martedì 30 dicembre 2014

Kyoto


Percorrendo il vuoto

Delle distanze ampie

Giganti eppure vuote

Ho visto con i miei occhi

E sentito con il mio corpo

Che in realtà

Le distanze non sono percorribili

Perché non esistono

Esiste solo l’immenso andare

E l’immensa illusione di partire

E arrivare

Ma siamo come i pensieri dello sbronzo

A volte tristi

A volte vivaci

E soprattutto senza pace

Siamo acqua nel Pacifico

Aria nel Monsone

Non si arriva

Non si va

Ed è impossibile restare

 
 
M

giovedì 25 dicembre 2014

Luna

Questa notte non ti ho osservata Luna, solitamente cerco di esplorarti intimidita dalla finestra, tu luna risplendi su di minuscoli esseri che si muovo freneticamente.
Risplendi sui volti dei viandanti che si aggirano per le strade di notte, alla ricerca di un qualcosa che possa intiepidirli.
Luna, quante volte ho cercato di assorbire la tua luce facendola mia...innumerevoli volte avrei voluto essere lontana come te, e allo stesso tempo far sognare l'animo delle persone.

lunedì 3 novembre 2008, ore 05.58, Pioggia

Mi faccio piccola sulla sedia ed ascolto il ticchettio...della pioggia che s'infrange lungo il davanzale della mia finestra...innumerevoli gocce di pioggia che scivolano dal cielo.
Non ho voglia di alzarmi per andare a chiudere la finestra, voglio ascoltare con l'orecchio teso i tumulti notturni.

I miei pensieri si focalizzano sulla mia esistenza priva di significato, assumono forme diverse, rendono tutto insopportabile.

...osservo le mie mani...sono vuote...vuote come la mia anima...

Cerco di non pensare a quello che mi opprime...ma un leggero dolore al petto mi obbliga ad alzarmi...mi muovo avanti e indietro lungo la stanza...

Cerco rifugio nelle tue parole...parole che mi hanno sempre rassicurata...protetta...

Forse dovrei andare a dormire invece di stare qui sveglia davanti ad un monitor che neanche mi parla...

Ho acceso un'ultima sigaretta nella speranza di placare quest'ansia che mi divora, vorrei riuscire a dormire almeno per qualche ora...vorrei adagiare il capo sul cuscino e sognare mondi fantastici...

ma che cavolo scrivo? Sognare mondi fantastici? Non esistono.

Capita

Richiudo il libro che sto leggendo e questo reagisce con un flaccido flap di stizza davvero poco efficace…è debole in tutto, io lo vedo così, non mi piacciono i libri che invece di raccontare mi annoiano parlando, parlando, restando fermi…penso di averlo offeso, ma non mi sento in colpa.
Lo spacco in due e lo butto via, lontano da me, è rotto, non parla più ora. Lo fisso per un tempo piuttosto corto, mi annoia, sfasciarlo non mi ha procurato effetto alcuno. Mi sento osservato, forse dal personaggio di quel libro, anzi no, dalle pareti, come se ci fossero telecamere ovunque, nascoste fra i granuli della vernice, quella vernice tanto bianca da farmi venire voglia di vomitarci sopra a spruzzo. Ora è questo il mio mondo, bianco, pulito, ordinato, in cui le mie pazzie più intime vengono quotidianamente messe in risalto a causa della perfezione che mi circonda, perché io non sono perfetto, io sono addirittura diventato pazzo, ma mi vogliono rieducare alla perfezione, o perlomeno alla normalità. Fuori è notte, ma qui dentro è giorno, la gente lavora, i neon bruciano e mi accecano forandomi le palpebre, altre persone gridano e le grasse donne delle pulizie strascicano, con quel loro valzer stanco, gli stracci fradici sul pavimento immacolato di squallido.
Anche io sembro la notte, diffondo una sorta di buio tutto intorno a me, ma dentro ho il giorno, un giorno attivo e caotico, uno di quei giorni in cui non sai da dove cominciare e vedi la gente che prende l’auto per andare al lavoro, ma tu non ce la fai, perché non riesci a darti un senso e fissi il soffitto, lo fisso il soffitto. Voglio uscire, voglio fare vedere a tutti che sono ancora capace di dare un senso al mio giorno. Allora ci provo, ma la porta è chiusa, lo so ancora prima di provare ad aprirla, dunque mi blocco. Stringo forte il cuscino, dapprima in un abbraccio affettuoso ed infantile, poi lo afferro con più forza ancora e serro le mani violentemente, sempre più violentemente, lo scuoto, lo lacero, lo spacco in due, spargo per la stanza quel gregge di pecorelle incantate. Sento una musica, una dolce melodia. Il sangue mi pompa e martella nelle vene, su fino al cervello, affluisce, affluisce ed io mi aggredisco, smetto di respirare, sollevo il letto e lo proietto metallico contro la porta che si ammacca sbriciolandosi di schegge, è fragile, forse non se lo aspettava la maledetta. Ormai ho cominciato, mi sederanno. Picchio la testa contro la porta ed è come se una lampo mi si aprisse sulla fronte, sbrodolo rosso e vedo rosso, ma non sto male, non riesco a stare peggio, sento la porta che ride. Un calcio, due, tre, rapidi, sconsiderati, folli almeno quanto mi sento folle io, al quarto una gamba sfonda e passa attraverso, sbrodolo anche dallo stinco, ma so di essere fuori, con altri due calci lo sono. Non c’è nessuno, sono scappati tutti, ritorneranno solo alcuni, solo i peggiori, i più pericolosi. Sono uscito di casa, ho iniziato la mia giornata anch’io, ce l’ho fatta di nuovo, non so ancora se ci credo, ma sono fuori e sto andando al lavoro. C’è traffico, l’autoradio è scollegata, non funziona, non conosco più le strade della mia città, mi inseguono. Non vogliono ancora, non posso, mi sono addosso e mi cantano delle poesie antichissime, le ascolto, mi pungono, punge come punge l’ape, mi infetta di un sonno che un’ape non sa cos’è, vorrei girarmi sulla pancia, per addormentarmi meglio, ma mi tengono fermo, ed infilano le loro dita nelle mie ferite, nella fronte, dentro fino al cranio, attraverso a questo, fino al cervello, lo plasmano ed io non esisto più, ci sono solo le mie paure addormentate che ormai fanno paura solo agli altri e non a me.
Passano giorni, notti che non distinguo, passano infermiere, passano flebo, passano radiografie, passano medicine colorate, passano incubi, esco da quello che credo sia un ospedale in un giorno di sole, nel tragitto in automobile vedo della gente per strada e mi ricordo di quando non ero ancora impazzito, di quando ancora non mi ero accorto di essere troppo sensibile. Mi viene voglia, voglia di tutto, di sudare soprattutto, ripercorro scompostamente i modi che adottavo per sudare, mi torna in mente lei, non è mai venuta a trovarmi.

Scendo dall’auto e ricevo degli applausi, forse nessuno è mai riuscito a sfondare una di quelle porte. Già nell’atrio sento una musica, vedo mentalmente il volto del cantante ma non ricordo il suo nome, alcune persone ballano, a me fanno paura, ho ancora paura. Mi domando che aspetto devo avere, forse sembro catatonico, non riesco a trovare un metodo per non apparirlo. So di gente che è guarita, non so se io potrò guarire…forse mai completamente, ma non sono nemmeno mai stato completamente guarito, e che cosa vuol dire poi: guarire. Un piccolo uomo mi invita al ballo, mi prende per un braccio, prima di impazzire ballavo spesso, sempre di meno però. Verso la fine a volte scomparivo dalla pista senza dire nulla a nessuno, mi ritrovavano addormentato in auto. Ballo, più che sentire la musica imito il piccolo uomo, il mio giudizio è che balla tremendamente male. Sono caduto dentro me stesso perché mi ci sono sporto troppo o perché mi ci hanno spinto dentro? Vedo una luce, lassù in alto, il piccolo uomo mi aiuta a raggiungerla, mi fa da scaletta con le mani mentre balla male, ma è troppo basso, dovrei infilare sotto i suoi piedi tutte le cataste di ricordi che posseggo. Dovrei capire come sono finito nel buco, oppure nemmeno questo.

M

venerdì 21 novembre 2014

Bolla di limone


Prendo un’altra birra, pensò … no meglio una panaché, che la birra poi mi dà quella sensazione come se le ginocchia, riesumando pratiche ormai non note a questo mondo senza punti di riferimento, entrassero in una specie di sciopero, in cui al livello dei menischi ci sono quelli che controllano che nessuno entri o esca dalla fabbrica occupata.

Una panaché … è già la seconda, e prima aveva anche bevuto, in un altro bar, un caffè, poi un’acqua gasata. Tutte queste bolle … la pancia come una bolla … i bar come bolle di spazio e di tempo. Avrebbe vissuto così per sempre. Andando di bolla in bolla. Musica, immagini da televisioni, a volte notizie. Ma che non fanno male … non si sentono le parole. Spesso video, dove ovviamente il cantante va per i fatti suoi, nessuna coincidenza con le note che vagano per il locale. Forse l’unica cosa che lo irritava, soprattutto se la canzone nel video gli piaceva.

Ma in generale … avrebbe vissuto sempre così, in questa specie di tempo non tempo, di spazio non spazio, con persone che entrano ed escono dalla tua vita non vita, il tempo di un caffè o di uno sguardo. Un aperitivo. Le noccioline. Passioni folgoranti e mai espresse per cameriere dall’incedere preciso. Parole e sorrisi lesinati con maestria istintiva o distillata nei chilometri di andirivieni. Tutto a far disegnare ad ogni singolo avventore, nel suo piccolo, l’esatta distanza fra il “vorrei” e il “ma non posso”.

Vivere così. Alimentarsi di brioches alla crema e giornali sfogliati. Giornali svogliati che servono solo per sentire il ruvido della carta. Le stesse notizie da sempre.

E le persone entrano ed escono, entrano ed escono … ti accompagnano per i fatti loro … tutto una bolla, una bolla di passato e di futuro che in fondo non ci interessa.

E in questa fiction la vita sembra reale. Sembra che sul serio queste persone stiano facendo qualcosa. Bersi un bianco. Aspettare un amico. L’appuntamento dal dentista. Potenzialmente tutto appare possibile. Fuori e dentro da quella porta di vetro, che a volte la gente deve inclinarsi per spingerla, sembra davvero che la vita possa essere.

Oggi e domani. Ma anche ieri.

Tutto questo pensava. Finché, in un rutto al vago gusto di limone, la bolla svanì.
 
G.

venerdì 24 ottobre 2014

Dante 2.0


Conversazioni intercettate su un treno Locarno-Bellinzona

“quando ho girato il bigliettino e ho visto che era Dante ho detto alla soressa: - posso baciare per terra!!! – Dante era l’unica cosa che sapevo. Era il canto ventidue”

“ah sì! Quello con Beatrice …”

“Nooooo … è quello con Paolo e Francesca!”

“eh, io con sti nomi … non me li ricordo mai”

“io invece lo sapevo tutto a memoria … lo so ancora … poi c’è quella frase … amor che nulla amato amar perdona … …. È una frase mega profonda per me … Non come la Melanie che si è fatta tatuare e poi uscimmo a riveder le stelle …”

“ah sì?”

“sì … che è anche una frase della Divina commedia … che senso ha sta frase? … o per lo meno per me non ha senso”.

“A me invece piace Boccaccio …”

“Ah sì abbiamo visto anche un film dove c’era uno che diceva di essere sordo e muto e così le suore ci facevano cose … che normalmente non potrebbero fare … ma siccome era sordo e muto pensavano che non avrebbe potuto dirlo a nessuno… poi le suore erano tutte incinte … nel film si vedeva tutto … cioè facevano vedere tutto tutto …”

 “Sì Boccaccio … cioè … se la pensi come una cosa da ridere … scriveva delle gran cagate … troppo forte!”

“poi c’era anche quella di uno che voleva comprare un cavallo …”

Continua (se le ribecco in treno) …
 
G.

Frasi Corte


Mancano le parole, che s'incollano l'una all'altra nella mente.

Sì, perché è solo nella mia testa che le rendo fluide e tutto quello che ne scaturisce dopo;

ovvero delle immagini che associate al pensiero rendono il tutto accessibile all'immaginazione.

Le emozioni erompono di conseguenza lasciando spazio alla solitudine.

 



Parole...

cerco il valore di ogni singola parola, ed il sapore che lasciano in bocca dopo averle pronunciate.

Lasciarsi cullare da esse, per poi abbandonarsi all'incoscienza, 

disegnando con la mente, un volto famigliare a cui appartenere.


C.R.S.Y

sabato 4 ottobre 2014

Non diventarlo

"Fai il bravo, ma non diventare buono; sii tagliente, ma non diventare uno che ferisce." Non erano consigli che scriveva su un foglio da dare a qualcuno, era puramente quello che sentiva di dire a se stesso. "Interessati di politica, ma non diventare un politico; rispetta la religione, ma non aderire mai a nessuna fede; studia falegnameria, selvicoltura, informatica; studia tutte le scienze che esistono; non diventare mai un falegname, o un selvicoltore, o un informatico; sii uno specialista, ma non essere queste cose, non diventarle."

Al suo cospetto correva il rischio di apparire a se stesso come una specie di saggio fallito, eppure la mano calcolava i movimenti da compiere con la matita in pugno, e tutto il suo corpo li accettava, anche lui li accettava nonostante il rischio…perché mentre buttava giù quelle cazzate tutto gli appariva così chiaro, così semplice, ed erano poche le volte in cui un uragano altro non gli pareva se non un fenomeno climatico…tutto gli appariva così come quello che era. Quando sentiva che tutto era quello che era, senza distorsioni o influenze di giudizio, o pressioni, tutto si faceva vivere in maniera più tranquilla, tutto era così come sempre andrebbe percepito.

"Sii modesto a tempo debito, ma non diventare un modesto; fai dello sport la tua filosofia di vita se vuoi, ma non ridurti ad uno sportivo; sii amichevole con tutti, ma non essere sempre solo un amico per tutti."

"Ho fatto il postino senza diventarlo; ho fatto il venditore e non lo sono diventato; ho fatto lo scrittore e non lo sono diventato; sono stato uno studente ma non lo sono diventato...mi mantenevo libero, nessuno lo sapeva, ma mi mantenevo IO. Ho sedici anni ma non ho intenzione di diventare un adolescente. Non sono ancora diventato nulla, pertanto non ho ancora escluso nient’altro."

"Non diventare significa lasciare spazio all’insignificanza…io mi sento insignificante come può essere insignificante la foglia di un albero, meravigliosa per quello che è, senza significato, senza parola, senza ruoli sociali, fondamentale nella sua insignificanza. Posso essere, per i miei simili, più influente di una foglia di albero, certo, posso e lo faccio il meglio possibile, ma senza mai dimenticare che in fondo, io sono come la foglia, non sono più importante di lei."

Scriveva queste cose quando sua madre fece irruzione nella stanza.

-Cosa fai?-gracchiò con il pensiero di invitarlo a lavare i piatti.

-Scrivo Ma-

-Cosa scrivi?-

-Sono cazzi miei Ma-

-Cooosaaaa?- la madre fece per mollargli una sberla, aspettandosi una reazione, ma lui rimase immobile aspettando l’atto violento, lei dunque si bloccò.

-Non me la dai la sberla Ma?-

-Ma cosa stai diventando?-mormorò sua madre con voce rotta e occhi ormai umidi.

-Una persona…non sarò tuo figlio per sempre, io sarò una persona-

-Ma stai delirando o cosa?-

-Mi fai delirare tu-

La madre uscì dalla stanza con i brividi, entrò in google e cercò il numero di uno psichiatra che lavorava in città.

Cinque giorni dopo avevano appuntamento da questo specialista un po’ tarchiato e famoso.

Il figlio temporaneo accettò, quasi incuriosito dall’incontro che la madre gli aveva proposto.

Andò all’appuntamento da solo, la madre rimase in auto ad aspettarlo, era agitata e positivamente emozionata. L’assistente di studio era davvero figa.

-Dunque hai detto a tua madre che non sarai suo figlio per sempre-

-Si, l’ho detto-

-E perché lo hai detto?-

-Perché è vero…perché il concetto di figlio così come lo stiamo intendendo ora, cambierà…io sarò una persona e basta-

-Già, però geneticamente, carnalmente, tu sarai sempre il figlio di tua madre, non sei d’accordo?-

-Si, sono d’accordo Dottore, è questione di definizioni-

-Si, è questione di definizioni. Dunque se da un lato sai che tua madre dovrà accettarti per quello che diventerai, dall’altro riconosci che lei sarà sempre tua madre-

-A dire il vero io vorrei fare un sacco di cose, ma non vorrei diventare nulla Dottore. Attualmente ad esempio, sono un suo paziente, ma non ho intenzione di diventarlo, non voglio identificarmi in questo, come non voglio identificarmi nella figura del figlio di mia madre, io non voglio essere queste cose-

-E cosa ti piacerebbe essere?-

-Io vorrei mantenermi sempre disponibile…vorrei poter cambiare quando sento di volerlo fare-

La seduta terminò dopo una quarantina di minuti. Il ragazzo rispose sempre alle domande in maniera interessata ed esaustiva. Lo psichiatra rimase colpito da quell’incontro e la sera a casa si mise in discussione, trovando nei suoi ragionamenti e in quelli del ragazzo, spunti di riflessione avvincenti ed emozionanti.

Quando il ragazzo raggiunse la madre in auto, alla fine della seduta, le fece un gran sorriso e la baciò sulla guancia. Lei si illuminò, sentiva di aver ritrovato suo figlio.

-Cosa ti ha detto il Dottore?-

-Che è stato bello parlare con me!-

-Stai bene?-

-Si Mamma, sto bene!-

-Sarai mio figlio per sempre?-

Il ragazzo sorrise e baciò nuovamente la Madre sulla guancia.

La madre sospirò di sollievo.

Quel ragazzo ci sapeva fare.

 

 
M.

martedì 30 settembre 2014

A Parigi con un soci a far finta di avere un futuro

-Allora leggo-

-Vai…io fumo una sigaretta-

-Ma vuoi che leggo ad alta voce?-

-No macché…vai vai…leggi tranquillo-

 

“Tempo fa un uomo disperato decise che voleva diventare uno scrittore; non capiva perché…non aveva studiato e aveva letto un solo libro nella sua vita, da bambino…non ricordava il titolo, ne la trama, ne l’autore, ma solo la grande calma che quel libro gli aveva regalato. Semplicemente secondo lui, dare un senso ai giorni, significava pensare alle parole, alle frasi, alle storie scritte…era così, senza inganni ne sorprese, senza pretese. Non raccontò mai a nessuno il motivo della sua disperazione. Aveva 23 anni quando provò a iniziare la sua carriera. L’uomo morì a 81 anni e in tutto, in 58 anni, scrisse 14 parole.

Era uno scrittore eccelso, la carta non riusciva a mantenere ferme o assorbite le parole che l’uomo scriveva…erano parole maturate e scelte, che sparavano in mezzo agli occhi…lui le rileggeva ogni tanto, con parsimonia. Ogni volta era contento e soddisfatto e calmo…ogni parola gli ricordava dei periodi della sua vita…un anno ne rilesse un paio…8 anni dopo ne lesse un’altra…poi ne scrisse 2 sull’arco di 10 anni…e via dicendo. Morì in un centro per indigenti, vicino a uno slum di Nuova Delhi. Prima di morire consegnò a un amico il piccolo quaderno di papiro, con dentro scritte le parole; l’amico una volta uscito dal ricovero lesse tutte le parole in 30 secondi scarsi, scosse la testa e infilò il quaderno nella sua bisaccia di tela. Anche l’amico dell’uomo che aveva scelto di scrivere morì; successe alcuni mesi dopo, rimase investito da un automobile. La bisaccia con dentro il quaderno con scritte le 14 parole rimase sul luogo dell’incidente per alcune ore, poi venne buttata nella spazzatura da un poliziotto e in seguito bruciata.

Le 14 parole non fuggirono mai, non vennero mail divulgate. Le 14 parole non formavano nemmeno un racconto o una frase…erano state scritte in forma sparsa…non erano state scritte per essere lette da qualcun altro, all’infuori del loro scrittore.”

 

-          Fine-

-          E dunque?-

-          C’è qualcosa che non mi torna-

-          In che senso-

-          Non fare il permaloso però eh…-

-          Nono dimmi tutto-

-          A parte che se questo qua era tanto discreto e schivo e taciturno come minchia fai tu a sapere tutte ste cifre sul suo conto e sta cagata delle 14 parole in 58 anni…che poi alludi al fatto che è disperato ma nessuno sa il motivo…ma se non ne ha nemmeno parlato allora è superfluo dire che è disperato no? E vale quanto detto prima…ovvero…cioè…che cazzo ne sai tu-

-          Ma…è una mia invenzione…io decido-

-          Ma un cazzo…senti qua…uno che è tanto fottuto da mettersi a fare lo scrittore e che tra l’altro scrive 14 parole del cazzo in 60 anni…va da se che è disperato…cioè…è psicotico no? Ma perché lo hai inventato a sto coglione?-

-          Ma è questo il punto! È estremo no? Certo che è psicotico…calmati…sembra che ti faccio incazzare! Altre osservazioni? Però non essere distruttivo!-

-          Hai scritto sta cosa dell’uomo che scrive con parsimonia e tutto quanto…ma non ti rappresenta…-

-          Ok, capisco, ma cosa vuol dire?-

-          Vuol dire che allora anziché rompere le palle con ste stronzate dovresti andarci tu a fotterti in una bidonville di Calcutta e scrivere non 14, ma 7 parole al MASSIMO, fintanto che crepi…perché se no sei ipocrita…se no la tua scrittura è incoerente con la tua vita…se no scrivi solo per sensazionalismo-

-          …ma scusa ma cazzo ma no! Ma come ragioni? Comunque è Nuova Delhi e poi secondo te Herman Hesse ERA Siddharta? Paulo Coelho le faceva venire tutte in 11 minuti? Se scrivi inventi no?-

-          No ma tipo Silvester Stallone ERA Rocky!-

-          Èh?-

-          Dico che comunque Silvester Stallone era sportivo, faceva la vita da Rocky o da Rambo…era uno che dava fuori di goduria quando si guardava allo specchio e andava in giro a fare il tenebroso e burbero e faceva bagnare le varie Adriane con i guizzi dei suoi bicipiti e gli occhi da cane bastonato…così come i personaggi dei quali scriveva!-

-          Ma che cazzo stai dicendo? Silvester Stallone? Ma tu sai che lui era un tossico?-

-          Perché era?-

-          Perché è crepato no?-

-          No quello è Van Damme-

-          Van Damme era un tossico ma non è crepato-

-          Giusto-

-          Mi sa che nessuno dei due è crepato…ma comunque faccio per dire che c’è sempre una dissonanza di fondo…ed è li che sta la fregatura-

-          Non dire “dissonanza di fondo” come se fosse un’espressione che usi solitamente…ecco un altro esempio! Perché non scrivi come vivi? Perché vuoi idealizzare la tua vita attraverso la carta?-

-          Questa è una bella osservazione…ma io mica parlo di ME! Io cerco una certa calma quando scrivo…cerco di dare un senso ai miei giorni…e poi comunque sai bene che dentro ognuno ci sono tante identità-

-          Ma certo…io sostengo solo che se nella vita sei uno che lascia i piatti sporchi nel lavandino per una settimana, hai poco da scrivere di mezzi guru indiani-

-          Lo so…ma…-

-          Ma niente…ma cosa ne sai tu poi degli slum della fottuta India?-

-          Niente-

-          E allora?-

-          E allora avrei voluto vedere per quanto tempo lasciava i piatti sporchi nel lavandino Tiziano Terzani…-

-          Ma lui mangiava?-

-          Ora non so, dopo guardo in google…

-          Ok…ma hai scritto altre puttanate oggi?-

-          Si…toh…-

-          Leggo-

 

 

“Il più grande amante del mondo non ha mai avuto una storia d’amore…”

 

-          OOhhh Gesù Cristo Dio ma veramente?-

-          Ma cooosa???-

-          Ma come ma cosa? È uguale alla cazzata di prima ma solo si tratta di scopate e storie d’amore!-

-          Ma non è vero! Devi vederli come degli estratti…delle metafore di calma e pensieri ordinati!-

-          Ma come cazzo parli non sei mica qui per scrivere il Tao della Meditazione-

-          Non hai mai letto il Tao-

-          Nemmeno tu-

-          E allora non parliamone-

-          Ma ci siamo capiti-

-          Si ma…anche in questo caso…cazzo…capisco cosa fai per dire…però…perché ti fanno proprio così schifo?-

-          Non fanno schifo…è solo che secondo me è meglio se NON diventi una specie di monaco che vive in una capanna su una spiaggia di Bali…almeno mentre scrivi!-

-          Ma cosa centrano i monaci di Bali-

-          Vabbè…dico solo che a me non mi torna in tasca niente di reale a leggere di uno che ha amato una donna e non l’ha mai nemmeno fatta ridere, o salutata o cosa cazzo ne so…ma PERCHÉ mi chiedo io ? Ma cos’ha la sifilide? NO LA SIFILIDE NO PERCHE DA CHI CAZZO L’HA PRESA DALLA MADRE DURANTE IL PARTO? Perché un grande amante non avrebbe mai avuto una storia d’amore?-

-          Perché capisce il valore profondo del dosaggio…del non-spreco…della sincerità di ogni piccolo atto, di ogni piccolo gesto-

-          Capisco…è profondo…il concetto è profondo…ma devi tradurlo in un racconto contemporaneo…se no sembri psicotico anche tu-

-          Magari lo sono…-

-          Non è possibile…hai 33 anni…se tu avessi una struttura di personalità psicotica sarebbe già venuta fuori del tutto-

-          Ok-

-          Ma perché cerchi di creare questi personaggi assoluti e puri?-

-          Mah…ora non so…però se ci pensi…gli scrittori famosi, gli attori di teatro, gli scultori, i pittori eccetera…sono giudicati da tutti per i loro risultati…per quello che ALLA FINE di un percorso, arrivano a presentare…come se quel risultato rappresentasse TUTTA la loro vita…il loro modo di essere…appaiono come persone totalmente integre…è chiaro che è un’illusione-

-          Ma non è sempre così…quando uno è un coglione poi salta fuori…Steven Seagal si è proposto per tutta la vita come il giustiziere paladino della lucidità mentale…ma a casa menava la moglie-

-          Ma Steven Seagal non era mica un artista-

-          Sei tu che hai fatto l’esempio degli attori-

-          Ma Steven Seagul non è nemmeno un attore-

-          Ok-

-          Dico solo che sono certo del fatto che l’incoerenza umana è di tutti-

-          Ma non del tuo scrittore indiano…giusto?-

-          E nemmeno dell’amante casto…loro sono estremamente coerenti…e ami ambigui, ne contradditori-

-          Non hanno tentazioni? O non le vedono? O non cedono alle tentazioni?-

-          Magari…può darsi-

-          Hai scritto altre cose?-

-          Non la leggi quella del grande amante?-

-          No, ora non mi va scusa-

-          Ok…se vuoi c’è quella del più grande comunicatore di tutti i tempi-

-          Addirittura…e con quale handicap è nato?-

-          Era muto-

-          Non mi va di leggerla-

-          Ok-

-          Ma perché dico io?-

-          Ho anche scritto quella del più grande viaggiatore di sempre-

-          Che non si è mai alzato dal cesso della sua grotta scavata in una miniera di piombo?-

-          Che non è mai uscito dal suo Dojo di arti marziali-

-          Pure maestro di Kunk Fu!!! Andiamo bene!-

-          Ma secondo me…ad esempio…se uno ama davvero la scrittura, non deve deturparla…e più scrive e più rischia di deturparla…se uno ama la natura…secondo me, è giusto che quasi non ci mette piede!-

-          Ma perché sei così estremo? Se io scrivo merda e me la tengo in un cassetto, dov’è il problema?-

-          Ma perché il genere umano distrugge ciò che ama…e la felicità quando l’hai raggiunta, l’hai persa-

-          Ok…Platone dellaminchia…ma dimmi cosa cazzo cambia se uno scrive dieci cagate! Cos’è adesso mi vieni a dire che la scrittura è un’entità sacra e scrivere cazzate è tipo bestemmiare? Ma poi tu bestemmi pure mavvaffanculo va-

-          Magari è così…magari dovremmo essere tutti più calmi e saggi-

-          Dunque i personaggi dei tuoi “mini psico trip”, sono talmente lucidi e cazzuti  che non cedono al perseguimento della felicità-

-          Più o meno…-

-          Ma però dopo un po’ rompe il cazzo sta formula…-

-          Non lo so…dipende-

-          Mah…sarà che ultimamente ti va di buttar giù certe cose…non so cosa hai vissuto ultimamente-

-          Mah…in generale viviamo troppo di tutto no?-

-          Troppa birra è quello che ci vuole-
   M.