“Nuovo sguardo, nuovo anno, nuove mutande e nuovo dopobarba; il nuovo
di nuovo, eppure mai in questo modo. Novità? Un uomo nuovo? No…ho solo comprato
un cd nuovo, ho fatto un leasing nuovo, ho visto un film di nuovo, il lavoro è
nuovo di nuovo, sento che mi muovo e c’è qualcosa che di nuovo si smuove; sono
pieno come un uovo e sto lavorando sodo. Non è che tutto quanto sia poi così
nuovo, è che tutto sta cambiando…e cosa conservare allora? Quali sono i rami che
rimangono? Chi se ne andrà? Chi arriverà? Quali amici perderò? Quali ricordi?
Quali mie identità non mi saranno più utili e silenziose e naturalmente,
moriranno consenzienti su fotografie vecchie?”
Ragionava fra queste frasi grondanti di concetti e vocaboli; si rese
conto di essere calmo…camminava fra il giallo e il marrone, fra la luce e l’iperluce
di quel pomeriggio ceruleo e pallido. Era la fine di dicembre.
“Cammina, taci e lascia andare” si disse a bassa voce. “Rimani piatto,
rimani zitto, rimani calmo, rimani e non cambiare idea” proseguì poi.
Bisbigliava ma le labbra si muovevano e temeva di essere visto.
Eppure quel giorno non c’era nulla di piatto fra i suoi pensieri, ogni
cosa era acuminata, mutevole, però ogni conclusione era simile, stessa radice,
ogni conclusione tendeva ad entrare nella materia, a perforarla facendola
sanguinare, facendone uscire il succo….quel succo che forse poteva anche stare
dentro. Già troppe parole, già troppi giri.
Camminava e taceva…cercava di mantenere fermi i pensieri ma al
contempo ragionava, ragionava e ragionava ancora. Tutto sommato poi sentiva che
non era il momento di intervenire su quasi nulla…sentiva che doveva lasciare
che le cose facessero il loro corso.
Alcune cose però le vedeva scivolare via, strattonate dagli eventi,
dal nuovo…e avrebbe voluto conservarle…avrebbe voluto tenerle li al suo
fianco…eppure nel nuovo lui credeva…il nuovo lo stava accogliendo e lo stava
facendo sentire come mai si era sentito…lo faceva sentire giusto e soprattutto
calmo…ma non giusto per il mondo, bensì giusto per lui…e lo stesso principio lo
si poteva applicare al “calmo”.
Sentiva di essere sul cammino che voleva percorrere, non si voleva
spostare più. Sapeva che stava vivendo le cose così come le voleva vivere da
sempre, ignorando quali congruenze di concause avessero agevolato quella
condizione mentale.
D’un tratto poi si sentì egoista…ma mica in negativo…si sentiva
addosso un egoismo senza pretese…non voleva più nemmeno essere compreso…sentiva
che stava imboccando una strada nuova, che lo stava conducendo ad un mondo
nuovo…nuova per lui…nuovo per lui, ovvio.
Sentiva che alcune persone vedendolo incamminarsi, si stavano voltando
dall’altra parte e si stavano incamminando a loro volta nella direzione opposta.
“E sia”, si diceva. “Fanno bene pure loro”, proseguiva.
Non gli era mai capitato di non sentire il
bisogno di giustificarsi. Camminando lungo l’argine del fiume rivolse la sua
attenzione su di un masso immobile da centinaia di anni; il sole era pallido e
non scaldava, ma c’era. Posò alcune ossa del suo corpo sul masso, altre le
consegnò all’aria, ai suoni, all’acqua che a pochi centimetri dalle sue gambe
scivolava via contradditoria nelle traiettorie. m
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