giovedì 11 febbraio 2016

Non cercarla


Era tardi per chiamarla ancora notte, diciamo piuttosto che alcuni passeri già stavano parlando ad alta voce. Il fatto è che io ero sveglio da circa tre ore ormai, fissavo la penombra uniforme e azzurra di quell’alba minacciosa d’aborto. Sentivo lo stomaco acido e vuoto soffriggere, sollazzato solo dal pensiero di un caffè ristretto buttato giù con qualche biscotto sintetico. Tentavo, con una premura molto intima, di sperare che la sveglia suonasse prima del pianificato; mi sentivo già molto attivo e la mia testa stava ormai lavorando a regime alterato, producendo saette d’idee e progetti, dandomi falso entusiasmo ad ogni nuovo desiderio indotto…indotto da quel mancato riposo, da quel falso stato di veglia prematuro.

Ero agitato perché quel giorno lo avrei dedicato alla ricerca di una cosa molto importante, lo avevo deciso la sera prima. Appositamente, mi ero dato malato dal lavoro, il capo mi aveva supplicato ma io avevo retto il teatrino.

-          Ti prego, manca personale, non puoi prendere un paracetamolo e stringere i denti? Solo per domani-

-          Ho tirato troppo la corda capo, mi spiace un sacco, se non mi curo ora me la trascino per mesi- avevo risposto asetticamente.

Era vero, la corda era tesissima e pensavo di cambiare lavoro. Quel giorno lo avrei dedicato alla ricerca della calma perduta. Sentivo che avevo iniziato bene, ero pronto, reattivo. Mormorai un insulto indirizzato alla sveglia e la disattivai prima del tempo.

Mi alzai dal letto, illudendomi di riuscire a mentirmi in merito al mio stato d’ansia. Camminavo lento per la casa, controllavo i gesti…ma dentro schizzavo.

Il bramato caffè scese fornendomi meno piacere del previsto, i biscotti non sapevano di un cazzo, ma poco importa, dovevo andare…dovevo cercarla.

Uscendo di casa mi resi conto di avere un accenno di vertigini, inoltre i miei occhi sopportavano male la luce. Mi diressi verso il centro, li avrei pensato alle mosse successive, le idee spaziavano: avrei potuto cercare la calma in una libreria, in un bar, in una sala giochi, sul prato di un parco, in un cinema…avrei valutato una volta arrivato in centro…ne ero convinto, ne ero sicuro.

Con un tram arrivai a circa un chilometro dalla piazza principale, a quel punto preferii scendere e camminare, per iniziare a godermi la città, per iniziare a cercare la calma perduta.

Dopo cinque passi iniziai a rendermi conto che tutto era ancora chiuso; dalle librerie ai cinema, dalle sale giochi ai caffè. Mi diedi dell’idiota, in ogni caso continuai a dissimulare l’ansia che stavo provando…pur sapendo che era tutta colpa sua.

-          Fuoco al culo del cazzo- mormorai sprezzante.

Arrivai in Piazza e scelsi una panchina vicina a degli alberi, pensai che avrei potuto iniziare a cercare la calma osservando la città risvegliarsi, attivarsi, sbocciare. Dopo trenta minuti mi accorsi che il traffico attorno alla Piazza mi stava solo infastidendo e che guardare i bottegai alzare le saracinesche con calma conversando con i colleghi del più e del meno, mi faceva solo sentire più stupido, più ansioso.

Iniziai ad avere i primi dubbi ed i primi ripensamenti verso le dieci del mattino, quando dopo aver camminato per un paio d’ore a zonzo iniziarono a farmi male le gambe, e la gola prese a bruciarmi a causa dello smog.

Al mercato la mia calma non c’era, troppa puzza; nella libreria i libri costavano troppo, non era un luogo per la mia calma; la sala giochi era troppo rumorosa; al cinema non c’era un cazzo in programma fino alle cinque del pomeriggio. La città mi sembrava più fastidiosa di quando la frequentavo per lavoro.

Verso mezzogiorno mi sentivo totalmente frustrato, perché mi ero alzato apposta per cercare la calma perduta, ero uscito di casa molto presto sentendomi quasi uno di quei contadini che parlano con la natura, eppure quella stronza non tornava, quella stronza chissà dov’era. Tutto questo casino per niente, avevo anche sprecato un giorno di malattia che potevo tenermi in buono per qualche altra occasione…ma perché mi sento così incompatibile con me stesso?

Decisi che mi sarei fermato per mangiare qualcosa in qualche paninoteca, magari sorseggiando con calma una birra fresca. Così feci, ma mi sentii solo. Uscito dal locale mi sedetti sul muretto che circondava la piccola chiesa di quel quartiere tranquillo, pensai di digerire con calma il pasto. Mi sforzai di respirare a fondo, conoscevo tecniche di training autogeno.

Dopo alcuni istanti sentii come un fruscio alle mie spalle, verso il basso. Mi voltai e guardai dall’altra parte del muretto, in direzione del prato immacolato e fresco.

Un anziano piuttosto sporco era rannicchiato sotto ad una coperta e sopra ad uno strato di cartoni anch’essi sudici e vecchi. La sua testa, avvolta da una cuffia da nuoto, faceva capolino come se fosse un fungo enorme fra le foglie secche. La coperta sembrava comunque accogliente e il viso del vecchio era apparentemente rilassato. Capii che l’uomo si stava per svegliare, poco dopo infatti aprì gli occhi lentamente e nello stesso modo iniziò a stirare tutto il corpo da sdraiato. Arti e ossa si animavano sotto a quella scarlatta coperta che mi sembrava comoda. La danza durò per un paio di minuti buoni, poi l’anziano si mise seduto, ancora non mi aveva notato. Mosse lateralmente la mandibola, prima a destra poi a sinistra, rimase intontito a fissare il prato, pensai che stava ripensando a un bel sogno appena fatto. L’anziano guardò in alto, verso il campanile e proprio mentre iniziava a farsi il segno della croce mi notò.

I nostri occhi si incrociarono a circa due metri di distanza, eravamo vicini, l’aria ancora fresca di quella giornata di inizio primavera, probabilmente ci fece provare sensazioni simili. Poi il vecchio parlò e la mia giornata si risolse:

-          E tu chi cazzo sei- mi chiese con mio stupore. La sua voce era di una tonalità esile e acuta, però era rilassata, lui era calmo…aveva la sua calma.

-          Buongiorno, mi sono seduto qui per digerire-

-          Ma vaffanculo va- mi rispose sghignazzando e stringendo gli occhi trasformando il suo sguardo in quello di un pacioso topo felice.

-          E perché mi sta mandando a fare in culo?-

-          Perché a trent’anni ti fermi per digerire?-

-          Si-

-          E allora vaffanculo-

-          Il fatto è che mi stavo anche annoiando-

-          Perché ti annoi?-

-          Cercavo un po’ di calma e non l’ho trovata-

-          Cercavi un po’ di calma o cercavi la tua calma-

-          La mia calma-

-          Io la conosco, me la sono scopata- emise un sibilo che era solo il preludio di una risata lunga e tranquilla. Non so come o perché, ma lo stavo invidiando.

-          Ti sei scopato la mia calma vecchio?-

-          Non mi chiamo vecchio, io sono il tuo giorno odierno-

-          Chi cazzo sei tu?-

-          Sono il tuo giorno e non è una buona cosa quando uno si sveglia prima del suo giorno, peraltro agitandosi-

-          Ok, buongiorno, facciamo che ci credo, tu sei il mio giorno…mi sai dire dov’è la mia calma?-

-          È ancora a casa tua coglione, proprio dove dovevo venire io fra circa un’ora a svegliarti-

 

Il mio giorno si rimise a dormire senza neppure congedarsi…dunque io tornai a casa.

Arrivato davanti alla porta sentii una voce di donna che cantava una melodia lenta e dalle note lunghe.

Mi spaventai però riuscii ad aprire la porta. Nel mio letto c’era la mia calma.

-          Dove sei stato?- mi disse smettendo di cantare.

-          A cercarti-

-          Io ero qui…prendi il vino e vieni a letto-

 

Presi il vino, due bicchieri, un libro e andai a letto.

 

 

M

Un giro veloce sui social-Carlito Jefferson (senza diagnosi)


-Faccio un giro veloce sui social Maaa- gridò Carlos dalla stanza.

La madre di Carlos, Peppa, che era in cucina a sbattere, si arrestò, strizzò gli occhi per cercare ancora qualche goccia di pazienza dentro all’ippotalamo o a qualche altra area cerebrale…la trovò…una goccia sola, che fece entrare in circolo tramite respirazione…poi disse con tono alto:

-Carlito non puoi avere un profilo per entrare nei social, ne abbiamo già discusso tatone-

-Fottiti troia imbalsamata io ho quarant’anni e ho diritto ad avere un profilo per i social! Che cazzo ne sai tu di Twitter, Badoo, Instagram, FACEBOOOOOOK!!-

-E che cazzo ne saprai tu, aborto psicotico di merda- mormorò Peppa trattenendo poi una risatina isterica

-Cosa hai detto Mamma??-

-Nulla Carlito, ho solo detto che nemmeno tu sai molto dei social-

-Mamma non farmi piangere cazzo, io ne so! Ne so! Ne so! Una volta ero da Manuel e ci sono entrato e ci ho fatto un giro e ho visto tutte quelle cose…Mamma nei social la gente si impegna!-

La Signora Peppa però non ce la stava facendo…si stava già togliendo il grembiule, stava già spegnendo il forno con dentro il polpettone, stava già bagnando con l’acqua l’olio caldo con sopra frittelle di melanzana dentro alla padella di teflon dell’Ikea…stava già uscendo per andare a perdersi per le vie del centro…per andare a fare finta di essere anonima a se stessa, finta che suo figlio non era schizzato e insopportabile, finta che quella città fosse su un altro pianeta.

Carlos udì l’olio della padella urlare prima di annegare nello sfrigolio, udì il picchiettio delle manopole del forno che giravano in senso antiorario, udì il rumore delle scarpe con la suola in sughero di sua mamma Peppa che si avvicinavano all’uscita del piccolo appartamento…chiavi, maniglia, porta chiavi…e poi silenzio.

Un giro sui social, una dose di input misti…lo voleva, voleva stare sui social, viverli, sarebbe stato come essere Superman in una piazza di Tokyo…superman giapponese, che capiva il giapponese e leggeva nella mente di tutti…sui social puoi leggere nella mente della gente, ognuno fa quel giochetto di dire cose intime di se…facendo finta di dirle a se, ma sapendo che le stavano vedendo 30, 80, 300, 1250 amici, persone, che poi cliccavano “mi piace” e così facendo rendevano visibile quello che tu pubblicavi anche ai loro amici, che non per forza erano amici tuoi. Praticamente tu aprivi un social e vedevi quello che persone sconosciute avevano da dire…anche se queste non erano tuoi amici!! Loro non sapevano nemmeno che tu stavi vedendo, ma erano consapevoli del fatto che sconosciuti avrebbero visto! Nei social non c’erano malattie, non c’erano odori o bava agli angoli della bocca…non c’erano denti gialli o abiti sudati, non c’era carne vecchia e nessuno poteva vedere dentro agli occhi degli amici...un giro sui social.

-Tatone un cazzo- mormorò Carlos dirigendosi verso la stanza della mamma.

La mamma aveva un PC e lui lo accese…voleva farsi un giro, un giro sui social.

La mamma aveva messo una password al PC…

-Puttana-

Carlos provò alcune password: Carlos (non valida); Tatone (non valida); Figlioschizzato (non valida).

Si arrese.

Carlos si alzò e si vestì…prima di uscire aveva addosso i pantaloni della tuta grigia, le ciabatte bordeaux morbide sulle calze di spugna bianca, la felpa gialla e una giacca verde…si guardò un po’ allo specchio, si schiarì la gola, passò una mano sudaticcia su barba e baffi…quei peli avevano bisogno di aria e vita. Prese un po’ di soldi da un cassetto della Peppa.

Uscì…

Era in strada…iniziò a chiedere dove poteva trovare un internet caffè.

Durante la prima mezz’ora chiese principalmente in alcuni bar frequentati da pensionati e nessuno seppe aiutarlo, mangiò tre berliner e bevve due cappuccini…poi andò al parchetto dai tossici e anche li non trovò l’informazione, fumò una sigaretta con alcuni uomini e una donna con del sangue sulle ginocchia…andò fuori da una scuola materna e chiese ad alcune maestre che erano in ricreazione e venne allontanato. Infine chiese a un commesso di un negozio di elettronica che era ubicato sotto ad un portico, che gli riferì che all’interno del negozio avevano un terminale dal quale si poteva navigare per pochi soldi all’ora.

Carlos rimase felice dell’informazione ed entrò, accomodandosi sulla morbida sedia da ufficio nera e rotonda e gommosa, un po’ nascosto dietro alle scansie dei cavi ethernet, si sentì già più importante…era il suo sedile della navicella spaziale…entrò nel web e aprì Facebook…doveva crearsi una mail e una password…incredibile quel potere, si sentiva già più importante, più smart, più intelligente…voleva farsi un fottuto giro sui social.

Creò l’account di facebook: carlosocial1975@gmail.cof / password: carlosnelweb1975

Trovò geniale il fatto di unire con la lettera S la parola Carlos e la parola Social.

Chiesero lui un nominativo: Carlito Jefferson

Quel giorno mandò moltissime richieste di amicizia a caso, la sua foto del profilo mostrava un complesso di palazzi tutto di vetro, aveva trovato la foto su google, digitando “palazzi di vetro Singapore”.

Sempre quel giorno fece un giro sulla homepage di Facebook, notando alcune foto e alcuni filmati, parlavano molto del presidente e dell’Isis, vide alcuni spezzoni di azioni calcistiche fenomenali, vide alcuni gatti cadere in acquari, rise. Poi si concentrò un attimo sul suo profilo, inserì alcune informazioni: città natale, città di domicilio attuale, data di nascita, sesso, lavoro…per il lavoro provò un pochino di imbarazzo, ma alla fine ci passò sopra e scrisse “ingegnere”…

Sentì come un senso di vertigine tornando sulla Homepage, sentiva come di volersene andare…poi dei disegnini rossi apparvero sullo sfondo blu, i primi amici stavano arrivando, si commosse…andò a guardare la loro pagina…c’era una che si chiamava Carfagna da Parigi e un altro che si chiamava Prinz Lo Prinz...Carfagna aveva appena postato ventisette minuti prima una frase saggia: “Non importa quanto hai sofferto, ti innamorerai di nuovo, sarà più bello di prima e farà più paura che mai” Fabio Volo.

Carlos si sentiva compreso…e allora cliccò su Condividi. Poco dopo Carfagna da Parigi mise “like” alla sua immagine con la frase stupenda…Carlos si sentì pervaso da un calore elettrizzante e si voltò istintivamente per vedere se il commesso stava guardando…il commesso si faceva i cazzi suoi con il suo profilo fb. Carlos pensò di diventargli amico sul web…cercò il nome del negozio “Elettrotecnica Fulgini”, due persone erano state li, non c’era una pagina, peccato. Una delle due persone era un uomo, poteva essere il commesso proprietario? Carlos inviò all’uomo una richiesta di amicizia.

Poco dopo il commesso proprietario, dietro al monitor di cassa bisbigliò: “ma questo chi cazzo è”, ma nessuno lo udì.

Carlos si ricordò che doveva pagare e che quel giorno aveva portato pochi soldi, se ne andò.

La sera non disse nulla alla mamma Peppa, che dal canto suo si era un po’ calmata.

L’indomani aspettò che la Peppa uscisse per andare a bere uno sprirz con un’amica sarda e andò diretto al negozio di elettronica e si portò più soldi.

Si sedette, inserì i suoi dati ed entrò in Facebook…fu allora che accadde, fu durante quelle quattro ore filate di navigazione che accadde, la sua psicosi forse, o la sua fantasia…

Carlos entrò…e iniziò a scorrere la rotella del mouse…si sentiva uno scienziato che zummava su un virus o su un organismo che avrebbe rivoluzionato l’umanità; si sentiva un ispettore di qualche squadra speciale che analizzava le telecamere a circuito chiuso di una metropolitana, dopo un attentato; si sentiva un avventuriero davanti ad un luminoso reperto storico…si sentiva nuovo e moderno, potente e veloce, liquido.

L’Isis aveva ucciso ancora facendo sgozzare un prigioniero a un bambino di 12 anni, un filmato mostrava come friggere le carote in pastella (andavano bene anche come dessert). Oggi è il compleanno di Susalina Guendy e di altre 14 persone, fai loro gli auguri. Schillaci ai mondiali del ’90 che correva con gli occhi sbarrati (per tutti quelli che questo momento lo hanno vissuto in diretta TV), lo chef di Masterchef che butta un piatto pieno di carne nella spazzatura dicendo “pisovscit tu prendi pekulo tuti noi con tuo piato è ofesa ässol”, Peta condivide i filmati di un vitello che viene strappato alla madre mucca fra muggiti e calci e coltellate. Un giapponese mangia spaghetti di riso piccanti e ride; frase saggia: non seguire il sentiero già tracciato, segui un sentiero sconosciuto e lascia una traccia; poesia di Alda Merini sui folli (like da parte di Associazione Peppino Impastato); Attacco di Matteo Salvini ai Rom (like da Torna Benito Torna); video dei Rom che mostrano le loro case nel fango in periferia di Milano (201 like e 67 commenti-mostra commenti precedenti-commento di Ennio Zannio Cozzio “allora era meglio vivere sotto alle bombe?” 7 risposte-risposta di La Robi Duarte Perez “guarda che son Rom mica Siriani”; due gatti che lottano e in sottofondo i versi di un combattimento di Kunf Fu. Alessandra Amoroso. Foto di orsi polari con la scritta “Che bello essere un orso polare, che brutto essere un orso polare: l’orso Bi-Polare”. Obama accusato di essere un rettile (con prove fotografiche della somiglianza con un rettile); scie chimiche sopra Belgrado sarebbero la prova che la guerra c’è stata e ha partecipato anche un forma aliena. I migliori goal di Baggio, i dribbling di Zidane (like di Carfagna da Parigi). Frase saggia: ama come non ci fosse un domani; frase saggia: trova ciò che ami e lascia che ti uccida; frase saggia: è solo quando avrai smesso di inseguire le cose sbagliate che darai la possibilità alle cose giuste di raggiungerti.

Rotella rotella rotella.

Best K.O in MMA of 2015, Pagina: Cucina con Cristina, Pagina: hot jap girls smoking and eating chocolate (sponsorizzata). Attilio Lombardo Pelato Bastardo Sampdoria nel Kuore, incredibile video dell’incidente stradale e ferroviario avvenuto nella provincia cinese di Bon Ton; la rivincita del toro, torero incornato (video); agente USA uccide otto colleghi e i talebani rivendicano l’atto, Tutto l’Iran in piazza al grido “la guerra è santa”, Santa Claus in un ascensore bloccato: “aiuto sono Claus trofobico” (con immagine Santa Claus che beve Coca Cola); Sede ONG del Sud Africa bruciata; video Shock Le Iene intervistano i Vip che non sanno nulla di geografia italiana.

Carlos iniziò a mettere like a tutto, a ogni cosa.

Gina Pilotina scrive: San Valentino si avvicina.

Kazio Mazzo scrive: Non so voi ma io sono stufo di girare nei soliti posti non c’è mai niente da fare e poi come se non bastasse paghi na cifra…pure qui in facebook io voglio ripulire il mio profilo da certe amicizie falsi del kazzo parlate in faccia dite le cose in faccia non avete le palle vero? Oggi voglio proprio dire le cose come stanno a tutti…che viviamo in un posto dimmerda e ce gente ke non si fa i kazzi suoi…fanculo non mi rompete più le palle-9 like-1 commento di Catarra Verdi “Kaz ma ke succede? Dove 6?”-1 risposta “ee lascia perdere Cata tu almeno sai di cosa parlo e mi kapisci”- 1 risposta “Si vai tranquillo ke per qualsiasi cosa ci sono”-questa risposta piace a Kazio Mazzo e a Orsola Atroce. 1 commento di Orsola Atroce “mandali tutti affanculo Kazio e resisti, stasera comunque sono in giro ti porto io in posti ok”.

Geraldo Baldo condivide un post di Nelson Mandela Fans Club: Non esistono grandi scoperte nel reale sviluppo finché sulla terra ci sarà anche solo un bambino infelice. Bobo Bolscevico mette like e commenta il post di Geraldo “Vero Ge...condivido a pieno…con il collettivo stiamo promuovendo un nostro evento di raccolta fondi a favore di un villaggio del Burkina, fai girare vengono a suonare anche i Reggae Bomba e gli Skazzi…centro sociale Mandala”-Geraldo risponde “ci sarò bella, faccio girare…resistere.”

Frase: Se progettiamo strade per automobili e traffico troveremo automobili e traffico, se progettiamo strade per sogni e persone troveremo sogni e persone”, sempre e per sempre Juve Merda, Pagina: noi che siamo stati adolescenti negli anni novanta (foto di game boy, DAS, Crystal Ball, Mc Gyver, A-Team); ritratto di Van Gogh (il Postino); foto di Salgado (like da parte di Comunità Pro Ateismo Israele). Svolta e Rivolta scrive: vota si il 29 febbraio a favore di posteggi più ecologici e che rispettino le condizioni salariali dei dipendenti della Microtecmacbitbiocip. Forza destra di Stato scrive condivide un link: clandestini marocchini stuprano giovane studente romana in pieno giorno e romani li massacrano di botte (con foto di tre marocchini trafelati su una barca che affonda vicino a una riva)-segue commento di Giotto Veneziano “tutti a casa quelle merde, bene han fatto bene a menarli”-segue commento di Carla Da Darla “e noi siam qui che li manteniamo, prendono un sacco di soldi al giorno”-segue commento di Pugachov Oblomov “fake, non credeteci è una bufala del cazzo”.

Carlos iniziava a sentirsi strano, come in uno stato di trans, la rotella andava e andava e gli input si sommavano ma lui non riusciva come invece credeva ad affermarsi sul social, non riusciva nemmeno a tenere un filo logico…cosa avrebbe potuto dire? Come poteva saltare su quel treno pieno di merce in corsa? Da qualche parte doveva iniziare e così lo fece…voleva piacere, voleva sentirsi parte di qualcosa e dare un senso alla sua esistenza che non comprendeva:

Carlito Jefferson scrive: “Stranieri di merda, dovete morire, toccate ancora le nostre donne e divento una bestia”.

Subito Lolla Ingolla mise like e commentò “Carlito hanno toccato qualche tua famigliare?”-risposta di Carlito Jefferson “No ma una la conosco, son stati dei francesi”-Lolla mise like-un commento da parte di Provenzo Formaggio del Nord “Franesi? Algerini o Neri?”-Risposta di Carlito Jefferson “Gente di Parigi, stranieri insomma, incredibile, tremendo”-Commento di Provenzo “Ma come di Parigi, Mussulmani?”-Risposta di Carlito Jefferson “Non erano di qui…a me è questo che fa incazzare”-Risposta di Rosso Malpelo “Cosa vuol dire coglione che se erano di qui potevano menare la tua amica senza problemi?”.

Carlos diventò paonazzo, fuori pioveva, il negozio di elettronica era entrato in una sinistra penombra, il commesso continuava a farsi i cazzi suoi nel suo facebook e non aveva ancora risposto alla richiesta di amicizia di questo Carlito Jefferson. Carlos dal canto suo era imbarazzato, forse si era esposto troppo? Perché Rosso Malpelo gli aveva dato del coglione? Provò con qualcos’altro.

Carlito Jefferson pubblica una foto: Foto di Gino Strada in bianco e nero con sigaretta, su sfondo paesaggio di guerra e in alto una E rossa, di fianco al volto di Gino Strada la citazione del medesimo “i diritti umani devono essere diritti di tutti gli umani, se no diventano privilegi”.

Rosso Malpelo commenta lo stato di Carlito Jefferson: “Carletto, ma sei scemo?”.

Carlos iniziò ad entrare in uno stato di panico…si era beccato dello scemo! Rosso Malpelo non era affatto suo amico! Poi capitò che La Giovannona e Personal Trainer Hit misero like al commento di Rosso Malpelo, ma non erano manco fra le sue amicizie. Carlos provava difficoltà nel gestire le emozioni e la comunicazione in facebook, dunque rispose a Rosso Malpelo:

Risposta di Carlito Jefferson: “Non sono ne coglione ne scemo, tu fatti i cazzi tuoi e se non ti piace cosa pubblico non guardare”- Cicera del Diavolo mise like al commento di Carlito e lui scosse un po’ il pugno chiuso e sorrise di sollievo- Risposta di Rosso Malpelo “Ma cosa dici pirla, è come dire che vai in piazza a fare la cacca e pretendi che la gente se non vuole essere disturbata da quello che fai volta la faccia dall’altra parte”-subito dopo Kane Dio Da Istanbul commenta “lascia perdere Rosso, questa qua è la classica gente che non sa argomentare ne difendere le proprie opinioni, sarà un qualche deputato che ha scoperto facebook…ue deputato come si vive alle spalle degli altri?”.

Carlos rimase in silenzio…incredulo…stavano pensando di lui che era un Deputato? Ma come era possibile? Si sentò onorato di questo, recuperò vigore, si sentì accettato...o comunque accettabile...tutto era accettabile, tutto era li e dunque incancellabile, non ammazzabile, accettabile per forza.

Carlos rispose al commento di Kane “ciao Kane, si si vive bene, ma occhio alle spalle e si sono un deputato”.

Poi si scatenò e condivise di fila:

-          Meteo odierna, luce di giorno e buio di notte, pioggia in caso di pioggia

-          Falsi nipoti smontano Fiat Panda e con le varie componenti costruiscono un album di famiglia che li fa diventare dei nipoti veri-bufala o verità? (con foto)

-          Oroscopo del giorno- Cancro, ma forse è un’ernia (con foto di Garfield che ride e la scritta “frasi bastarde”)

-          Frase di Osama Bin Laden con foto: Le torri gemelle erano obiettivi legittimi, esse sostenevano il potere economico degli Stati Uniti.

-          Video di Cheerleaders che cadono

-          Video di adolescente che fa la cacca in piscina e i suoi amici fuggono

-          Album fotografico “io solo io, semplicemente io, marinaramente io” di Prosciutta Cotta (con like di Prosciutta Cotta e successiva richiesta di amicizia inviata a Carlito, amico in comune Cristo Santo).

-          Pagina: Herbalife, lavora da casa senza paura di ingrassare e caricando la tua energia interiore con la polvere.

-          Pagina: Pedro Almodovar

-          Pagina: Fascio, semper fidelis

-          Pagina: La famiglia è composta da un uomo e una donna, tutto il resto è morbo

-          Pagina: Freddie Mercury

-      Foto di Patty Pravo in comparazione al cane volante de La Storia Infinita (Falcor), sono uguali.

-      Video Shock: vittima di bullismo distrugge bullo e gli amici lo filmano-con sondaggio "cosa poteva fare il bullo?".

Sarebbe stato bello, bellissimo, tornare l’indomani e vedere quante notifiche gli sarebbero arrivate.

Prima di tornare a casa però, visto che aveva preso coraggio, decise di creare una pagina…non sapeva bene come fare ma non fu complicato:

Carlito Jefferson ha creato una pagina: Vaffanculo Rosso Malpelo (con foto di una mano che fa vaffanculo).

Chiuse Facebook e spense il computer…si sentiva bene…stanco come dopo una giornata di lavoro al supermercato, il suo vecchio mestiere. Non aveva nulla in testa, i suoi pensieri erano rimasti frastagliati e appiccicati in mille luoghi diversi.... Prima di uscire dal negozio di elettronica pagò il commesso proprietario, lo guardò serissimo negli occhi, il commesso non comprese molto bene, si inquietò, ma rimase zitto.

Carlos uscì dal negozio e agguerrito ma discretamente sibilò: “domani te lo chiedo col messaggio privato, perché cazzo non accetti la mia richiesta di amicizia, bastardo”.

 m

martedì 9 febbraio 2016

Che vita...dissi nuotando


-C’è sempre stato, nella storia dell’umanità, un nero bagnato e affannato…c’è sempre stato un nero che nuota per scappare, per ritornare…un nero rapito e reso scomparso, o reso schiavo. Non è che dico Nero per dire nero africano…io intendo tutti, ognuno di noi…siamo tutti neri, o froci, o siero positivi, o puttane, o figli illegittimi, siamo tutti queste cose tutte insieme-

-Usi a sproposito certe parole?-

-Ma no, le uso e basta! Non ci si può illudere di essere superiori, forti, diversi…-

-Illudere? In che senso illudere…-

-Secondo me uno trova un lavoro, si fa una casa, una famiglia…e finisce per dimenticarsi che dentro di lui c’è anche uno sprovveduto, un clandestino, un fuggitivo, un impaurito e nullatenente…anzi io direi piuttosto che siamo tutti sprovveduti e spaventati…e allora che cazzata questa cosa della sicurezza-

-Ma in che senso che cazzata…la sicurezza poi, è importante no?-

-Ma come dai…ma tu non senti la precarietà della condizione umana?-

-Nel senso che siamo tutti mortali e cazzate di questo tipo?-

-No…nel senso che ci diamo delle arie e perdiamo di vista il fatto che potremmo vivere con meno…che biologicamente siamo importanti quanto un cactus o un lombrico, eppure ci perdiamo in stronzate-

-E quella cosa dei neri che nuotano?-

-Dai tempi in cui non c’erano le aspirine noi occidentali, consumisti di emozioni, scomodiamo tutti gli altri abitanti di questa pallina di merda in volo. È come se fosse scritto, noi per essere felici a un certo punto dobbiamo ANDARE…dobbiamo comprare, visitare, conquistare, rompere le palle a qualche indio e farci le foto con lui…oppure, come abbiamo fatto in passato, passargli la sacra consapevolezza della diversità…dirgli che è diverso e più precisamente è inferiore…scarichiamo su di lui il diverso che abbiamo dentro-

-Ma aspetta…ognuno è libero su questa terra…è libero di fare come desidera e con gli scopi che preferisce…e poi ci sono modi per ANDARE e non rompere le scatole…e poi al giorno d’oggi dai, è diversa la storia…basta cazzate sul colonialismo-

-Si, suppongo…ma è sempre consumare emozioni, consumare mondo-

-Ma sei arrabbiato? In fondo la vita è una no?-

-No scusa…è che c’è quella verità inarrivabile che a volte mi fa il solletico-

-A volte non ti capisco…-

-Lo so, ma non farmi sentire diverso adesso-

m