tempo di accompagnare l’utenza nella ricerca di nuovi psichiatri…anche perché gli psichiatri di norma sono Oberati e molto molto ma molto difficilmente accettano nuovi pazienti.

Le professioni dell’ascolto, quelle birbanti…

L’uomo in questione aveva chiesto a me una mano per trovare un nuovo studio psichiatrico, lui ne aveva bisogno urgentemente.

Avevo pensato che forse la persona chiave in questo passaggio poteva essere incarnata dal medico curante dell’uomo…una ricetta medica può aprire molte porte…forse tramite l’aiuto di un medico generico, uno psichiatra avrebbe accettato più facilmente un nuovo paziente…l’ho pensato, a dire il vero, anche perché in quel periodo ero a mia volta piuttosto Oberato e sentivo il bisogno di delegare anche solo parzialmente, determinati compiti ad altre figure professionali della rete sociale. L’incarto dell’uomo era considerevole e c’erano anche diverse questioni amministrative da risolvere, questioni che competevano l’ambito medico-psichiatrico.

Pensai di telefonare al dottore…che però si era dichiarato Oberato…affermando di poter ricevere il paziente, si, ma solo per via del fatto che era già suo paziente (ok)…e che comunque avrebbe potuto riceverlo solo dopo due settimane circa.

L’uomo soffrì un po’ fra alti e bassi, ma poi si recò dal suo medico…che però non era riuscito a trovare un nuovo psichiatra per l’uomo. Quando l’uomo si presentò all’appuntamento, attese due ore in sala d’aspetto, per poi trovarsi davanti un dottore sfinito, privato dell'udito e anche di una certa forma fisica...un medico evanescente diciamo, ne carne ne pesce, ne in questo, ne in quello.

Le professioni dell’ascolto...avevo scelto una professione dell’ascolto, ma non riuscivo ad ascoltare come volevo…non sempre perlomeno...a volte poi non mi sentivo ascoltato, altre volte non riuscivo ad ascoltarmi.

Ragionavo su queste e su altre cose, mentre indugiavo sul da farsi ancora per un po’.
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