sabato 18 aprile 2015

Nuovo


“Nuovo sguardo, nuovo anno, nuove mutande e nuovo dopobarba; il nuovo di nuovo, eppure mai in questo modo. Novità? Un uomo nuovo? No…ho solo comprato un cd nuovo, ho fatto un leasing nuovo, ho visto un film di nuovo, il lavoro è nuovo di nuovo, sento che mi muovo e c’è qualcosa che di nuovo si smuove; sono pieno come un uovo e sto lavorando sodo. Non è che tutto quanto sia poi così nuovo, è che tutto sta cambiando…e cosa conservare allora? Quali sono i rami che rimangono? Chi se ne andrà? Chi arriverà? Quali amici perderò? Quali ricordi? Quali mie identità non mi saranno più utili e silenziose e naturalmente, moriranno consenzienti su fotografie vecchie?”

Ragionava fra queste frasi grondanti di concetti e vocaboli; si rese conto di essere calmo…camminava fra il giallo e il marrone, fra la luce e l’iperluce di quel pomeriggio ceruleo e pallido. Era la fine di dicembre. 

“Cammina, taci e lascia andare” si disse a bassa voce. “Rimani piatto, rimani zitto, rimani calmo, rimani e non cambiare idea” proseguì poi. Bisbigliava ma le labbra si muovevano e temeva di essere visto.

Eppure quel giorno non c’era nulla di piatto fra i suoi pensieri, ogni cosa era acuminata, mutevole, però ogni conclusione era simile, stessa radice, ogni conclusione tendeva ad entrare nella materia, a perforarla facendola sanguinare, facendone uscire il succo….quel succo che forse poteva anche stare dentro. Già troppe parole, già troppi giri.

Camminava e taceva…cercava di mantenere fermi i pensieri ma al contempo ragionava, ragionava e ragionava ancora. Tutto sommato poi sentiva che non era il momento di intervenire su quasi nulla…sentiva che doveva lasciare che le cose facessero il loro corso.

Alcune cose però le vedeva scivolare via, strattonate dagli eventi, dal nuovo…e avrebbe voluto conservarle…avrebbe voluto tenerle li al suo fianco…eppure nel nuovo lui credeva…il nuovo lo stava accogliendo e lo stava facendo sentire come mai si era sentito…lo faceva sentire giusto e soprattutto calmo…ma non giusto per il mondo, bensì giusto per lui…e lo stesso principio lo si poteva applicare al “calmo”.

Sentiva di essere sul cammino che voleva percorrere, non si voleva spostare più. Sapeva che stava vivendo le cose così come le voleva vivere da sempre, ignorando quali congruenze di concause avessero agevolato quella condizione mentale.

D’un tratto poi si sentì egoista…ma mica in negativo…si sentiva addosso un egoismo senza pretese…non voleva più nemmeno essere compreso…sentiva che stava imboccando una strada nuova, che lo stava conducendo ad un mondo nuovo…nuova per lui…nuovo per lui, ovvio.

Sentiva che alcune persone vedendolo incamminarsi, si stavano voltando dall’altra parte e si stavano incamminando a loro volta nella direzione opposta. “E sia”, si diceva. “Fanno bene pure loro”, proseguiva.
Non gli era mai capitato di non sentire il bisogno di giustificarsi. Camminando lungo l’argine del fiume rivolse la sua attenzione su di un masso immobile da centinaia di anni; il sole era pallido e non scaldava, ma c’era. Posò alcune ossa del suo corpo sul masso, altre le consegnò all’aria, ai suoni, all’acqua che a pochi centimetri dalle sue gambe scivolava via contradditoria nelle traiettorie.

m

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