Indugiavo sul da farsi come chi…come
chi, vediamo…come chi indugia sul da farsi…e basta…certe volte i paragoni
proprio non ci stanno…io indugiavo sul da farsi come nessun’altro mai abbia mai
indugiato su nessun’altra cosa al mondo e in nessun’altro modo; che espressione
obsoleta poi…indugiare sul da farsi…aspettare, attendere, o in qualche modo
sospendersi, paralizzarsi, davanti al da farsi…da farsi cosa…da farsi come…e
perché farlo? Cosa blocca la persona nell’indugio? Cosa attende la persona a
fare quello che deve fare? Forse la persona è svogliata? No che non lo è. Forse
la persona è distratta? No che non lo è. La persona è confusa forse? Forse lo
è…si, forse è confusa…e sta prendendo del tempo, per ragionare. Forse la
persona è impressionata dal da farsi e non ce la fa bene ad affrontarlo
fluidamente…perché il da farsi è troppo! Per questo indugia ovvero tituba,
tentenna…che poi son due parole più efficaci per descrivere la condizione di
chi davanti al da farsi smette di fare…è come quando cade la linea del telefono
e questo fa tututut e diventa ti ti ti tututu bababante…te…te…va in tilt e ti
lascia in sospeso la conversazione. Tentennare invece mi sa più di
stralunato…il cervello cigola, è ubriaco fradicio…, vede le stelline svolazzare…racchiude
così tanto che focalizza così poco…e dunque ti fa aspettare un po’…a volte
minuti, ma anche ore, o giorni. Il da farsi era li…ma io mi limitavo ad
osservarlo, provandone un minuscolo boccone per volta, incapace di divorarlo
perché saturo e sfamato…perché ricoperto di alimenti e privato della normale
condizione psicofisica, leggera e capace, rilassata e utile…ero inutile in
mezzo a tutto quel da farsi.
In ogni caso…tentennavo e
titubavo e pensavo che perfino l’aggettivo obsoleto risultava obsoleto ma che
al contempo era un vocabolo meraviglioso e voluminoso e non liquido, ma solido,
un vocabolo nato da un parto naturale. Davanti a me una marea di cose da fare e
io pensavo al vocabolo Obsoleto e poi pensavo ad altre parole che potevano
iniziare con la lettera O, come ad esempio orchidea, ocarina, orca, ostrica,
obice, oracolo, orifizio, octopus, osanna nell’alto dei cieli e ostello della
gioventù…obice l’avevo già pensata?…Le parole le passavo in rassegna con la
mente e con la voce e continuavo ad aspettare per iniziare a fare le cose che
c’erano da fare…il fatto è che dal mio ufficio era appena uscito un uomo…lo
ammetto…non tentennavo così a caso…era successo qualcosa di preciso…avevo avuto
un incontro con un uomo, nel mio ufficio…che poi diciamolo pure, era l’ufficio di
un operatore sociale, ovvero il mio ufficio, visto che io ero un operatore
sociale.
L’uomo si era lamentato di una
cosa ben precisa.
“Siete tutti dei fottuti Oberati”
mi aveva detto.
Gli Oberati, una nuova razza…gli
Oberati, coloro che NON stanno gestendo il mondo perché sono troppo occupati ad
accettare condizioni lavorative mirate a riempirgli i minuti e le giornate, in
funzione di una carriera che NON riescono a godersi. Gli Oberati non ascoltano,
hanno disimparato; gli Oberati frammentano i loro pensieri fra questo e quello
e non sono mai ne in questo ne in quello.
È capitato che quest’uomo, anni
prima, facesse parte degli Oberati…e che poi un po’ a causa della sua Oberosità, fosse
finito in un giro di pensieri un po’ sbroccati fra i quali anche la voglia di
farsi di ero o di bere o di tritarsi fegato e palle con pensieri deliranti poco
social e molto “beautiful mind”, del tipo manie di persecuzione e autocommiserazione fatale.
È capitato poi che quest’uomo decidesse
di curarsi in maniera adeguata, risalendo la china e flirtando con il ripristino di una condizione di vita
accettata.
Un po’ di tempo prima però, a
causa di un accumularsi di stress legato ad una condizione di lavoro Oberosa,
il suo Oberato psichiatra era stato vittima di un arresto cardiaco piuttosto
grave…tanto grave da fargli cessare l’attività.
Molti pazienti di questo
psichiatra si erano presentati agli sportelli sociali della regione per
lamentare l’assenza improvvisa della figura terapeutica…altrettanti impiegati
degli sportelli sociali, già di per se Oberati, non avevano trovato materialmente
il tempo di accompagnare l’utenza nella ricerca di nuovi psichiatri…anche perché
gli psichiatri di norma sono Oberati e molto molto ma molto difficilmente
accettano nuovi pazienti.
Le professioni dell’ascolto,
quelle birbanti…
L’uomo in questione aveva chiesto
a me una mano per trovare un nuovo studio psichiatrico, lui ne aveva bisogno
urgentemente.
Avevo pensato che forse la
persona chiave in questo passaggio poteva essere incarnata dal medico curante dell’uomo…una
ricetta medica può aprire molte porte…forse tramite l’aiuto di un medico
generico, uno psichiatra avrebbe accettato più facilmente un nuovo paziente…l’ho
pensato, a dire il vero, anche perché in quel periodo ero a mia volta piuttosto Oberato e
sentivo il bisogno di delegare anche solo parzialmente, determinati compiti ad
altre figure professionali della rete sociale. L’incarto dell’uomo era
considerevole e c’erano anche diverse questioni amministrative da risolvere,
questioni che competevano l’ambito medico-psichiatrico.
Pensai di telefonare al
dottore…che però si era dichiarato Oberato…affermando di poter ricevere il
paziente, si, ma solo per via del fatto che era già suo paziente (ok)…e che
comunque avrebbe potuto riceverlo solo dopo due settimane circa.
L’uomo soffrì un po’ fra alti e
bassi, ma poi si recò dal suo medico…che però non era riuscito a trovare un
nuovo psichiatra per l’uomo. Quando l’uomo si presentò all’appuntamento, attese
due ore in sala d’aspetto, per poi trovarsi davanti un dottore sfinito, privato dell'udito e anche di una certa forma fisica...un medico evanescente diciamo, ne carne ne pesce, ne in questo, ne in quello.
Le professioni dell’ascolto...avevo scelto una professione dell’ascolto, ma non riuscivo ad ascoltare come volevo…non
sempre perlomeno...a volte poi non mi sentivo ascoltato, altre volte non
riuscivo ad ascoltarmi.
Ragionavo su queste e su altre
cose, mentre indugiavo sul da farsi ancora per un po’.
m
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