Mancata Concentrazione
Ultimamente non riesco a concentrarmi e questo mi sta portando alla deriva. Non riesco a scrivere ciò che realmente vorrei esprimere attraverso questo linguaggio. Dopo una sola frase mi fermo, rileggo quanto scritto, lo analizzo. Interminabili pause per stendere qualcosa che abbia un senso.
Nella mia testa è come se ci fosse l'universo intero e tutto insieme che si scontra con i miei neuroni, abbattendomi al suolo priva di sensi.
Osservo la scrivania sulla quale sono posate: le sigarette, un portacenere, due telefoni (uno di casa e il cellulare) e le mie amatissime candele.
Sembra di essere in un santuario, dove la preghiera manca.
Ogni giorno sento un cambiamento nella mia mente e nel corpo, sto allontanando tutto quello che un tempo mi riempiva di gioia. Forse perché in realtà si trattava di una gioia effimera? Una facciata sorridente da mantenere con le persone che incontravo per strada?
Ieri sera ho scoperto che questo mio atteggiamento riguardante il mondo esterno, è rimasto lo stesso da quando frequentavo le medie. Ho incontrato casualmente al supermercato la mia ex docente di scienze, che ha iniziato a raccontarmi di come a scuola venivo percepita dalle persone esterne (compagni e docenti).
La docente di scienze mi ha detto che ero impassibile e che nulla riusciva a scuotermi o ad abbattermi. Era come se il mondo intero mi scivolasse addosso, come gocce di pioggia che cadevano dalle nubi su di un ombrello aperto. La docente osservava i miei movimenti silenziosi, punzecchiandomi per riuscire ad avere una mia reazione. Atterrita poi, portava il suo sguardo verso la classe ondeggiante e articolata lasciandomi sola con le mie ossessioni.
Prison
In questi giorni sono alquanto aggressiva e nervosa, sarà l'impotenza di non riuscire a chiedermi definitivamente al mondo esterno che mi circonda.
Vorrei che le persone che si aggirano senza sosta attorno alla mia figura, si fermassero per un momento a riflettere. Non su ciò che affligge la mia anima, ma sulle loro vite e sul loro futuro.
Personalmente non riesco a vivere il presente e nemmeno ad avere dei progetti futuri, né a breve né a lungo termine. Ed è per questo che vivo il giorno, come una sorta di prigionia dalla quale non riesco ad uscire. La notte permette al mio essere di fluire nonostante alcune costrizioni, che tento di nascondere per non cedere alla follia del momento.
Ho costruito la prigione con le mie stesse mani, provando una sorta di piacere, nel non fondermi alla massa di persone che mi passano accanto. Ogni giorno un pezzo del mio involucro e del mio cervello fluttuano in aria, per poi perdersi nell'etere...tenetevi quei pezzi.
A volte non riesco a capire alcuni miei comportamenti, forse perché in quei momenti non riesco ad avere quella lucidità mentale, che mi permette di darmi delle risposte concrete.
Forse di risposte concrete a questo mio malessere poi nemmeno ce ne sono. Anche in questo momento, con la sigaretta tra le dita della mano sinistra, cerco di trovare meticolosamente delle risposte a determinati miei atteggiamenti che mi allontanano dalla realtà.
Abbandono mentale
Ultimamente non riesco a concentrarmi, mi perdo nei meandri della mente e dei pensieri cercando di trovare un filo logico alle mie incessanti elucubrazioni mentali. A volte l'unica cosa che riesce a tenermi ancora in vita sono i miei familiari. Penso che se non fossero presenti crollerei dinnanzi alla follia, ma almeno non danneggerei le loto anime.
S.
mercoledì 30 marzo 2016
giovedì 11 febbraio 2016
Non cercarla
Era tardi per chiamarla ancora notte, diciamo piuttosto
che alcuni passeri già stavano parlando ad alta voce. Il fatto è che io ero
sveglio da circa tre ore ormai, fissavo la penombra uniforme e azzurra di
quell’alba minacciosa d’aborto. Sentivo lo stomaco acido e vuoto soffriggere,
sollazzato solo dal pensiero di un caffè ristretto buttato giù con qualche
biscotto sintetico. Tentavo, con una premura molto intima, di sperare che la
sveglia suonasse prima del pianificato; mi sentivo già molto attivo e la mia
testa stava ormai lavorando a regime alterato, producendo saette d’idee e
progetti, dandomi falso entusiasmo ad ogni nuovo desiderio indotto…indotto da
quel mancato riposo, da quel falso stato di veglia prematuro.
Ero agitato perché quel giorno lo avrei dedicato alla
ricerca di una cosa molto importante, lo avevo deciso la sera prima.
Appositamente, mi ero dato malato dal lavoro, il capo mi aveva supplicato ma io
avevo retto il teatrino.
-
Ti prego, manca personale, non
puoi prendere un paracetamolo e stringere i denti? Solo per domani-
-
Ho tirato troppo la corda capo, mi
spiace un sacco, se non mi curo ora me la trascino per mesi- avevo risposto
asetticamente.
Era vero, la corda era tesissima e pensavo di cambiare
lavoro. Quel giorno lo avrei dedicato alla ricerca della calma perduta. Sentivo
che avevo iniziato bene, ero pronto, reattivo. Mormorai un insulto indirizzato
alla sveglia e la disattivai prima del tempo.
Mi alzai dal letto, illudendomi di riuscire a mentirmi
in merito al mio stato d’ansia. Camminavo lento per la casa, controllavo i
gesti…ma dentro schizzavo.
Il bramato caffè scese fornendomi meno piacere del
previsto, i biscotti non sapevano di un cazzo, ma poco importa, dovevo
andare…dovevo cercarla.
Uscendo di casa mi resi conto di avere un accenno di
vertigini, inoltre i miei occhi sopportavano male la luce. Mi diressi verso il
centro, li avrei pensato alle mosse successive, le idee spaziavano: avrei
potuto cercare la calma in una libreria, in un bar, in una sala giochi, sul
prato di un parco, in un cinema…avrei valutato una volta arrivato in centro…ne
ero convinto, ne ero sicuro.
Con un tram arrivai a circa un chilometro dalla piazza
principale, a quel punto preferii scendere e camminare, per iniziare a godermi
la città, per iniziare a cercare la calma perduta.
Dopo cinque passi iniziai a rendermi conto che tutto era
ancora chiuso; dalle librerie ai cinema, dalle sale giochi ai caffè. Mi diedi
dell’idiota, in ogni caso continuai a dissimulare l’ansia che stavo
provando…pur sapendo che era tutta colpa sua.
-
Fuoco al culo del cazzo- mormorai
sprezzante.
Arrivai in Piazza e scelsi una panchina vicina a degli
alberi, pensai che avrei potuto iniziare a cercare la calma osservando la città
risvegliarsi, attivarsi, sbocciare. Dopo trenta minuti mi accorsi che il
traffico attorno alla Piazza mi stava solo infastidendo e che guardare i
bottegai alzare le saracinesche con calma conversando con i colleghi del più e
del meno, mi faceva solo sentire più stupido, più ansioso.
Iniziai ad avere i primi dubbi ed i primi ripensamenti
verso le dieci del mattino, quando dopo aver camminato per un paio d’ore a
zonzo iniziarono a farmi male le gambe, e la gola prese a bruciarmi a causa dello
smog.
Al mercato la mia calma non c’era, troppa puzza; nella
libreria i libri costavano troppo, non era un luogo per la mia calma; la sala
giochi era troppo rumorosa; al cinema non c’era un cazzo in programma fino alle
cinque del pomeriggio. La città mi sembrava più fastidiosa di quando la
frequentavo per lavoro.
Verso mezzogiorno mi sentivo totalmente frustrato,
perché mi ero alzato apposta per cercare la calma perduta, ero uscito di casa
molto presto sentendomi quasi uno di quei contadini che parlano con la natura,
eppure quella stronza non tornava, quella stronza chissà dov’era. Tutto questo
casino per niente, avevo anche sprecato un giorno di malattia che potevo
tenermi in buono per qualche altra occasione…ma perché mi sento così
incompatibile con me stesso?
Decisi che mi sarei fermato per mangiare qualcosa in
qualche paninoteca, magari sorseggiando con calma una birra fresca. Così feci,
ma mi sentii solo. Uscito dal locale mi sedetti sul muretto che circondava la
piccola chiesa di quel quartiere tranquillo, pensai di digerire con calma il
pasto. Mi sforzai di respirare a fondo, conoscevo tecniche di training
autogeno.
Dopo alcuni istanti sentii come un fruscio alle mie
spalle, verso il basso. Mi voltai e guardai dall’altra parte del muretto, in
direzione del prato immacolato e fresco.
Un anziano piuttosto sporco era rannicchiato sotto ad
una coperta e sopra ad uno strato di cartoni anch’essi sudici e vecchi. La sua
testa, avvolta da una cuffia da nuoto, faceva capolino come se fosse un fungo
enorme fra le foglie secche. La coperta sembrava comunque accogliente e il viso
del vecchio era apparentemente rilassato. Capii che l’uomo si stava per
svegliare, poco dopo infatti aprì gli occhi lentamente e nello stesso modo
iniziò a stirare tutto il corpo da sdraiato. Arti e ossa si animavano sotto a
quella scarlatta coperta che mi sembrava comoda. La danza durò per un paio di
minuti buoni, poi l’anziano si mise seduto, ancora non mi aveva notato. Mosse
lateralmente la mandibola, prima a destra poi a sinistra, rimase intontito a
fissare il prato, pensai che stava ripensando a un bel sogno appena fatto.
L’anziano guardò in alto, verso il campanile e proprio mentre iniziava a farsi
il segno della croce mi notò.
I nostri occhi si incrociarono a circa due metri di
distanza, eravamo vicini, l’aria ancora fresca di quella giornata di inizio
primavera, probabilmente ci fece provare sensazioni simili. Poi il vecchio
parlò e la mia giornata si risolse:
-
E tu chi cazzo sei- mi chiese con
mio stupore. La sua voce era di una tonalità esile e acuta, però era rilassata,
lui era calmo…aveva la sua calma.
-
Buongiorno, mi sono seduto
qui per digerire-
-
Ma vaffanculo va- mi rispose
sghignazzando e stringendo gli occhi trasformando il suo sguardo in quello di
un pacioso topo felice.
-
E perché mi sta mandando a fare in
culo?-
-
Perché a trent’anni ti fermi per
digerire?-
-
Si-
-
E allora vaffanculo-
-
Il fatto è che mi stavo anche
annoiando-
-
Perché ti annoi?-
-
Cercavo un po’ di calma e non l’ho
trovata-
-
Cercavi un po’ di calma o cercavi
la tua calma-
-
La mia calma-
-
Io la conosco, me la sono scopata-
emise un sibilo che era solo il preludio di una risata lunga e tranquilla. Non
so come o perché, ma lo stavo invidiando.
-
Ti sei scopato la mia calma
vecchio?-
-
Non mi chiamo vecchio, io sono il
tuo giorno odierno-
-
Chi cazzo sei tu?-
-
Sono il tuo giorno e non è una
buona cosa quando uno si sveglia prima del suo giorno, peraltro agitandosi-
-
Ok, buongiorno, facciamo che ci
credo, tu sei il mio giorno…mi sai dire dov’è la mia calma?-
-
È ancora a casa tua coglione,
proprio dove dovevo venire io fra circa un’ora a svegliarti-
Il mio giorno si rimise a dormire senza neppure
congedarsi…dunque io tornai a casa.
Arrivato davanti alla porta sentii una voce di donna che
cantava una melodia lenta e dalle note lunghe.
Mi spaventai però riuscii ad aprire la porta. Nel mio letto
c’era la mia calma.
-
Dove sei stato?- mi disse
smettendo di cantare.
-
A cercarti-
-
Io ero qui…prendi il vino e vieni
a letto-
Presi il vino, due bicchieri, un libro e andai a letto.
M
Un giro veloce sui social-Carlito Jefferson (senza diagnosi)
-Faccio un giro veloce sui social
Maaa- gridò Carlos dalla stanza.
La madre di Carlos, Peppa, che
era in cucina a sbattere, si arrestò, strizzò gli occhi per cercare ancora
qualche goccia di pazienza dentro all’ippotalamo o a qualche altra area
cerebrale…la trovò…una goccia sola, che fece entrare in circolo tramite
respirazione…poi disse con tono alto:
-Carlito non puoi avere un
profilo per entrare nei social, ne abbiamo già discusso tatone-
-Fottiti troia imbalsamata io ho
quarant’anni e ho diritto ad avere un profilo per i social! Che cazzo ne sai tu
di Twitter, Badoo, Instagram, FACEBOOOOOOK!!-
-E che cazzo ne saprai tu, aborto
psicotico di merda- mormorò Peppa trattenendo poi una risatina isterica
-Cosa hai detto Mamma??-
-Nulla Carlito, ho solo detto che
nemmeno tu sai molto dei social-
-Mamma non farmi piangere cazzo,
io ne so! Ne so! Ne so! Una volta ero da Manuel e ci sono entrato e ci ho fatto
un giro e ho visto tutte quelle cose…Mamma nei social la gente si impegna!-
La Signora Peppa però non ce la
stava facendo…si stava già togliendo il grembiule, stava già spegnendo il forno
con dentro il polpettone, stava già bagnando con l’acqua l’olio caldo con sopra
frittelle di melanzana dentro alla padella di teflon dell’Ikea…stava già
uscendo per andare a perdersi per le vie del centro…per andare a fare finta di
essere anonima a se stessa, finta che suo figlio non era schizzato e
insopportabile, finta che quella città fosse su un altro pianeta.
Carlos udì l’olio della padella
urlare prima di annegare nello sfrigolio, udì il picchiettio delle manopole del
forno che giravano in senso antiorario, udì il rumore delle scarpe con la suola
in sughero di sua mamma Peppa che si avvicinavano all’uscita del piccolo
appartamento…chiavi, maniglia, porta chiavi…e poi silenzio.
Un giro sui social, una dose di
input misti…lo voleva, voleva stare sui social, viverli, sarebbe stato come
essere Superman in una piazza di Tokyo…superman giapponese, che capiva il
giapponese e leggeva nella mente di tutti…sui social puoi leggere nella mente
della gente, ognuno fa quel giochetto di dire cose intime di se…facendo finta
di dirle a se, ma sapendo che le stavano vedendo 30, 80, 300, 1250 amici,
persone, che poi cliccavano “mi piace” e così facendo rendevano visibile quello
che tu pubblicavi anche ai loro amici, che non per forza erano amici tuoi.
Praticamente tu aprivi un social e vedevi quello che persone sconosciute
avevano da dire…anche se queste non erano tuoi amici!! Loro non sapevano
nemmeno che tu stavi vedendo, ma erano consapevoli del fatto che sconosciuti
avrebbero visto! Nei social non c’erano malattie, non c’erano odori o bava agli
angoli della bocca…non c’erano denti gialli o abiti sudati, non c’era carne
vecchia e nessuno poteva vedere dentro agli occhi degli amici...un giro sui
social.
-Tatone un cazzo- mormorò Carlos
dirigendosi verso la stanza della mamma.
La mamma aveva un PC e lui lo
accese…voleva farsi un giro, un giro sui social.
La mamma aveva messo una password
al PC…
-Puttana-
Carlos provò alcune password:
Carlos (non valida); Tatone (non valida); Figlioschizzato (non valida).
Si arrese.
Carlos si alzò e si vestì…prima
di uscire aveva addosso i pantaloni della tuta grigia, le ciabatte bordeaux
morbide sulle calze di spugna bianca, la felpa gialla e una giacca verde…si
guardò un po’ allo specchio, si schiarì la gola, passò una mano sudaticcia su
barba e baffi…quei peli avevano bisogno di aria e vita. Prese un po’ di soldi
da un cassetto della Peppa.
Uscì…
Era in strada…iniziò a chiedere dove
poteva trovare un internet caffè.
Durante la prima mezz’ora chiese
principalmente in alcuni bar frequentati da pensionati e nessuno seppe aiutarlo,
mangiò tre berliner e bevve due cappuccini…poi andò al parchetto dai tossici e
anche li non trovò l’informazione, fumò una sigaretta con alcuni uomini e una
donna con del sangue sulle ginocchia…andò fuori da una scuola materna e chiese
ad alcune maestre che erano in ricreazione e venne allontanato. Infine chiese a
un commesso di un negozio di elettronica che era ubicato sotto ad un portico, che
gli riferì che all’interno del negozio avevano un terminale dal quale si poteva
navigare per pochi soldi all’ora.
Carlos rimase felice
dell’informazione ed entrò, accomodandosi sulla morbida sedia da ufficio nera e
rotonda e gommosa, un po’ nascosto dietro alle scansie dei cavi ethernet, si
sentì già più importante…era il suo sedile della navicella spaziale…entrò nel
web e aprì Facebook…doveva crearsi una mail e una password…incredibile quel
potere, si sentiva già più importante, più smart, più intelligente…voleva farsi
un fottuto giro sui social.
Trovò geniale il fatto di unire con
la lettera S la parola Carlos e la parola Social.
Chiesero lui un nominativo:
Carlito Jefferson
Quel giorno mandò moltissime
richieste di amicizia a caso, la sua foto del profilo mostrava un complesso di
palazzi tutto di vetro, aveva trovato la foto su google, digitando “palazzi di
vetro Singapore”.
Sempre quel giorno fece un giro sulla
homepage di Facebook, notando alcune foto e alcuni filmati, parlavano molto del
presidente e dell’Isis, vide alcuni spezzoni di azioni calcistiche fenomenali,
vide alcuni gatti cadere in acquari, rise. Poi si concentrò un attimo sul suo
profilo, inserì alcune informazioni: città natale, città di domicilio attuale,
data di nascita, sesso, lavoro…per il lavoro provò un pochino di imbarazzo, ma
alla fine ci passò sopra e scrisse “ingegnere”…
Sentì come un senso di vertigine
tornando sulla Homepage, sentiva come di volersene andare…poi dei disegnini
rossi apparvero sullo sfondo blu, i primi amici stavano arrivando, si
commosse…andò a guardare la loro pagina…c’era una che si chiamava Carfagna da
Parigi e un altro che si chiamava Prinz Lo Prinz...Carfagna aveva appena
postato ventisette minuti prima una frase saggia: “Non importa quanto hai
sofferto, ti innamorerai di nuovo, sarà più bello di prima e farà più paura che
mai” Fabio Volo.
Carlos si sentiva compreso…e
allora cliccò su Condividi. Poco dopo Carfagna da Parigi mise “like” alla sua
immagine con la frase stupenda…Carlos si sentì pervaso da un calore
elettrizzante e si voltò istintivamente per vedere se il commesso stava guardando…il
commesso si faceva i cazzi suoi con il suo profilo fb. Carlos pensò di
diventargli amico sul web…cercò il nome del negozio “Elettrotecnica Fulgini”,
due persone erano state li, non c’era una pagina, peccato. Una delle due
persone era un uomo, poteva essere il commesso proprietario? Carlos inviò
all’uomo una richiesta di amicizia.
Poco dopo il commesso
proprietario, dietro al monitor di cassa bisbigliò: “ma questo chi cazzo è”, ma
nessuno lo udì.
Carlos si ricordò che doveva
pagare e che quel giorno aveva portato pochi soldi, se ne andò.
La sera non disse nulla alla
mamma Peppa, che dal canto suo si era un po’ calmata.
L’indomani aspettò che la Peppa
uscisse per andare a bere uno sprirz con un’amica sarda e andò diretto al
negozio di elettronica e si portò più soldi.
Si sedette, inserì i suoi dati ed
entrò in Facebook…fu allora che accadde, fu durante quelle quattro ore filate
di navigazione che accadde, la sua psicosi forse, o la sua fantasia…
Carlos entrò…e iniziò a scorrere
la rotella del mouse…si sentiva uno scienziato che zummava su un virus o su un
organismo che avrebbe rivoluzionato l’umanità; si sentiva un ispettore di
qualche squadra speciale che analizzava le telecamere a circuito chiuso di una
metropolitana, dopo un attentato; si sentiva un avventuriero davanti ad un
luminoso reperto storico…si sentiva nuovo e moderno, potente e veloce, liquido.
L’Isis aveva ucciso ancora
facendo sgozzare un prigioniero a un bambino di 12 anni, un filmato mostrava
come friggere le carote in pastella (andavano bene anche come dessert). Oggi è il compleanno di Susalina Guendy e di altre 14 persone, fai loro gli auguri.
Schillaci ai mondiali del ’90 che correva con gli occhi sbarrati (per tutti
quelli che questo momento lo hanno vissuto in diretta TV), lo chef di
Masterchef che butta un piatto pieno di carne nella spazzatura dicendo
“pisovscit tu prendi pekulo tuti noi con tuo piato è ofesa ässol”, Peta condivide i filmati di un
vitello che viene strappato alla madre mucca fra muggiti e calci e coltellate.
Un giapponese mangia spaghetti di riso piccanti e ride; frase saggia: non
seguire il sentiero già tracciato, segui un sentiero sconosciuto e lascia una
traccia; poesia di Alda Merini sui folli (like da parte di Associazione Peppino
Impastato); Attacco di Matteo Salvini ai Rom (like da Torna Benito Torna);
video dei Rom che mostrano le loro case nel fango in periferia di Milano (201
like e 67 commenti-mostra commenti precedenti-commento di Ennio Zannio Cozzio
“allora era meglio vivere sotto alle bombe?” 7 risposte-risposta di La Robi
Duarte Perez “guarda che son Rom mica Siriani”; due gatti che lottano e in
sottofondo i versi di un combattimento di Kunf Fu. Alessandra Amoroso. Foto di
orsi polari con la scritta “Che bello essere un orso polare, che brutto essere
un orso polare: l’orso Bi-Polare”. Obama accusato di essere un rettile (con
prove fotografiche della somiglianza con un rettile); scie chimiche sopra
Belgrado sarebbero la prova che la guerra c’è stata e ha partecipato anche un
forma aliena. I migliori goal di Baggio, i dribbling di Zidane (like di
Carfagna da Parigi). Frase saggia: ama come non ci fosse un domani; frase
saggia: trova ciò che ami e lascia che ti uccida; frase saggia: è solo quando
avrai smesso di inseguire le cose sbagliate che darai la possibilità alle cose
giuste di raggiungerti.
Rotella rotella rotella.
Best K.O in
MMA of 2015, Pagina: Cucina con Cristina, Pagina: hot jap girls smoking and
eating chocolate (sponsorizzata). Attilio Lombardo Pelato Bastardo Sampdoria
nel Kuore, incredibile video dell’incidente stradale e ferroviario avvenuto
nella provincia cinese di Bon Ton; la rivincita del toro, torero incornato
(video); agente USA uccide otto colleghi e i talebani rivendicano l’atto, Tutto
l’Iran in piazza al grido “la guerra è santa”, Santa Claus in un ascensore
bloccato: “aiuto sono Claus trofobico” (con immagine Santa Claus che beve Coca
Cola); Sede ONG del Sud Africa bruciata; video Shock Le Iene intervistano i Vip
che non sanno nulla di geografia italiana.
Carlos iniziò
a mettere like a tutto, a ogni cosa.
Gina Pilotina
scrive: San Valentino si avvicina.
Kazio Mazzo
scrive: Non so voi ma io sono stufo di girare nei soliti posti non c’è mai
niente da fare e poi come se non bastasse paghi na cifra…pure qui in facebook
io voglio ripulire il mio profilo da certe amicizie falsi del kazzo parlate in
faccia dite le cose in faccia non avete le palle vero? Oggi voglio proprio dire
le cose come stanno a tutti…che viviamo in un posto dimmerda e ce gente ke non
si fa i kazzi suoi…fanculo non mi rompete più le palle-9 like-1 commento di
Catarra Verdi “Kaz ma ke succede? Dove 6?”-1 risposta “ee lascia perdere Cata
tu almeno sai di cosa parlo e mi kapisci”- 1 risposta “Si vai tranquillo ke per
qualsiasi cosa ci sono”-questa risposta piace a Kazio Mazzo e a Orsola Atroce.
1 commento di Orsola Atroce “mandali tutti affanculo Kazio e resisti, stasera
comunque sono in giro ti porto io in posti ok”.
Geraldo Baldo
condivide un post di Nelson Mandela Fans Club: Non esistono grandi scoperte nel
reale sviluppo finché sulla terra ci sarà anche solo un bambino infelice. Bobo
Bolscevico mette like e commenta il post di Geraldo “Vero Ge...condivido a
pieno…con il collettivo stiamo promuovendo un nostro evento di raccolta fondi a
favore di un villaggio del Burkina, fai girare vengono a suonare anche i Reggae
Bomba e gli Skazzi…centro sociale Mandala”-Geraldo risponde “ci sarò bella,
faccio girare…resistere.”
Frase: Se
progettiamo strade per automobili e traffico troveremo automobili e traffico,
se progettiamo strade per sogni e persone troveremo sogni e persone”, sempre e
per sempre Juve Merda, Pagina: noi che siamo stati adolescenti negli anni novanta
(foto di game boy, DAS, Crystal Ball, Mc Gyver, A-Team); ritratto di Van Gogh
(il Postino); foto di Salgado (like da parte di Comunità Pro Ateismo Israele).
Svolta e Rivolta scrive: vota si il 29 febbraio a favore di posteggi più
ecologici e che rispettino le condizioni salariali dei dipendenti della
Microtecmacbitbiocip. Forza destra di Stato scrive condivide un link:
clandestini marocchini stuprano giovane studente romana in pieno giorno e
romani li massacrano di botte (con foto di tre marocchini trafelati su una
barca che affonda vicino a una riva)-segue commento di Giotto Veneziano “tutti
a casa quelle merde, bene han fatto bene a menarli”-segue commento di Carla Da
Darla “e noi siam qui che li manteniamo, prendono un sacco di soldi al
giorno”-segue commento di Pugachov Oblomov “fake, non credeteci è una bufala
del cazzo”.
Carlos
iniziava a sentirsi strano, come in uno stato di trans, la rotella andava e
andava e gli input si sommavano ma lui non riusciva come invece credeva ad
affermarsi sul social, non riusciva nemmeno a tenere un filo logico…cosa
avrebbe potuto dire? Come poteva saltare su quel treno pieno di merce in corsa?
Da qualche parte doveva iniziare e così lo fece…voleva piacere, voleva sentirsi
parte di qualcosa e dare un senso alla sua esistenza che non comprendeva:
Carlito
Jefferson scrive: “Stranieri di merda, dovete morire, toccate ancora le nostre
donne e divento una bestia”.
Subito Lolla
Ingolla mise like e commentò “Carlito hanno toccato qualche tua
famigliare?”-risposta di Carlito Jefferson “No ma una la conosco, son stati dei
francesi”-Lolla mise like-un commento da parte di Provenzo Formaggio del Nord
“Franesi? Algerini o Neri?”-Risposta di Carlito Jefferson “Gente di Parigi,
stranieri insomma, incredibile, tremendo”-Commento di Provenzo “Ma come di
Parigi, Mussulmani?”-Risposta di Carlito Jefferson “Non erano di qui…a me è
questo che fa incazzare”-Risposta di Rosso Malpelo “Cosa vuol dire coglione che
se erano di qui potevano menare la tua amica senza problemi?”.
Carlos diventò
paonazzo, fuori pioveva, il negozio di elettronica era entrato in una sinistra
penombra, il commesso continuava a farsi i cazzi suoi nel suo facebook e non
aveva ancora risposto alla richiesta di amicizia di questo Carlito Jefferson.
Carlos dal canto suo era imbarazzato, forse si era esposto troppo? Perché Rosso
Malpelo gli aveva dato del coglione? Provò con qualcos’altro.
Carlito
Jefferson pubblica una foto: Foto di Gino Strada in bianco e nero con
sigaretta, su sfondo paesaggio di guerra e in alto una E rossa, di fianco al
volto di Gino Strada la citazione del medesimo “i diritti umani devono essere
diritti di tutti gli umani, se no diventano privilegi”.
Rosso Malpelo
commenta lo stato di Carlito Jefferson: “Carletto, ma sei scemo?”.
Carlos iniziò
ad entrare in uno stato di panico…si era beccato dello scemo! Rosso Malpelo non
era affatto suo amico! Poi capitò che La Giovannona e Personal Trainer Hit
misero like al commento di Rosso Malpelo, ma non erano manco fra le sue
amicizie. Carlos provava difficoltà nel gestire le emozioni e la comunicazione
in facebook, dunque rispose a Rosso Malpelo:
Risposta di
Carlito Jefferson: “Non sono ne coglione ne scemo, tu fatti i cazzi tuoi e se
non ti piace cosa pubblico non guardare”- Cicera del Diavolo mise like al commento
di Carlito e lui scosse un po’ il pugno chiuso e sorrise di sollievo- Risposta
di Rosso Malpelo “Ma cosa dici pirla, è come dire che vai in piazza a fare la
cacca e pretendi che la gente se non vuole essere disturbata da quello che fai
volta la faccia dall’altra parte”-subito dopo Kane Dio Da Istanbul commenta
“lascia perdere Rosso, questa qua è la classica gente che non sa argomentare ne
difendere le proprie opinioni, sarà un qualche deputato che ha scoperto
facebook…ue deputato come si vive alle spalle degli altri?”.
Carlos rimase
in silenzio…incredulo…stavano pensando di lui che era un Deputato? Ma come era
possibile? Si sentò onorato di questo, recuperò vigore, si sentì accettato...o comunque accettabile...tutto era accettabile, tutto era li e dunque incancellabile, non ammazzabile, accettabile per forza.
Carlos rispose
al commento di Kane “ciao Kane, si si vive bene, ma occhio alle spalle e si
sono un deputato”.
Poi si scatenò
e condivise di fila:
-
Meteo odierna, luce di giorno e buio di notte,
pioggia in caso di pioggia
-
Falsi nipoti smontano Fiat Panda e con le varie
componenti costruiscono un album di famiglia che li fa diventare dei nipoti
veri-bufala o verità? (con foto)
-
Oroscopo del giorno- Cancro, ma forse è un’ernia
(con foto di Garfield che ride e la scritta “frasi bastarde”)
-
Frase di Osama Bin Laden con foto: Le torri
gemelle erano obiettivi legittimi, esse sostenevano il potere economico degli
Stati Uniti.
-
Video di Cheerleaders che cadono
-
Video di adolescente che fa la cacca in piscina
e i suoi amici fuggono
-
Album fotografico “io solo io, semplicemente io,
marinaramente io” di Prosciutta Cotta (con like di Prosciutta Cotta e
successiva richiesta di amicizia inviata a Carlito, amico in comune Cristo
Santo).
-
Pagina: Herbalife, lavora da casa senza paura di
ingrassare e caricando la tua energia interiore con la polvere.
-
Pagina: Pedro Almodovar
-
Pagina: Fascio, semper fidelis
-
Pagina: La famiglia è composta da un uomo e una
donna, tutto il resto è morbo
-
Pagina: Freddie Mercury
- Foto di Patty Pravo in comparazione al cane volante de La Storia Infinita (Falcor), sono uguali.
- Video Shock: vittima di bullismo distrugge bullo e gli amici lo filmano-con sondaggio "cosa poteva fare il bullo?".
- Foto di Patty Pravo in comparazione al cane volante de La Storia Infinita (Falcor), sono uguali.
- Video Shock: vittima di bullismo distrugge bullo e gli amici lo filmano-con sondaggio "cosa poteva fare il bullo?".
Sarebbe stato
bello, bellissimo, tornare l’indomani e vedere quante notifiche gli sarebbero
arrivate.
Prima di tornare a casa però,
visto che aveva preso coraggio, decise di creare una pagina…non sapeva bene
come fare ma non fu complicato:
Carlito Jefferson ha creato una
pagina: Vaffanculo Rosso Malpelo (con foto di una mano che fa vaffanculo).
Chiuse Facebook e spense il
computer…si sentiva bene…stanco come dopo una giornata di lavoro al
supermercato, il suo vecchio mestiere. Non aveva nulla in testa, i suoi pensieri erano rimasti frastagliati e appiccicati in mille luoghi diversi.... Prima di uscire dal negozio di elettronica
pagò il commesso proprietario, lo guardò serissimo negli occhi, il commesso non
comprese molto bene, si inquietò, ma rimase zitto.
Carlos uscì dal negozio e
agguerrito ma discretamente sibilò: “domani te lo chiedo col messaggio privato,
perché cazzo non accetti la mia richiesta di amicizia, bastardo”.
martedì 9 febbraio 2016
Che vita...dissi nuotando
-C’è sempre stato, nella storia dell’umanità, un nero
bagnato e affannato…c’è sempre stato un nero che nuota per scappare, per
ritornare…un nero rapito e reso scomparso, o reso schiavo. Non è che dico Nero
per dire nero africano…io intendo tutti, ognuno di noi…siamo tutti neri, o
froci, o siero positivi, o puttane, o figli illegittimi, siamo tutti queste
cose tutte insieme-
-Usi a sproposito certe parole?-
-Ma no, le uso e basta! Non ci si può illudere di essere
superiori, forti, diversi…-
-Illudere? In che senso illudere…-
-Secondo me uno trova un lavoro, si fa una casa, una
famiglia…e finisce per dimenticarsi che dentro di lui c’è anche uno
sprovveduto, un clandestino, un fuggitivo, un impaurito e nullatenente…anzi io
direi piuttosto che siamo tutti sprovveduti e spaventati…e allora che cazzata
questa cosa della sicurezza-
-Ma in che senso che cazzata…la sicurezza poi, è importante
no?-
-Ma come dai…ma tu non senti la precarietà della condizione
umana?-
-Nel senso che siamo tutti mortali e cazzate di questo
tipo?-
-No…nel senso che ci diamo delle arie e perdiamo di vista il
fatto che potremmo vivere con meno…che biologicamente siamo importanti quanto
un cactus o un lombrico, eppure ci perdiamo in stronzate-
-E quella cosa dei neri che nuotano?-
-Dai tempi in cui non c’erano le aspirine noi occidentali,
consumisti di emozioni, scomodiamo tutti gli altri abitanti di questa pallina
di merda in volo. È come se fosse scritto, noi per essere felici a un certo
punto dobbiamo ANDARE…dobbiamo comprare, visitare, conquistare, rompere le
palle a qualche indio e farci le foto con lui…oppure, come abbiamo fatto in
passato, passargli la sacra consapevolezza della diversità…dirgli che è diverso
e più precisamente è inferiore…scarichiamo su di lui il diverso che abbiamo
dentro-
-Ma aspetta…ognuno è libero su questa terra…è libero di fare
come desidera e con gli scopi che preferisce…e poi ci sono modi per ANDARE e
non rompere le scatole…e poi al giorno d’oggi dai, è diversa la storia…basta
cazzate sul colonialismo-
-Si, suppongo…ma è sempre consumare emozioni, consumare mondo-
-Ma sei arrabbiato? In fondo la vita è una no?-
-No scusa…è che c’è quella verità inarrivabile che a volte
mi fa il solletico-
-A volte non ti capisco…-
-Lo so, ma non farmi sentire diverso adesso-
m
m
venerdì 24 aprile 2015
Postindiano (visioni da digestione)
Sceso dalla macchina cammino verso l’automatico per fare i biglietti. Prima controllo l’orario esatto della partenza del treno. A mezzanotte la frequenza fa un salto e dovrò aspettare quasi mezz’ora. Impreco impercettibilmente. Faccio il biglietto schivando una pozzanghera di vomito, unico risultato tangibile della serata di un ragazzino che ora, qualche metro dietro me, si sforza, inutilmente, di produrre ancora qualcosa sullo stesso tema. Sostenuto e un po’ sbeffeggiato dai compagni di sbrago.Formazione basica in dinamiche di gruppo e amicizia, lezione“vomito e mani sulla fronte”.
Vago aspettando. Anche qui ha piovigginato. Forse più copiosamente, forse più recentemente: la sensazione di bagnatosotto le scarpe è maggiore che pochi minuti prima a Como.
Giovani che fumano nella saletta sui binari mi costringono a continuare a sentire questo freddo sottile, soprattutto sulla panzaaffannosamente intenta a riordinare il casino indiano di sapori e profumi. Tipico gelato al pistacchio e semi di finocchio in zucchero colorato inclusi.
Giovani che cadono e si tingono di rosso il ginocchio ora esposto sotto il leggins accartocciato a finecoscia. Legginssorprendentemente rimasto illeso. La botta deve essere stata secca e precisa, senza strascichi.
Mondo ovattato del treno con interferenze minime.
Devo scendere. In attesa con me una ragazza probabilmente africana, vestita, con buoni abbinamenti, di arancio. Una busta di plastica lasciata a un metro da lei sull’ipotetica traiettoria della mia uscita.
Mi distraggo a immaginare come mi comporterò con il sacchetto a terra: lo salterò, lo aggirerò, troverò un finto temporeggiamento per indagare questa curiosità di “che pensa farne”? Lo lascerà là. Lo raccoglierà.
Il treno rallenta, ho già dimenticato il sacchetto e nemmeno mi accorgo quando lo solleva. Uno due passi, ce l’ho ancora nella coda dell’occhio quando sento “Scusa … un’informazione”. La ragazza d’arancio mi chiede dove può prendere un taxi … io gli dico che sarà molto difficile trovare un taxi alla stazione diLamone-Cadempino. Era meglio scendere a Lugano …
Nel frattempo il cervello va sviluppando i suoi scenari: questa ce sta a provà? Mh, è carina … poi sono sempre a favore dell’etnico …
Sarà un’ardita strategia di adescamento da prostituta? Mentre la mia parte sinistra mi bacchetta per questo luogocomunismo del“straniera molto probabilmente prostituta o ex-prostituta o post-prostituta”, e la mia parte centro-sinistra dice “vabbè è vero è un pensiero un po’ fascio, ma nemmeno puoi cadere, al contrario, in una sorta di negazione di una realtà che comunque esiste e se ne deve tenere il giusto conto senza sconfinare in un radicalismo cieco”, lei mi dice “Lugano … devo andare a Lugano … mi sono distratta e ho saltato la fermata …”.
Il cervello continua a produrre scenari. L’esperienza mi fa optare per il mio caro vecchio “vediamo questa dove vuole andare aparare”. Da cui il necessario punto di partenza: dargli spago eprendere apparentemente per buono tutto quello che mi dice.
La soluzione migliore per lei, fatta questa premessa, sarebbe che ci fosse ancora un treno in direzione sud. Guardiamo il tabellone giallo. Ce n’è uno all’ 1:08. Fra venti minuti. Mi sta simpatica, non ho un cazzo da fare, forse è davvero in difficoltà e ancora non ho scoperto, se altrimenti, dove vuole arrivare: mi offro d’accompagnarla nel sottopassaggio e poi di fargli compagnia nel freddo.
Fanny viene dal Ghana. Vive a Lugano dal 2009. Ha una bambina. Oggi è stata a Milano. Io sono … di dove sono … sempre sta cazzo di domanda … vabbè di qua, vabbè … di Locarno …stasera dormo a Lamone. Non ho figli.
Perché qua non facciamo figli? … mah .. è un discorso lungo. Posso parlare forse per me. Io non lo metto come priorità. Non c’è stata forse l’occasione. In generale la nostra società non mette le pressioni di altre su questo tema. Cose anche positive come il benessere, o l’emancipazione della donna, hanno il loro rovescio di medaglia … cioè se una vuol studiare, vuol far carriera … è difficile che si metta a fare figli prima dei 30-32 e quindi … non ne farà cinque …
Selfish. Egoista. Lo dice dolcemente, non come un’accusa. Ma … alla fine se ti danno dell’egoista … Rifletto e obietto … c’è egoismo anche nel fare dei figli. Dare un senso alla tua vita a scapito di un altro … nessuno si chiede se suo figlio voleva nascere o no.
Io non sono sicuro che al poter scegliere avrei scelto di vivere. Non mi piacciono il dolore e la morte. E la vita è dolore e morte.
La vita è bella. Bellissima. Ma … questo piacere a orologeria …
Ti è capitato di stare a tavola dovendoti servire da un piatto comune di qualcosa che ti piace tanto … con qualcuno che mangia più veloce ti te …
Dove va a finire il piacere per la cosa che ti farebbe godere tanto? Tutto sprecato nella tensione del dover mangiare al ritmo dell’altro perché sennò non te ne resterà neanche un po’ …
Cosa risponderei a mia/o figlia/o il giorno che verrebbe a rivendicarmi, come io feci, “perché mi hai messo in mano questo biglietto di vita-morte?”. Io non avrei neanche la scusa di non averci pensato.
Sta succedendo davvero? Come siamo arrivati fin qua in questa manciata di minuti? È un angelo arancio? Svio, mi sembra di forse essere andato oltre quello che ci si aspetterebbe da un incontro fortuito sotto la pensilina di una stazione anonima.
Torniamo a parlare di cose più leggere. Fanny mi invita a unconcerto di musica africana. Mi da anche la locandina. Forse porto qualche amico. Arriva il treno. Ci salutiamo coi tre bacini.
Cammino nella notte. Pochissime auto. Tutte mi passano accanto con velocità sopra le righe: sarà l’alcol, sarà la sensazione di libertà repressa del week end, la strada finalmente senza coda …provo una pena incazzata nei loro confronti …
Un ragazzo seduto su uno skate-board è spinto da una ragazza come originale mezzo di trasporto. Suggerisco di darsi il cambio ogni tanto.
Finalmente la pioggia si rende tangibile. Gocce grosse e rade mi colpiscono la fronte, altre a migliaia cadono intorno, come un bombardamento, sollevando il classico odore. Quell’odore di strada bagnata. Me lo ricordavo un po’ diverso.
g
sabato 18 aprile 2015
Nuovo
“Nuovo sguardo, nuovo anno, nuove mutande e nuovo dopobarba; il nuovo
di nuovo, eppure mai in questo modo. Novità? Un uomo nuovo? No…ho solo comprato
un cd nuovo, ho fatto un leasing nuovo, ho visto un film di nuovo, il lavoro è
nuovo di nuovo, sento che mi muovo e c’è qualcosa che di nuovo si smuove; sono
pieno come un uovo e sto lavorando sodo. Non è che tutto quanto sia poi così
nuovo, è che tutto sta cambiando…e cosa conservare allora? Quali sono i rami che
rimangono? Chi se ne andrà? Chi arriverà? Quali amici perderò? Quali ricordi?
Quali mie identità non mi saranno più utili e silenziose e naturalmente,
moriranno consenzienti su fotografie vecchie?”
Ragionava fra queste frasi grondanti di concetti e vocaboli; si rese
conto di essere calmo…camminava fra il giallo e il marrone, fra la luce e l’iperluce
di quel pomeriggio ceruleo e pallido. Era la fine di dicembre.
“Cammina, taci e lascia andare” si disse a bassa voce. “Rimani piatto,
rimani zitto, rimani calmo, rimani e non cambiare idea” proseguì poi.
Bisbigliava ma le labbra si muovevano e temeva di essere visto.
Eppure quel giorno non c’era nulla di piatto fra i suoi pensieri, ogni
cosa era acuminata, mutevole, però ogni conclusione era simile, stessa radice,
ogni conclusione tendeva ad entrare nella materia, a perforarla facendola
sanguinare, facendone uscire il succo….quel succo che forse poteva anche stare
dentro. Già troppe parole, già troppi giri.
Camminava e taceva…cercava di mantenere fermi i pensieri ma al
contempo ragionava, ragionava e ragionava ancora. Tutto sommato poi sentiva che
non era il momento di intervenire su quasi nulla…sentiva che doveva lasciare
che le cose facessero il loro corso.
Alcune cose però le vedeva scivolare via, strattonate dagli eventi,
dal nuovo…e avrebbe voluto conservarle…avrebbe voluto tenerle li al suo
fianco…eppure nel nuovo lui credeva…il nuovo lo stava accogliendo e lo stava
facendo sentire come mai si era sentito…lo faceva sentire giusto e soprattutto
calmo…ma non giusto per il mondo, bensì giusto per lui…e lo stesso principio lo
si poteva applicare al “calmo”.
Sentiva di essere sul cammino che voleva percorrere, non si voleva
spostare più. Sapeva che stava vivendo le cose così come le voleva vivere da
sempre, ignorando quali congruenze di concause avessero agevolato quella
condizione mentale.
D’un tratto poi si sentì egoista…ma mica in negativo…si sentiva
addosso un egoismo senza pretese…non voleva più nemmeno essere compreso…sentiva
che stava imboccando una strada nuova, che lo stava conducendo ad un mondo
nuovo…nuova per lui…nuovo per lui, ovvio.
Sentiva che alcune persone vedendolo incamminarsi, si stavano voltando
dall’altra parte e si stavano incamminando a loro volta nella direzione opposta.
“E sia”, si diceva. “Fanno bene pure loro”, proseguiva.
Non gli era mai capitato di non sentire il
bisogno di giustificarsi. Camminando lungo l’argine del fiume rivolse la sua
attenzione su di un masso immobile da centinaia di anni; il sole era pallido e
non scaldava, ma c’era. Posò alcune ossa del suo corpo sul masso, altre le
consegnò all’aria, ai suoni, all’acqua che a pochi centimetri dalle sue gambe
scivolava via contradditoria nelle traiettorie. m
venerdì 16 gennaio 2015
Fiaba- 9 dicembre 2008
Iniziamo con il c'era una volta...vediamo se funziona...
C'era una volta una fanciulla dai lunghi capelli neri, viveva prigioniera in un castello in mezzo ad un bosco.
Aveva un diario dove scriveva di se e di tutto quello che la circondava, ossia le mura di quella prigione.
Fantasticava di mondi lontani...e di volti che avrebbe incontrato...una volta uscita.
Un giorno la fanciulla iniziò a ribellarsi contro le persone che la tenevano prigioniera, non riusciva a sopportare il silenzio che regnava in quel castello.
Nelle sue orecchie echeggiavano soltanto i rumori dei suoi passi...ed i battiti del suo cuore che andava all'impazzata.
Rinchiusa nel suo dolore la fanciulla cominciò a squarciare la propria carne, non sopportava più le torture che le infliggevano ogni giorno...era tanta la rabbia che solo nei momenti in cui aggrediva la propria carne riusciva a trovare la serenità che tanto desiderava.
Queste torture andarono avanti per anni...quando un giorno, decise di tagliare i suoi lunghi capelli...guardava le sue lunghe ciocche cadere al suolo e guardava la sua nuova immagine riflessa allo specchio...quella notte pianse come non aveva mai fatto prima; pianse per la sua codardia, pianse perché non riusciva a trovare quella forza che credeva di avere, pianse perché si era arresa alla volontà altrui.
S.
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